Azara, la chitarra del rap
Il pubblico lo ha conosciuto come il chitarrista di Salmo. Marco Azara, olbiese, si è guadagnato un posto nel firmamento dei musicisti più attivi nel panorama italiano. Almeno cento canzoni uscite...
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Il pubblico lo ha conosciuto come il chitarrista di Salmo. Marco Azara, olbiese, si è guadagnato un posto nel firmamento dei musicisti più attivi nel panorama italiano. Almeno cento canzoni uscite nell’ultimo anno tra emergenti e nomi affermati hanno la sua firma e sono scandite dalle sue chitarre. Terminata l’estate dei tormentoni e delle tante uscite discografiche, il musicista olbiese offre un punto di vista sulla sua, di musica, e su quella che gira attorno.
Azara, c'è un artista in particolare che le sta piacendo?
«Blanco. Ha mostrato alcune cose davvero di livello, fresche, suonate e con un sound molto internazionale. Ricordo quando lo ascoltai per la prima volta, sentii in anteprima “La canzone nostra”, rimasi allibito. Se tiene su questa linea potrà dare soddisfazioni».
Faccio un altro nome: i Maneskin. So che tra voi c’è un legame forte, che ne pensa di questo loro anno?
«Chapeau, le persone giuste nel posto giusto al momento giusto. Per me si meritano tutto il successo che hanno. Ricordo quando nel 2019 ci aprirono i concerti del “Playlist tour” e una volta Salmo li difese dal suo stesso pubblico, disse che andavano rispettati. Ed è vero, è gente che è venuta su da sola, dalla strada e disposta a crescere. Con Thomas (il chitarrista, ndc) abbiamo un bellissimo rapporto di stima reciproca. Lui è molto giovane, vive le cose con il doppio dell’entusiasmo e mi piace».
A lei non succede?
«Dopo un po' si tende a dare per scontato alcune cose, invece a volte bisogna ricordarsi che è un privilegio poter stare all'interno di un ambiente dove ci sono teste geniali e un livello artistico altissimo. Ora però capisco le varie fasi di un percorso musicale, ne parlavo con Rodrigo D’Erasmo quando è venuto a Olbia con Diodato. Ora non è entusiasmo continuo, si tratta di illuminazioni. Mi diceva che è quel che prova pure lui da anni, si fa fatica a trovare sempre quella sintonia anche con lo strumento, se non sul palco».
A proposito, che ci faceva Diodato a Olbia?
«Dopo qualche giorno dal suo concerto a Riola Sardo, ad agosto, è venuto a trovarmi. Non ci conoscevamo ancora di persona. Siamo andati al mare, fatto qualche giro, di sera al mio ristorante ci ha regalato un piccolo live acustico. È stato bello, qualcosa di spontaneo e intimo. La promessa è di rivederci in studio».
Parlava di entusiasmo, ha detto che sul palco continua a esserci sempre.
«Sempre. L’ultima occasione, dopo tanto tempo di stop, è stata al Water world (il live galleggiante di Salmo nel golfo di Cugnana, ndc) e sono stati giorni bellissimi di normalità, palco, backstage, il giorno prima eravamo tutti insieme a cena».
Sotto contratto editoriale con la Lbnsk360 e la Sugar Music, nell’ultimo anno ha composto tanta musica per altri artisti. Da poco è arrivato il disco d’oro per “Drippin’ in Milano” di Anna dove c’è sa tua chitarra. Poi?
«Tra gli ultimi, Dani Faiv, Alfa, Nerone e Tormento. In estate, Anastasio ha lavorato a tutto il suo prossimo album qui a Olbia. A livello regionale, è uscito l’ep di Manuella, “Giostra”, l’ho aiutata sulla direzione artistica. Nell’ultimo anno ho lavorato a più di cento canzoni».
Fa parte della band di Salmo ormai da diverso tempo e ha messo le sue chitarre in brani di successo come "1984", "Il cielo nella stanza", "Sparare alla luna". Ora tutti attendono il nuovo disco...
«Credo che con l'album Hellvisback, Salmo abbia davvero rivoluzionato il mercato e alzato il livello. Playlist è stata la svolta definitiva. Nel mio piccolo, mi fa piacere aver contribuito. Per me è stato un vortice, passare dai piccoli palchi a confrontarmi con musicisti di primo livello. Ora? Quando uscirà l’album, come per gli altri, almeno un biennio sarà dedicato ai live».
Azara, c'è un artista in particolare che le sta piacendo?
«Blanco. Ha mostrato alcune cose davvero di livello, fresche, suonate e con un sound molto internazionale. Ricordo quando lo ascoltai per la prima volta, sentii in anteprima “La canzone nostra”, rimasi allibito. Se tiene su questa linea potrà dare soddisfazioni».
Faccio un altro nome: i Maneskin. So che tra voi c’è un legame forte, che ne pensa di questo loro anno?
«Chapeau, le persone giuste nel posto giusto al momento giusto. Per me si meritano tutto il successo che hanno. Ricordo quando nel 2019 ci aprirono i concerti del “Playlist tour” e una volta Salmo li difese dal suo stesso pubblico, disse che andavano rispettati. Ed è vero, è gente che è venuta su da sola, dalla strada e disposta a crescere. Con Thomas (il chitarrista, ndc) abbiamo un bellissimo rapporto di stima reciproca. Lui è molto giovane, vive le cose con il doppio dell’entusiasmo e mi piace».
A lei non succede?
«Dopo un po' si tende a dare per scontato alcune cose, invece a volte bisogna ricordarsi che è un privilegio poter stare all'interno di un ambiente dove ci sono teste geniali e un livello artistico altissimo. Ora però capisco le varie fasi di un percorso musicale, ne parlavo con Rodrigo D’Erasmo quando è venuto a Olbia con Diodato. Ora non è entusiasmo continuo, si tratta di illuminazioni. Mi diceva che è quel che prova pure lui da anni, si fa fatica a trovare sempre quella sintonia anche con lo strumento, se non sul palco».
A proposito, che ci faceva Diodato a Olbia?
«Dopo qualche giorno dal suo concerto a Riola Sardo, ad agosto, è venuto a trovarmi. Non ci conoscevamo ancora di persona. Siamo andati al mare, fatto qualche giro, di sera al mio ristorante ci ha regalato un piccolo live acustico. È stato bello, qualcosa di spontaneo e intimo. La promessa è di rivederci in studio».
Parlava di entusiasmo, ha detto che sul palco continua a esserci sempre.
«Sempre. L’ultima occasione, dopo tanto tempo di stop, è stata al Water world (il live galleggiante di Salmo nel golfo di Cugnana, ndc) e sono stati giorni bellissimi di normalità, palco, backstage, il giorno prima eravamo tutti insieme a cena».
Sotto contratto editoriale con la Lbnsk360 e la Sugar Music, nell’ultimo anno ha composto tanta musica per altri artisti. Da poco è arrivato il disco d’oro per “Drippin’ in Milano” di Anna dove c’è sa tua chitarra. Poi?
«Tra gli ultimi, Dani Faiv, Alfa, Nerone e Tormento. In estate, Anastasio ha lavorato a tutto il suo prossimo album qui a Olbia. A livello regionale, è uscito l’ep di Manuella, “Giostra”, l’ho aiutata sulla direzione artistica. Nell’ultimo anno ho lavorato a più di cento canzoni».
Fa parte della band di Salmo ormai da diverso tempo e ha messo le sue chitarre in brani di successo come "1984", "Il cielo nella stanza", "Sparare alla luna". Ora tutti attendono il nuovo disco...
«Credo che con l'album Hellvisback, Salmo abbia davvero rivoluzionato il mercato e alzato il livello. Playlist è stata la svolta definitiva. Nel mio piccolo, mi fa piacere aver contribuito. Per me è stato un vortice, passare dai piccoli palchi a confrontarmi con musicisti di primo livello. Ora? Quando uscirà l’album, come per gli altri, almeno un biennio sarà dedicato ai live».
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