SARDEGNA VIVA
Il Gennargentu, gigante verde nel cuore dell’isola
La Sardegna, che con indovinata intuizione lo scrittore Marcello Serra definì «quasi un continente», presenta una varietà tale di ambienti e di situazioni naturalistiche particolari che pensare di...
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La Sardegna, che con indovinata intuizione lo scrittore Marcello Serra definì «quasi un continente», presenta una varietà tale di ambienti e di situazioni naturalistiche particolari che pensare di descriverla in maniera esaustiva risulta un impegno imponente. Per renderlo possibile è necessario fare precise scelte, privilegiare alcune situazioni rispetto ad altre, sempre con l’intento di fornire un quadro il più ampio possibile dei paesaggi, delle montagne, delle foreste, delle piante e degli animali che qui vivono. Ed è proprio questo l’intento principale della collana «Sardegna viva». E siccome la natura è bellezza, e la bellezza, oltre che raccontata, va soprattutto mostrata, i volumi saranno ricchissimi di fotografie, spesso spettacolari, uniche e inedite.
Quando si parla di natura selvaggia, di montagne e di foreste antiche in Sardegna il pensiero corre subito al Gennargentu e proprio alla montagna sarda per eccellenza è dedicato il primo volume della collana. Nel capitolo iniziale il geologo Francesco Murgia con il microbiologo Antonio Farris e il botanico Emmanuele Farris descrivono le caratteristiche geologiche, naturalistiche e la biodiversità della montagna. È inserita nel capitolo anche una scheda sul Sito di Interesse Comunitario (SIC) istituito sulla montagna e una interamente dedicata allo spettacolo straordinario di colori e di profumi delle fioriture del Gennargentu, che nella tarda primavera cambia radicalmente la fisionomia del paesaggio. Segue un capitolo del micologo Renato Brotzu che illustra le specie di funghi propri di questi ambienti.
Alla descrizione scientifica si alterna il racconto della montagna, con ampio spazio riservato anche alle sensazioni ed emozioni che essa suscita: si inizia con un breve testo sulla neve che esalta il fascino del Gennargentu imbiancato, reso visibile da una lunga carrellata di immagini suggestive e di forte impatto, e sempre puntando sulle emozioni si prosegue con pagine dedicate al racconto degli orizzonti della montagna, dei suoi ampi spazi, dei suoi silenzi, degli animali che la vivono. È quasi un prologo per il capitolo successivo, interamente dedicato agli alberi patriarcali che, numerosi e solenni, sono presenti in tante località, testimoni silenziosi dello scorrere del tempo. Gli alberi più vecchi ospitano regolarmente diverse varietà di insetti, a volte anche esclusivi di questa montagna. Proprio agli insetti del Gennargentu è dedicato il capitolo di Mauro Doneddu, appassionato studioso e valente fotografo della microfauna sarda.
Particolarmente interessante appare la scheda sulla denominazione “sardo” che qualifica un gran numero di specie qui presenti. Dalla micro fauna si arriva alla grande fauna con Emilio Melis, originario di Fonni, che da sempre fotografa il Gennargentu, i suoi fiori, le sue aquile e i suoi mufloni; scatti memorabili sono raccontati nel capitolo a lui dedicato. Si continua ancora con le aquile, con il resoconto di una mia esperienza fotografica invernale realizzata dopo anni di rinvii e perplessità, dovuti alle obiettive difficoltà dell’impresa, e documentata dalle immagini che ho realizzato. Il geografo Matteo Cara, attento studioso dell’ambiente e grande appassionato di trekking, ci propone un approccio personalizzato con la montagna in cui la necessità di sentirsi parte viva dell’ambiente prevale sul gesto atletico proprio degli escursionisti sportivi. Infine un capitolo dedicato agli ospiti illustri del Gennargentu: Lellei Cugusi è un fonnese di 91 anni che ha accompagnato diverse persone sul Gennargentu tenendo viva una consolidata tradizione familiare; il nonno Boele fu infatti insignito nel 1902 del titolo di Guida del Touring Club Italia, unico in Sardegna, e accompagnò sulla montagna tanti personaggi famosi, compreso il Premio Nobel Grazia Deledda. Chiudono il volume proprio le parole della scrittrice nuorese, tratte dal suo racconto della salita in cima al Bruncu Spina
Quando si parla di natura selvaggia, di montagne e di foreste antiche in Sardegna il pensiero corre subito al Gennargentu e proprio alla montagna sarda per eccellenza è dedicato il primo volume della collana. Nel capitolo iniziale il geologo Francesco Murgia con il microbiologo Antonio Farris e il botanico Emmanuele Farris descrivono le caratteristiche geologiche, naturalistiche e la biodiversità della montagna. È inserita nel capitolo anche una scheda sul Sito di Interesse Comunitario (SIC) istituito sulla montagna e una interamente dedicata allo spettacolo straordinario di colori e di profumi delle fioriture del Gennargentu, che nella tarda primavera cambia radicalmente la fisionomia del paesaggio. Segue un capitolo del micologo Renato Brotzu che illustra le specie di funghi propri di questi ambienti.
Alla descrizione scientifica si alterna il racconto della montagna, con ampio spazio riservato anche alle sensazioni ed emozioni che essa suscita: si inizia con un breve testo sulla neve che esalta il fascino del Gennargentu imbiancato, reso visibile da una lunga carrellata di immagini suggestive e di forte impatto, e sempre puntando sulle emozioni si prosegue con pagine dedicate al racconto degli orizzonti della montagna, dei suoi ampi spazi, dei suoi silenzi, degli animali che la vivono. È quasi un prologo per il capitolo successivo, interamente dedicato agli alberi patriarcali che, numerosi e solenni, sono presenti in tante località, testimoni silenziosi dello scorrere del tempo. Gli alberi più vecchi ospitano regolarmente diverse varietà di insetti, a volte anche esclusivi di questa montagna. Proprio agli insetti del Gennargentu è dedicato il capitolo di Mauro Doneddu, appassionato studioso e valente fotografo della microfauna sarda.
Particolarmente interessante appare la scheda sulla denominazione “sardo” che qualifica un gran numero di specie qui presenti. Dalla micro fauna si arriva alla grande fauna con Emilio Melis, originario di Fonni, che da sempre fotografa il Gennargentu, i suoi fiori, le sue aquile e i suoi mufloni; scatti memorabili sono raccontati nel capitolo a lui dedicato. Si continua ancora con le aquile, con il resoconto di una mia esperienza fotografica invernale realizzata dopo anni di rinvii e perplessità, dovuti alle obiettive difficoltà dell’impresa, e documentata dalle immagini che ho realizzato. Il geografo Matteo Cara, attento studioso dell’ambiente e grande appassionato di trekking, ci propone un approccio personalizzato con la montagna in cui la necessità di sentirsi parte viva dell’ambiente prevale sul gesto atletico proprio degli escursionisti sportivi. Infine un capitolo dedicato agli ospiti illustri del Gennargentu: Lellei Cugusi è un fonnese di 91 anni che ha accompagnato diverse persone sul Gennargentu tenendo viva una consolidata tradizione familiare; il nonno Boele fu infatti insignito nel 1902 del titolo di Guida del Touring Club Italia, unico in Sardegna, e accompagnò sulla montagna tanti personaggi famosi, compreso il Premio Nobel Grazia Deledda. Chiudono il volume proprio le parole della scrittrice nuorese, tratte dal suo racconto della salita in cima al Bruncu Spina
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