«La mia amicizia con Lucho un abbraccio lungo 30 anni»
di Grazia Brundu
Autore della biografia di Luis Sepulveda, lo scrittore e traduttore affiancherà gli organizzatori negli incontri con i protagonisti della letteratura ispanica
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«Quando Elia e Maria Luisa mi hanno proposto una collaborazione tra i festival “Dall’altra parte del mare” di Alghero ed “Encuentro” di Perugia ho accettato subito, perché li conosco da anni, sono stato spesso ospite della loro libreria Cyrano, e so quanto sono bravi, efficienti, e animati da tantissime ottime intenzioni». Così Bruno Arpaia, autore di saggi e di romanzi (tra cui “L’angelo della storia”, “La cultura si mangia!” e la serie sul commissario Alberto Malinconico), voce italiana di scrittori famosi (da Zafón a Paco Ignacio II Taibo a Guillermo Arriaga), direttore artistico di “Encuentro”, che in Italia rappresenta un importante punto di riferimento per la letteratura spagnola e latinoamericana, racconta come ha deciso di lasciarsi coinvolgere nella quattro giorni che, da giovedì 23 a domenica 26 settembre, porterà ad Alghero (e a Sassari) autori fondamentali della narrativa in lingua spagnola.
Durante le quattro giornate internazionali del festival “Dall’altra parte del mare”, organizzato e diretto da Libreria Cyrano e Associazione Itinerandia, Bruno Arpaia, che lo scorso gennaio ha pubblicato la biografia “Luis Sepúlveda. Il ribelle, il sognatore” (Guanda), frutto di una trentennale amicizia con l’indimenticato scrittore cileno omaggiato quest’anno dal festival, dove arriverà anche la moglie, la poetessa Carmen Yáñez, spetterà il compito di affiancare i padroni di casa nel dialogo con gli autori ospiti.
Gli autori migliori
«Gli organizzatori sono riusciti a concentrare nel festival molto del meglio della letteratura spagnola e latinoamericana – anticipa –. A partire da Antonio Muñoz Molina, uno dei più grandi intellettuali spagnoli, che terrà una lectio magistralis all’università di Sassari (il 24, alle 11, in piazza Università) e presenterà in anteprima il suo nuovo libro “Sangue rubato” (il 25). E poi Elvira Lindo, un’autrice capace di scrivere libri ironici per adolescenti, come la serie su Manolito Quattrocchi, che ad Alghero porterà il suo “A cuore aperto”, un romanzo familiare di una bellezza incredibile, struggente (il 24). E c’è Manuel Vilas, poeta e romanziere, con il romanzo “I baci”, in anteprima al festival (il 24, 18.30, Giardini Tarragona), perché nelle librerie arriverà solo il 30 settembre. E ancora un’autrice cubana bravissima, Karla Suarez, dalla cui opera “Silenzi” sarà tratto il reading musicale della prima sera (il 23, alle 19.45, a Villa Mosca). E José Manuel Fajardo, che oltre ad essere un grande scrittore è anche un ottimo cuoco e cucinerà per gli spettatori (sempre a Villa Mosca, alle 21, solo su prenotazione)».
Il dibattito
Il festival proporrà anche due tavole rotonde sul rapporto tra “Romanzo e memoria” e su “Scrivere dopo la pandemia”. Tra gli ospiti più attesi ci sono lo scrittore e sceneggiatore americano Guillermo Arriaga e la scrittrice cilena Carmen Yáñez, moglie di Luis Sepúlveda. Arriaga parlerà del suo nuovo libro “Salvare il fuoco” (sabato 25 alle 19, Giardini Terragona) proprio con Arpaia, suo traduttore italiano. «Arriaga è uno scrittore bravissimo, anzi io penso uno dei migliori in circolazione. Scrive dei libri durissimi e molto vitali, dove si intrecciano sangue, vita, morte, non sono storielle che ti passano addosso e che dimentichi subito. Leggendoli, ti senti assolutamente scosso e cambiato, ed è questo che deve fare la letteratura». Un evento a cui gli organizzatori del festival tengono in maniera particolare è il reading dedicato a “Lucho” (sabato 25, alle 21.15, a Villa Mosca).
Omaggio a Luis
«Faremo un omaggio a Luis Sepulveda – racconta Bruno Arpaia –. Insieme a Carmen Yáñez e a Manuel Fajardo, grande amico di Sepulveda, cercheremo di raccontarlo sia con le parole che in musica, con la partecipazione del coro dell'Associazione Priamo Gallisay di Nuoro. Parleremo di Sepulveda sia per quanto riguarda la sua eredità letteraria, che da un punto di vista più intimo, personale, perché io credo che ai lettori faccia piacere sapere qualcosa in più su un grande scrittore che era anche una persona davvero speciale da frequentare». Di aneddoti su “Lucho”, Arpaia potrebbe raccontarne moltissimi, e lo fa nella biografia “Luis Sepúlveda. Il ribelle, il sognatore” (Guanda), pubblicata lo scorso gennaio. Uno, però, fa subito luce sul rapporto cameratesco, di grande amicizia che li ha legati per trent’anni.
La grande amicizia
«Lo conobbi al festival “La Semana Negra” di Gijón organizzato da Paco Ignacio Taibo II. Non lo conoscevo, mi ispirava persino un po’ di soggezione, tutto vestito di nero, alto, espressione un po’ cupa, sembrava perso nei suoi pensieri, invece era attento a tutto – racconta Arpaia –. Comunque, io allora ero uno scrittore praticamente sconosciuto, e per prendermi in giro mi feci un badge con su scritto “Gabriel Garcia Marquez”. Andavo in giro così, con la gente che mi guardava. Quando poi mi avvicinai a Sepulveda per farmi autografare “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, mi scrisse “Para Bruno Arpaia-Gabriel Garcia Marquez”. Io gli dissi: “Grazie”. E lui: “Chiamami Lucho. A pelle io e te saremo grandi amici”. E mi diede uno di quei suoi abbracci stritolanti, che poi mi ha continuato a dare per trent’anni».
Da Marquez a Montalban
La quattro giorni in lingua spagnolasarà un’occasione importante per approfondire la conoscenza con «una letteratura che, da entrambe le sponde dell’Oceano, ha dato grande impulso alla letteratura occidentale», dice Arpaia. Non soltanto col boom, con Garcia Marquez, Cortazar, Borges, quando dall’America Latina veniva la possibilità di scrivere romanzi affascinanti, sperimentali, ma anche per esempio col noir spagnolo di un narratore eccezionale come Manuel Vasquez Montalban, che riusciva a raccontare benissimo le connessioni tra malavita, capitalismo e intrecci tecnologici, e poi più di recente con Roberto Bolaño».
Durante le quattro giornate internazionali del festival “Dall’altra parte del mare”, organizzato e diretto da Libreria Cyrano e Associazione Itinerandia, Bruno Arpaia, che lo scorso gennaio ha pubblicato la biografia “Luis Sepúlveda. Il ribelle, il sognatore” (Guanda), frutto di una trentennale amicizia con l’indimenticato scrittore cileno omaggiato quest’anno dal festival, dove arriverà anche la moglie, la poetessa Carmen Yáñez, spetterà il compito di affiancare i padroni di casa nel dialogo con gli autori ospiti.
Gli autori migliori
«Gli organizzatori sono riusciti a concentrare nel festival molto del meglio della letteratura spagnola e latinoamericana – anticipa –. A partire da Antonio Muñoz Molina, uno dei più grandi intellettuali spagnoli, che terrà una lectio magistralis all’università di Sassari (il 24, alle 11, in piazza Università) e presenterà in anteprima il suo nuovo libro “Sangue rubato” (il 25). E poi Elvira Lindo, un’autrice capace di scrivere libri ironici per adolescenti, come la serie su Manolito Quattrocchi, che ad Alghero porterà il suo “A cuore aperto”, un romanzo familiare di una bellezza incredibile, struggente (il 24). E c’è Manuel Vilas, poeta e romanziere, con il romanzo “I baci”, in anteprima al festival (il 24, 18.30, Giardini Tarragona), perché nelle librerie arriverà solo il 30 settembre. E ancora un’autrice cubana bravissima, Karla Suarez, dalla cui opera “Silenzi” sarà tratto il reading musicale della prima sera (il 23, alle 19.45, a Villa Mosca). E José Manuel Fajardo, che oltre ad essere un grande scrittore è anche un ottimo cuoco e cucinerà per gli spettatori (sempre a Villa Mosca, alle 21, solo su prenotazione)».
Il dibattito
Il festival proporrà anche due tavole rotonde sul rapporto tra “Romanzo e memoria” e su “Scrivere dopo la pandemia”. Tra gli ospiti più attesi ci sono lo scrittore e sceneggiatore americano Guillermo Arriaga e la scrittrice cilena Carmen Yáñez, moglie di Luis Sepúlveda. Arriaga parlerà del suo nuovo libro “Salvare il fuoco” (sabato 25 alle 19, Giardini Terragona) proprio con Arpaia, suo traduttore italiano. «Arriaga è uno scrittore bravissimo, anzi io penso uno dei migliori in circolazione. Scrive dei libri durissimi e molto vitali, dove si intrecciano sangue, vita, morte, non sono storielle che ti passano addosso e che dimentichi subito. Leggendoli, ti senti assolutamente scosso e cambiato, ed è questo che deve fare la letteratura». Un evento a cui gli organizzatori del festival tengono in maniera particolare è il reading dedicato a “Lucho” (sabato 25, alle 21.15, a Villa Mosca).
Omaggio a Luis
«Faremo un omaggio a Luis Sepulveda – racconta Bruno Arpaia –. Insieme a Carmen Yáñez e a Manuel Fajardo, grande amico di Sepulveda, cercheremo di raccontarlo sia con le parole che in musica, con la partecipazione del coro dell'Associazione Priamo Gallisay di Nuoro. Parleremo di Sepulveda sia per quanto riguarda la sua eredità letteraria, che da un punto di vista più intimo, personale, perché io credo che ai lettori faccia piacere sapere qualcosa in più su un grande scrittore che era anche una persona davvero speciale da frequentare». Di aneddoti su “Lucho”, Arpaia potrebbe raccontarne moltissimi, e lo fa nella biografia “Luis Sepúlveda. Il ribelle, il sognatore” (Guanda), pubblicata lo scorso gennaio. Uno, però, fa subito luce sul rapporto cameratesco, di grande amicizia che li ha legati per trent’anni.
La grande amicizia
«Lo conobbi al festival “La Semana Negra” di Gijón organizzato da Paco Ignacio Taibo II. Non lo conoscevo, mi ispirava persino un po’ di soggezione, tutto vestito di nero, alto, espressione un po’ cupa, sembrava perso nei suoi pensieri, invece era attento a tutto – racconta Arpaia –. Comunque, io allora ero uno scrittore praticamente sconosciuto, e per prendermi in giro mi feci un badge con su scritto “Gabriel Garcia Marquez”. Andavo in giro così, con la gente che mi guardava. Quando poi mi avvicinai a Sepulveda per farmi autografare “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore”, mi scrisse “Para Bruno Arpaia-Gabriel Garcia Marquez”. Io gli dissi: “Grazie”. E lui: “Chiamami Lucho. A pelle io e te saremo grandi amici”. E mi diede uno di quei suoi abbracci stritolanti, che poi mi ha continuato a dare per trent’anni».
Da Marquez a Montalban
La quattro giorni in lingua spagnolasarà un’occasione importante per approfondire la conoscenza con «una letteratura che, da entrambe le sponde dell’Oceano, ha dato grande impulso alla letteratura occidentale», dice Arpaia. Non soltanto col boom, con Garcia Marquez, Cortazar, Borges, quando dall’America Latina veniva la possibilità di scrivere romanzi affascinanti, sperimentali, ma anche per esempio col noir spagnolo di un narratore eccezionale come Manuel Vasquez Montalban, che riusciva a raccontare benissimo le connessioni tra malavita, capitalismo e intrecci tecnologici, e poi più di recente con Roberto Bolaño».
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