Piergiorgio Pulixi: «La mia firma per i Gialli Mondadori»

Lo scrittore sardo debutta nella storica collana con “Per mia colpa”, misteri e sentimenti tra Cagliari e l’hinterland

Alzi la mano chi, tra i lettori appassionati di romanzi a sfondo poliziesco, con assassini, morti e indagini, non ha mai trascorso serate intere leggendo un libro dei Gialli Mondadori. Una collana dall’attrazione irresistibilmente fatale alla quale non è sfuggito nemmeno Piergiorgio Pulixi, che da bambino guardava affascinato quelle copertine e da adulto, diventato scrittore di successo, completa il percorso mettendo la sua firma su uno dei volumi della collana.

“Per mia colpa” è il titolo del nuovo romanzo di Pulixi che esce martedì 28 proprio per i Gialli Mondadori, nell’ambito dei volumi celebrativi per i 90 anni festeggiati nel 2019. Volumi speciali per una delle collane più longeve del panorama editoriale internazionale, con un successo tale da aver prestato direttamente il suo nome al genere: solo in Italia infatti i romanzi del genere “mistery” si chiamano “gialli”. «Il giallo non come colore in sé e nemmeno come significazione simbolica, ma il giallo in quanto colore di copertina» aveva detto a suo tempo Andrea Camilleri.

E lo scrittore siciliano è una delle grandi firme italiane che compaiono nei volumi celebrativi dei 90 anni, insieme, per esempio, Giancarlo Massimo De Cataldo e a breve anche Massimo Carlotto. Motivo di orgoglio in più per Piergiorgio Pulixi, che dopo aver vinto il premio Scerbanenco con “L’isola delle anime” ha bissato il successo con “Un colpo al cuore” e vive adesso un’altra tappa importante di una carriera in ascesa: «Sono molto felice per diversi motivi. Uno è certamente il fatto di comparire insieme ai più grandi giallisti, un altro è affettivo perché la collana dei Gialli Mondadori ha avviato la mia formazione in questa direzione».

Era anche lei un lettore accanito?

«Prima ancora che dal punto di vista della lettura, quei libri mi affascinavano proprio come oggetto: li leggeva mio padre e mi attraeva tantissimo la grafica con quella costa gialla, le copertine col cerchio con poliziotti, pistole, cadaveri. Non vedevo l’ora di leggere quei libri ma mio padre mi frenava, mi diceva “aspetta, non è il momento”. Quel momento è arrivato nel passaggio dalle scuole medie alle superiori, quando già leggevo Stephen King. E ora che uno di questi libri porta la mia firma è certamente un bel momento professionale e personale».

Una volta ricevuto l’incarico, ha pensato subito al modo giusto per svolgerlo, nel senso di che tipo di storia scrivere?

«Ho pensato subito di cimentarmi in quello che per me è il mio primo, vero libro giallo. Finora ho scritto sempre romanzi e racconti mantenendomi all’interno del noir e del thriller, ma un giallo vero e proprio non l’avevo mai scritto e mi piaceva l’idea di percorrere questa strada classica: nei gialli c’è un mistero da risolvere, una soluzione da trovare e alla quale i protagonisti arrivano “step by step”, passo dopo passo. E così succede anche alla poliziotta che conduce questo caso. Diciamo che è un romanzo molto psicologico, nel quale si indaga sui sentimenti».

Durante una presentazione di “Un colpo al cuore” ha anticipato che si tratta di un giallo particolare dove pur essendoci un delitto si vede pochissimo sangue: conferma tutto?

«A occhio e croce direi che viene versata solo una goccia di sangue, non ci sono crimini violenti. La protagonista è la poliziotta Virginia Piras, che di fatto riapre un caso sulla scomparsa di una donna. La figlia di questa signora non aveva mai abbandonato le ricerche e ora tocca a Virginia, che è una vicecommissaria, riaprire la pista. Seguendo questo percorso, la protagonista prima si trova davanti a una persona irreprensibile così decide di andare a scoprire cosa c’è dietro questo».

E che cosa trova?

«La grossa scoperta è che la donna scomparsa ha una doppia vita e indagando su questa doppia vita scoperchia e un vero vaso di Pandora».

Anche in questo romanzo ha scelto la Sardegna come ambientazione.

«Esattamente. Il focus della storia si svolge principalmente a Cagliari, ma ci sono momenti anche in centri vicini come Villasimius, Uta e Serramanna. E Cagliari non è un semplice sfondo, ma diventa essa stessa protagonista del libro. In “Per mia colpa” racconto la città, cito sempre luoghi specifici, le strade, le storie, le tradizioni».

La città di Cagliari vista in questa ottica abbiamo cominciata a conoscerla negli anni Novanta coi libri di Massimo Carlotto e le avventure dell’Alligatore: trent’anni dopo, o giù di lì, com’è cambiata la sua città?

«La città è cambiata tanto e devo dire in meglio, ha trovato anche una sua dimensione turistica piuttosto attraente e mi piace vedere le navi da crociera che sbarcano e fanno invadere le strade da migliaia di turisti. A Cagliari c’è anche una qualità della vita molto alta, anche grazie al fatto che in Sardegna abbiamo la fortuna di avere un’estate lunghissima. Ho raccontato anche questa, la sensazione che si prova quando si passeggia nel corso pedonale e sembra di essere a Madrid o Barcellona».

Lei dopo ogni libro fa tante presentazioni in tutta Italia: l’ambientazione sarda sta incontrando il favore del grande pubblico, visto che continua a percorre questa strada?

«A me personalmente diverte veramente tanto esplorare i nostri territori e le nostre tradizioni, continuo a farlo anche perché i lettori, nei miei tour, me lo chiedono. Mi piacerebbe anche raccontare altri luoghi, prima di tutto Alghero, e anche Sassari. Adesso ho descritto Cagliari, ma con “L’isola delle anime” mi sono addentrato nella Sardegna più profonda. E vorrei veramente espandere questi miei orizzonti».

Che cosa le chiede la gente?

«Devo dire che “L’isola delle anime” è stato un romanzo molto fortunato anche in questo senso, ha veramente scatenato la curiosità della gente che comincia a fare domande che escono dall’immaginario continentale. Ancora oggi verso la Sardegna c’è una curiosità turistica di massa, mirata a ben determinate zone del nostro territorio, invece durante le presentazioni mi rendo conto che i lettori si stanno appassionando anche a una Sardegna diversa e vorrebbero cominciare a leggerla con una diversa lente. C’è un mondo da scoprire e mi riprometto di impegnarmi in questo senso, ci sono tanti luoghi e tante città che avrebbero molto da dire».

Il giallo è stata solo un’avventura o potrebbe ricascarci?

«Questo lo diranno i lettori. Per quel che mi riguarda mi sono divertito molto a scrivere un giallo, quindi se il libro avrà successo... perché no?».

La gente intanto sta cominciando ad avere nostalgia di Eva e Mara, le protagoniste dei suoi libri: torneranno?

«Sì, nel giugno del 2022. Anche perché nel corso dei tour ho trovato un’accoglienza incredibile che mi ha commosso, vengono considerate quasi come due amiche. E in estate saranno ancora con noi».
 

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