La Nuova Sardegna

«Con De André un incontro folgorante»

di Costantino Cossu
«Con De André un incontro folgorante»

A Villacidro per il “Dessì” il musicista riceverà il Premio speciale della Fondazione di Sardegna

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Nicola Piovani, che domani riceverà il premio speciale della Fondazione di Sardegna nella serata finale del Premio Dessì, ha compiuto gran parte del suo percorso come autore di colonne sonore per il cinema.

Perché questa scelta?

«Da ragazzo ero innamorato della musica e del cinema. Sognavo di poter fare il musicista nel cinema. Per una serie di felici coincidenze, quel sogno si è avverato. E poi, l’ambito della musica per film è per un compositore uno spazio di libertà, sperimentazione, ricerca».

Da che cosa è essenzialmente caratterizzata la musica scritta per un film?

«Ci sono cento strade percorribili nelle partiture per il cinema. La prerogativa imprescindibile di tutte dovrebbe essere la congruità all’immagine, al film. Una bella musica che non è in sintonia col montaggio di un film, fa più danno che altro».

Lei ha lavorato con tanti grandi registi. Qual è per un musicista il regista ideale?

«Per me, il regista ideale è quello che ha una poetica forte, di sostanza, non formalista, cioè quello che è capace di trasmetterti una dimensione poetica che ti illumina nella ricerca della invenzione musicale. Il contrario del regista che arriva con gli appunti musicali che tu dovresti svolgere come un compito in classe».

Quale tra i registi con cui ha lavorato si avvicina di più al modello ideale?

«Non ce n’è uno solo: Moretti, Fellini, Taviani, Bellocchio - e non solo - sono personalità artistiche talmente forti da arricchirti, stimolanti per trovare nuove strade musicali che, magari, tu non avresti mai percorso».

Ha anche collaborato con Fabrizio De André. Com’è stato il suo rapporto con Faber?

«Un rapporto folgorante, anche se ero molto giovane – 22, 23 anni – e la prima giovinezza è spesso accompagnata da una quota di presunzione: non mi rendevo conto della dimensione e dell’importanza di quello che stavamo facendo, delle opere che stavamo creando. Insomma, ci lavorai senza nessuna soggezione, e questo, a ripensarci, non mi piace. Ma lui era un artista talmente inclusivo, che trasformo in virtù la mia incosciente superbia».

“La musica è pericolosa”: una frase di Fellini che è diventata il titolo di un suo libro. Perché la musica è pericolosa?

«Perché le emozioni forti lo sono. L’incontro con la bellezza della musica, l’incontro profondo non quella consumistico, edonistico, è un incontro che ti scuote, che ti dà gioia e batticuore insieme, come l’innamoramento. In questo sta la sua gioiosa pericolosità».

L’Oscar del 1999 per le musiche della “Vita è bella” di Roberto benigni. Un punto di arrivo o soltanto un momento del suo percorso?

«Un ricordo lontano. Il ricordo di un felice successo. Ma il successo, non voglio dimenticarlo, è un participio passato, e a me piace dedicarmi al presente, alle prossime opere musicali che sto scrivendo».

Lei ha composto la musica per lo spot di Tornatore a sostegno della campagna pro vaccini. Come è nato il progetto?

«Tornatore mi ha telefonato e proposto di partecipare a questa iniziativa di incentivo a vaccinarsi. E io ho accettato senza pensarci un secondo. Ritengo una priorità urgente vaccinare tutta la popolazione del pianeta».

Che cosa direbbe a un no-vax per convincerlo a cambiare idea.

«Gli direi di non aver paura. Perché nella maggior parte dei casi si tratta di paura mascherata con argomenti infondati. Fortunatamente i no-vax sono pochi, pochissimi. Ma se ne parla troppo».

Lei ha anche combattuto a lungo contro il Covid, in ospedale. Trovarsi di fronte alla possibilità di morire, com’è stato?

«Sinceramente pensavo di essere più pronto al fatale passo. Di fronte alla concreta eventualità di non uscire più da quell’ospedale, mi sono trovato impreparato a lasciare le persone che amo».

Pensa che la pandemia sia servita a cambiare qualcosa nelle nostre vite? Oppure passato il pericolo tutto riprenderà come prima?

«Lo scopriremo. Come sempre, c’è chi fa tesoro delle esperienze e chi si fa devastare dagli avvenimenti. Già intravedo che qualcuno ha capito di più l’importanza della solidarietà, e qualcuno ha rinfocolato il proprio egoismo, il proprio narcisismo».

Il Covid gettato il mondo della musica e dello spettacolo in una crisi pesantissima...

«I governanti gestori della pandemia non li invidio: è un lavoro titanico, è un impegno logorante, sul quale si può sempre dire “si poteva fare di più”. Ma, di fronte all’operato dei due governi italiani che hanno affrontato le difficoltà della gestione, mi sento di dire che “si poteva fare anche di meno”, che ci siamo comportati un po’ meglio di molti paesi europei. Durante l’emergenza, c’erano molti che godevano a ragliare critiche antigovernative, un esercizio antico e facile. Gestire è tutt’altra cosa».

Internet e cinema. Opportunità nuove e tanti rischi.

«Siamo in pieno cambiamento, un cambiamento epocale: si svuotano le sale cinematografiche e si affollano i festival. Si consuma molto cinema su piattaforme, anche film di paesi lontani che fino a pochi anni fa erano invisibili per noi. Ma è un ambito in continua evoluzione. Io sono un appassionato della sala cinematografica, che continuerò a frequentare anche quando saremo rimasti in pochi. Una bella nicchia, come si dice».



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