Qu Festival
Tra amore e odio tutte le donne della Commedia
Donne che lasciano il segno e praticano un esercizio sempre attuale come la libertà. In un festival che contribuisce con garbo ad educare alla conoscenza e alla bellezza sono state le protagoniste...
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Donne che lasciano il segno e praticano un esercizio sempre attuale come la libertà. In un festival che contribuisce con garbo ad educare alla conoscenza e alla bellezza sono state le protagoniste indiscusse. Un percorso orientato al confronto che nasce anche dalla sofferenza, da quello sforzo individuale prima e collettivo poi di mettersi in discussione, di imparare a tutte le età. Al Qu Festival di Orani salgono in cattedra il coraggio, l’intelligenza e la tenacia, sempre più declinati al femminile.
Così domenica nello spazio davvero magico del parco del Museo Nivola, in una sera di fine estate che volgeva all’autunno, la freschezza a folate decise è arrivata anche e soprattutto dai contenuti espressi – se non rivelati – dalle ultime ospiti della rassegna: Silvia Bragonzi, autrice del libro “Le donne di Dante”, e Irene Palladini, italianista e docente alla Facoltà di Lettere all’Università di Cagliari. Hanno portato l’attenzione di un pubblico numeroso su cinque “eroine” cantate dal sommo poeta.
Francesca, Sapia, Pia, Cunizza, Piccarda sono le figure femminili della Divina Commedia e per il settecentenario della morte di Dante Alighieri non poteva che esserci anche al festival di Orani un momento così attento a quelle figure che seppure tratteggiate nel 1200 si dimostrano per tantissimi motivi di una assoluta modernità e attualità.
«Sono - ha notato Palladini - cinque monologhi. Storie indipendenti, ma ognuna si riverberà nella voce dell’altra. Un viaggio dal profondo inferno di Francesca al Paradiso di Cunizza. Un testo che ha una forza polifonica, parola poetica e e dimensione performativa. Da rappresentazione scenica». Voci che hanno la forza della carne, del sangue, del corpo. Che raccontano il destino taciuto di donne violate. «Silvia – ha aggiunto Palladini – ha saputo con parola poetica farcele sentire, le loro voci, attuali, figure vive, non figure simulacro». E come mai tra le cinque eroine non compaia Beatrice, che nell’immaginario collettivo è sempre associata a Dante, lo spiega l’autrice del volume pubblicato nel 2013: «Troppo idealizzata e scontata, rappresenta la perfezione. E’ salvifica, non mi poteva stare simpatica. Però parlo di cinque donne. Pensate che nella Divina commedia a parlare sono otto (su 34 complessive citate), mentre gli uomini che parlano sono 88. La maggior parte delle donne sono all’Inferno e nel girone dei lussuriosi. Dante su Francesca fa un grande lavoro, la mette all’Inferno ma la fa amare così tanto. E’ una donna moderna. Lei parla e Paolo piange, lo stravolgimento di un stereotipo di genere. Francesca si è concessa la libertà di amare una persona, contro ciò che le era stato imposto, cioè il matrimonio con Gianciotto Malatesta, il figlio deforme del signore di Rimini». Poi Bragonzi aggiunge: «Francesca è una donna viva che all’Inferno mantiene tutto il suo amore ma anche il suo odio terreno: “Mio marito lo attendo nella Caina”, la prima delle 4 zone che costituiscono il IX cerchio, dove sono confinate eternamente le anime dei traditori dei parenti). Lo dice Dante: “Colui che uccide una donna lo attende la Caina. Ho presentato il libro nelle scuole e le ragazze si riconoscevano in tutte cinque le donne, come se anche noi non ci fossimo mai liberate da queste e da altre prigionie». Donne che hanno ottenuto nella morte e nella follia una forma di libertà.
Le parole e la musica si fondono con le letture da ascoltare ad occhi chiusi di Maria Giovanna Ganga, una voce che accarezza mentre presenta i personaggi. Le musiche sono di Battista Giordano, perfettamente calato con le sue melodie in un’atmosfera intima. Ad introdurre le relatrici la direttrice artistica del festival, Bastiana Madau, che ha espresso parole di ringraziamento verso la gente di Orani e verso i tanti che hanno scelto in questi giorni il Qu Festival.
Così domenica nello spazio davvero magico del parco del Museo Nivola, in una sera di fine estate che volgeva all’autunno, la freschezza a folate decise è arrivata anche e soprattutto dai contenuti espressi – se non rivelati – dalle ultime ospiti della rassegna: Silvia Bragonzi, autrice del libro “Le donne di Dante”, e Irene Palladini, italianista e docente alla Facoltà di Lettere all’Università di Cagliari. Hanno portato l’attenzione di un pubblico numeroso su cinque “eroine” cantate dal sommo poeta.
Francesca, Sapia, Pia, Cunizza, Piccarda sono le figure femminili della Divina Commedia e per il settecentenario della morte di Dante Alighieri non poteva che esserci anche al festival di Orani un momento così attento a quelle figure che seppure tratteggiate nel 1200 si dimostrano per tantissimi motivi di una assoluta modernità e attualità.
«Sono - ha notato Palladini - cinque monologhi. Storie indipendenti, ma ognuna si riverberà nella voce dell’altra. Un viaggio dal profondo inferno di Francesca al Paradiso di Cunizza. Un testo che ha una forza polifonica, parola poetica e e dimensione performativa. Da rappresentazione scenica». Voci che hanno la forza della carne, del sangue, del corpo. Che raccontano il destino taciuto di donne violate. «Silvia – ha aggiunto Palladini – ha saputo con parola poetica farcele sentire, le loro voci, attuali, figure vive, non figure simulacro». E come mai tra le cinque eroine non compaia Beatrice, che nell’immaginario collettivo è sempre associata a Dante, lo spiega l’autrice del volume pubblicato nel 2013: «Troppo idealizzata e scontata, rappresenta la perfezione. E’ salvifica, non mi poteva stare simpatica. Però parlo di cinque donne. Pensate che nella Divina commedia a parlare sono otto (su 34 complessive citate), mentre gli uomini che parlano sono 88. La maggior parte delle donne sono all’Inferno e nel girone dei lussuriosi. Dante su Francesca fa un grande lavoro, la mette all’Inferno ma la fa amare così tanto. E’ una donna moderna. Lei parla e Paolo piange, lo stravolgimento di un stereotipo di genere. Francesca si è concessa la libertà di amare una persona, contro ciò che le era stato imposto, cioè il matrimonio con Gianciotto Malatesta, il figlio deforme del signore di Rimini». Poi Bragonzi aggiunge: «Francesca è una donna viva che all’Inferno mantiene tutto il suo amore ma anche il suo odio terreno: “Mio marito lo attendo nella Caina”, la prima delle 4 zone che costituiscono il IX cerchio, dove sono confinate eternamente le anime dei traditori dei parenti). Lo dice Dante: “Colui che uccide una donna lo attende la Caina. Ho presentato il libro nelle scuole e le ragazze si riconoscevano in tutte cinque le donne, come se anche noi non ci fossimo mai liberate da queste e da altre prigionie». Donne che hanno ottenuto nella morte e nella follia una forma di libertà.
Le parole e la musica si fondono con le letture da ascoltare ad occhi chiusi di Maria Giovanna Ganga, una voce che accarezza mentre presenta i personaggi. Le musiche sono di Battista Giordano, perfettamente calato con le sue melodie in un’atmosfera intima. Ad introdurre le relatrici la direttrice artistica del festival, Bastiana Madau, che ha espresso parole di ringraziamento verso la gente di Orani e verso i tanti che hanno scelto in questi giorni il Qu Festival.
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