Enrico Lo Verso: «Il cinema? Lo salverà la tv»
L'attore palermitano si racconta: da Pirandello a Lussu
Enrico Lo Verso avrebbe dovuto portare a Sassari il suo spettacolo che da 5 anni riempie teatri e piazze d’Italia, “Uno nessuno e centomila” di Pirandello. Ma la prevendita al rallenty - solo 45 biglietti venduti per 300 poltroncine - ha convinto l’attore palermitano e la regista Alessandra Pizzi ad alzare bandiera bianca. Per la seconda volta in un mese lo spettacolo è stato annullato. Ma Sassari avrà una terza chance. Il Comune, infatti, ha proposto all’impresa teatrale di recuperare la data nei mesi invernali quando - è un po’ l’auspicio generale - chi ama lo spettacolo dal vivo riprenderà a frequentare i teatri. «Se non c’è il pubblico per noi non c’è per nessuno – dice Lo Verso –. Noi abbiamo fatto oltre 400 repliche, tutte sold out. L’estate scorsa facevamo il tutto esaurito, ma c’erano solo 200 posti. Questa estate, quando ci è andata bene, siamo arrivati a 140, ma in piazze in cui gli anni scorsi ce n’erano 800. Purtroppo il trend è negativo, le prevendite non funzionano per paura della pioggia o del rischio di retrocessione di zona. E poi, forse, questo anno e mezzo di Covid ha disabituato il pubblico alla socialità e alla funzione del teatro».
C’è amarezza nelle parole di Enrico Lo Verso, soprattutto per come la politica ha avuto poco riguardo di attori e musicisti durante la pandemia.
Lo Verso, come sta il mondo dello spettacolo?
«Il bisogno dell’uomo di sentirsi raccontare una storia rimane immutato, ma è fuor di dubbio che nei confronti del nostro settore sia stato assunto un atteggiamento penalizzante. Giustamente ai ristoranti è stata data la possibilità di usare il suolo pubblico, non capisco perché alle produzioni teatrali sia stato chiesto di pagare in più protezione civile e ambulanze. A un settore in crisi si chiede di raddoppiare le spese. In questo modo servirebbe il triplo del pubblico. Invece ne viene meno di un terzo degli anni passati».
Vedi Sassari.
«Per Sassari mi spiace tanto. Ho sempre saputo che ha una cultura teatrale più forte di altre città d’Italia. E mi piaceva l’idea di recitare davanti a un pubblico così curioso, così esigente».
Oltre 400 repliche: non c’è il rischio di annoiarsi?
«Ogni volta che salgo sul palco l’attenzione del pubblico mi sconvolge. È come una scossa».
Come è scattato l’amore tra Lo Verso e Pirandello?
«Ero 12 anni che non facevo teatro. Alessandra Pizzi mi ha mandato questo testo di Pirandello. L’ho letto per curiosità e pensavo “non lo farò, non lo farò”, ma in realtà mi vedevo già in scena. Pensavo avremmo fatto al massimo due repliche - “chi vuoi che venga a vedere un monologo di filosofia?”, dicevo -, invece sono venuti in 300mila. E tornano pure».
Quanto è attuale il testo di Pirandello?
«Sembra quasi abbia approfittato di quello che sta succedendo ai giorni nostri per scrivere questo istant play. Perché oggi bisogna parlare in inglese, bisogna mettere una foto del profilo in cui si appare in un certo modo, bisogna mandare i cuoricini la mattina e subito dopo mandare a quel paese il malcapitato che ti attraversa la strada».
Oggi chi sarebbe Vitangelo Moscarda?
«Un uomo che ha gli strumenti e la cultura necessari per capire che in tutta questa scenografia c’è qualcosa che non funziona. Viviamo in un mondo di cartapesta, la realtà non è quella che sembra, ma è tutto finto».
Dal Ladro di bambini alla Scorta, da Lamerica a Come mi vuoi: lei è stato uno dei volti del cinema italiano degli anni ’90 che rinasceva dopo un periodo buio. Oggi come sta il cinema?
«Lo so che sembra un controsenso, ma credo che ci sarà una ripresa grazie alla tv. La pandemia ha fatto capire che la cultura non è quella parolaccia che usiamo oggi. Le tragedie greche non nascono come cultura, ma come intrattenimento, divertimento. Erano l’occasione per i cittadini di tremila anni fa di vivere uno spettacolo straordinario. Noi la chiamiamo cultura e allontaniamo il pubblico. La gente vuole ascoltare storie, non importa se in sala o sul divano, ma quello che conta è che siano belle e a quel punto diventano cultura. Dunque, ben vengano le piattaforme tv».
Ha prestato il volto a Emilio Lussu nel film di Gianluca Medas: come è stato interpretare uno dei grandi sardi?
«È stato un incontro difficile e complicato. Quando interpreto personaggi della caratura di Lussu il forte rispetto nei loro confronti mi crea imbarazzo. Mi successe anche con Michelangelo. Ma voglio anche parlare del grande rapporto con la troupe sarda, che non era lì per fare un film ma sembrava stesse partecipando alla costruzione di un monumento nazionale. Su quel set ho visto una libertà e una creatività che non avevo mai vissuto. Ho il forte desiderio di vederlo finito, cosa che purtroppo nel cinema non succede sempre. Molti miei film non li ho mai visti».
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