IL CARTELLONE
Autunno Danza, ovvero la potente fragilità dei corpi in movimento
«La vulnerabilità delle cose preziose è bella perché contrassegno di esistenza». Con una citazione della filosofa Simone Weil, Autunno Danza 2021, il festival di danza contemporanea e arti...
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«La vulnerabilità delle cose preziose è bella perché contrassegno di esistenza». Con una citazione della filosofa Simone Weil, Autunno Danza 2021, il festival di danza contemporanea e arti performative diretto da Momi Falchi e Tore Muroni in scena dal 13 settembre al 31 ottobre tra Sa Manifattura e il Massimo, mette l’accento sulla condizione che tra serrate e riaperture ha reso evidente la fragilità del mondo artistico.
«Gli autori che abbiamo coinvolto quest’anno mostrano con le loro opere la consapevolezza della difficoltà della loro esistenza, della vulnerabilità dei corpi e dei contesti sociali e politici – ha sottolineato Momi Falchi –. Noi non scegliamo prima un tema che può risultare posticcio, ma autori e opere che ci paiono interessanti. Indagando sulle loro opere abbiamo letto questo sentimento e questa narrazione» .
Il festival si apre con un progetto a sostegno della creatività emergente. “Fuorimargine” dal 2019 mette a confronto tre artisti con un tutor e dieci performer con cui affrontare percorsi di esplorazione artistica. Quest’anno il tutor è il coreografo e danzatore Jacopo Jenna, e i tre artisti selezionati nel 2020 Chiara Aru, Paola Drera ed Edoardo Mozzanega, che nello spazio TAB il 14 e 15 presenteranno alcuni lavori - dopo la proiezione di “Memory Layers”, esito visivo collettivo sul progetto firmato da Massimo Gasole in sinergia con la Fondazione Sardegna Film Commission - e il 24 e 25 gli esiti finali dei processi di ricerca sviluppati intorno a temi chiave. Saranno l’esercizio di far emergere i propri demoni personali con “Home Demon”, la possibilità di smarrirsi e ritrovarsi con “Ricalcolo#3” e l’esplorazione del potere di un pisolino pubblico con “Public Nap”.
Tra gli appuntamenti a Sa Manifattura anche la danzatrice Sara Marasso, in una performance cross disciplinare accompagnata dal contrabbassista Stefano Risso (“The wall”, il 16 e 17), e Daniele Albanese che dal vivo si interfaccia a frammenti video e audio della storica danzatrice di Trisha Brown, Eva Karczag, innescando un’analisi sulla fragilità del momento attuale (“Home altrove”, il 24 e 25).
A ottobre il festival lascerà il piccolo spazio TAB per entrare nel vivo del cartellone, con gli spettacoli programmati nella sala grande del Teatro Massimo, a cominciare, il 2, da “Sorakhe”, ovvero “Ululato”, lavoro della compagnia marocchina Hna-ya, per la prima volta in Italia dopo Biennale della Danza in Africa di Marrakesh. Dal 7 al 17 ottobre, con vari orari Anna Fascendini (Scarlattine Teatro) propone “Corpo lib(e)ro”, performance per la primissima infanzia, cui Autunno Danza dà un sostegno produttivo, insieme a Campsirago, Sardegna Teatro, TIP Teatro Instabile Paulilatino e festival Tuttestorie.
Seguiranno poi gli spettacoli previsti per l’Autunno danza 2020, interrotto dalla chiusura anti-COVID. Il duo composto da Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi presenta “Harleking”, sulla figura di Arlecchino, demone dal volto cangiante, lavoro tra danza e commedia dell’arte, (il 13 e 14 ottobre) mentre la giovane danzatrice Lucia Guarino propone “Superstite” riflessione sul corpo e il fascino del vuoto (il 16 e 17).
A chiusura, domenica 31 ottobre, il nuovo spettacolo di Simona Bertozzi, autrice, danzatrice e coreografa nota in tutta Europa. In “Quel che resta”, in duo con Marta Ciappina, esplora le dinamiche di movimento di un organismo vivente che nella continua mutazionemoltiplica vettori e prospettive, nel respiro e nelle flessioni anatomiche di due corpi che dialogano.
«Gli autori che abbiamo coinvolto quest’anno mostrano con le loro opere la consapevolezza della difficoltà della loro esistenza, della vulnerabilità dei corpi e dei contesti sociali e politici – ha sottolineato Momi Falchi –. Noi non scegliamo prima un tema che può risultare posticcio, ma autori e opere che ci paiono interessanti. Indagando sulle loro opere abbiamo letto questo sentimento e questa narrazione» .
Il festival si apre con un progetto a sostegno della creatività emergente. “Fuorimargine” dal 2019 mette a confronto tre artisti con un tutor e dieci performer con cui affrontare percorsi di esplorazione artistica. Quest’anno il tutor è il coreografo e danzatore Jacopo Jenna, e i tre artisti selezionati nel 2020 Chiara Aru, Paola Drera ed Edoardo Mozzanega, che nello spazio TAB il 14 e 15 presenteranno alcuni lavori - dopo la proiezione di “Memory Layers”, esito visivo collettivo sul progetto firmato da Massimo Gasole in sinergia con la Fondazione Sardegna Film Commission - e il 24 e 25 gli esiti finali dei processi di ricerca sviluppati intorno a temi chiave. Saranno l’esercizio di far emergere i propri demoni personali con “Home Demon”, la possibilità di smarrirsi e ritrovarsi con “Ricalcolo#3” e l’esplorazione del potere di un pisolino pubblico con “Public Nap”.
Tra gli appuntamenti a Sa Manifattura anche la danzatrice Sara Marasso, in una performance cross disciplinare accompagnata dal contrabbassista Stefano Risso (“The wall”, il 16 e 17), e Daniele Albanese che dal vivo si interfaccia a frammenti video e audio della storica danzatrice di Trisha Brown, Eva Karczag, innescando un’analisi sulla fragilità del momento attuale (“Home altrove”, il 24 e 25).
A ottobre il festival lascerà il piccolo spazio TAB per entrare nel vivo del cartellone, con gli spettacoli programmati nella sala grande del Teatro Massimo, a cominciare, il 2, da “Sorakhe”, ovvero “Ululato”, lavoro della compagnia marocchina Hna-ya, per la prima volta in Italia dopo Biennale della Danza in Africa di Marrakesh. Dal 7 al 17 ottobre, con vari orari Anna Fascendini (Scarlattine Teatro) propone “Corpo lib(e)ro”, performance per la primissima infanzia, cui Autunno Danza dà un sostegno produttivo, insieme a Campsirago, Sardegna Teatro, TIP Teatro Instabile Paulilatino e festival Tuttestorie.
Seguiranno poi gli spettacoli previsti per l’Autunno danza 2020, interrotto dalla chiusura anti-COVID. Il duo composto da Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi presenta “Harleking”, sulla figura di Arlecchino, demone dal volto cangiante, lavoro tra danza e commedia dell’arte, (il 13 e 14 ottobre) mentre la giovane danzatrice Lucia Guarino propone “Superstite” riflessione sul corpo e il fascino del vuoto (il 16 e 17).
A chiusura, domenica 31 ottobre, il nuovo spettacolo di Simona Bertozzi, autrice, danzatrice e coreografa nota in tutta Europa. In “Quel che resta”, in duo con Marta Ciappina, esplora le dinamiche di movimento di un organismo vivente che nella continua mutazionemoltiplica vettori e prospettive, nel respiro e nelle flessioni anatomiche di due corpi che dialogano.
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