Corrado Tedeschi: «La tv non mi manca sono felice col teatro»
di Alessandro Pirina
L’attore in tournée nell’isola insieme con la figlia Camilla «Mettiamo in scena il nostro rapporto di amore e conflitti»
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Padre e figlia sul palco come nella vita. Corrado Tedeschi sbarca in Sardegna con il suo spettacolo “Partenza in salita”, di cui cura anche la regia con Marco Rampoldi: il debutto giovedì a Ozieri, poi venerdì a Olbia e sabato a Meana Sardo, tournée targata Cedac. Al suo fianco la figlia Camilla, anche lei attrice, per la prima volta sul palco insieme al padre.
Tedeschi, che effetto fa dividere la scena con sua figlia?
«Ormai sono già due anni che portiamo in giro la commedia e ogni volta è una avventura meravigliosa. Di fatto mettiamo in scena il nostro rapporto, bellissimo, ma naturalmente pieno di conflitti. Sul palco ci diciamo cose che nella vita non abbiamo il coraggio di dirci. È uno spettacolo molto divertente, con una punta di commozione alla fine».
Quando sua figlia le ha detto di volere fare l’attrice lei come ha reagito?
«Le ho fatto presente le difficoltà di questo mestiere. Purtroppo in questo Paese il merito viene spesso massacrato e l’ho messa in guardia sulle tante delusioni a cui si sarebbe dovuta trovare di fronte. Ma allo stesso tempo le ho detto: se ci credi devi andare avanti. E lei, conscia di tutto ciò, è andata avanti e sta facendo molto bene. Da poco ha fatto anche due film. E comunque se non fosse stata brava glielo avrei detto».
Che tipo di padre è stato?
«Con il teatro un giorno sei qua, domani là e questo ovviamente toglie qualcosa alla famiglia. Lei all’inizio ha sofferto un po’ la mancanza. Io c’ero, ma la sua percezione era che non ci fossi. Tutto questo c’è nella commedia. E comunque io sono un padre molto apprensivo. Un padre tipico italiano».
Le nuove generazioni vengono sempre messe sotto accusa da quelle che l’hanno preceduta. Che idea si è fatto dei giovani di oggi?
«L’ultima generazione mi spaventa. Non mi piace questo uso indiscriminato dei social. Lo trovo devastante. Io odio i social, li uso solo per lavoro. Mi piacerebbe che il teatro diventasse materia di studio a scuola e non di doposcuola. Oggi parlare ai ragazzini di teatro è come parlare in arabo. Io insegno recitazione in una scuola, i ragazzi si interessano ma purtroppo sono pochi».
Negli anni ’80 e ’90 è stato uno dei conduttori televisivi di punta: le manca la tv?
«Mi mancherebbe se si facessero cose come “Doppio slalom”, ma da questa tv è meglio stare lontani. Farei i vaccini anti tv. Vedo cose orripilanti e davvero non saprei cosa fare. Per fortuna, nonostante i tanti problemi, sono tanto felice con il teatro. No, questa tv non mi manca per nulla. Quando facevo “Doppio slalom” i miei vicini di studio erano Raimondo Vianello, Mike, Corrado. Oggi la tv è una immensa palestra per dilettanti. Oggi sono tutti uguali, mediocri. Diciamo che le vie non sono quelle del merito».
Come era la Canale 5 di quei tempi?
«Si respirava un’aria pionieristica. Era la prima grande tv commerciale e dovevamo capire come la gente avrebbe reagito. Alla fine è andata molto bene. La gente si ricorda ancora oggi i nostri programmi, perché erano semplici e fatti con garbo da gente che sapeva fare il mestiere».
A Canale 5 lavorò anche con Raffaella Carrà.
«Raffaella ha rappresentato la società italiana, ha avuto la sensibilità di entrare nelle case degli italiani e lasciare un ricordo indelebile. Lei cantava, ballava, recitava, era molto intelligente e determinata, ed era una che aveva fatto molta gavetta. Oggi si vedono ragazze molto carine che conducono programmi sportivi ma che non sanno cosa dicono. Certe cose non si possono più vedere. Lo dico perché io ho fatto per tre anni lo sport su Italia 1 con Maurizio Mosca».
Nel suo passato c’è anche il calcio giocato: attaccante nelle giovanili della Sampdoria. Ha qualche rimpianto sportivo?
«No, perché a questo punto sarei chissà dove. Ora invece sono in piena attività, il palcoscenico rende più giovani. Ma il calcio resta un amore gigantesco. Il piacere che provo per un gol è lo stesso dell’applauso a fine spettacolo».
Tedeschi, che effetto fa dividere la scena con sua figlia?
«Ormai sono già due anni che portiamo in giro la commedia e ogni volta è una avventura meravigliosa. Di fatto mettiamo in scena il nostro rapporto, bellissimo, ma naturalmente pieno di conflitti. Sul palco ci diciamo cose che nella vita non abbiamo il coraggio di dirci. È uno spettacolo molto divertente, con una punta di commozione alla fine».
Quando sua figlia le ha detto di volere fare l’attrice lei come ha reagito?
«Le ho fatto presente le difficoltà di questo mestiere. Purtroppo in questo Paese il merito viene spesso massacrato e l’ho messa in guardia sulle tante delusioni a cui si sarebbe dovuta trovare di fronte. Ma allo stesso tempo le ho detto: se ci credi devi andare avanti. E lei, conscia di tutto ciò, è andata avanti e sta facendo molto bene. Da poco ha fatto anche due film. E comunque se non fosse stata brava glielo avrei detto».
Che tipo di padre è stato?
«Con il teatro un giorno sei qua, domani là e questo ovviamente toglie qualcosa alla famiglia. Lei all’inizio ha sofferto un po’ la mancanza. Io c’ero, ma la sua percezione era che non ci fossi. Tutto questo c’è nella commedia. E comunque io sono un padre molto apprensivo. Un padre tipico italiano».
Le nuove generazioni vengono sempre messe sotto accusa da quelle che l’hanno preceduta. Che idea si è fatto dei giovani di oggi?
«L’ultima generazione mi spaventa. Non mi piace questo uso indiscriminato dei social. Lo trovo devastante. Io odio i social, li uso solo per lavoro. Mi piacerebbe che il teatro diventasse materia di studio a scuola e non di doposcuola. Oggi parlare ai ragazzini di teatro è come parlare in arabo. Io insegno recitazione in una scuola, i ragazzi si interessano ma purtroppo sono pochi».
Negli anni ’80 e ’90 è stato uno dei conduttori televisivi di punta: le manca la tv?
«Mi mancherebbe se si facessero cose come “Doppio slalom”, ma da questa tv è meglio stare lontani. Farei i vaccini anti tv. Vedo cose orripilanti e davvero non saprei cosa fare. Per fortuna, nonostante i tanti problemi, sono tanto felice con il teatro. No, questa tv non mi manca per nulla. Quando facevo “Doppio slalom” i miei vicini di studio erano Raimondo Vianello, Mike, Corrado. Oggi la tv è una immensa palestra per dilettanti. Oggi sono tutti uguali, mediocri. Diciamo che le vie non sono quelle del merito».
Come era la Canale 5 di quei tempi?
«Si respirava un’aria pionieristica. Era la prima grande tv commerciale e dovevamo capire come la gente avrebbe reagito. Alla fine è andata molto bene. La gente si ricorda ancora oggi i nostri programmi, perché erano semplici e fatti con garbo da gente che sapeva fare il mestiere».
A Canale 5 lavorò anche con Raffaella Carrà.
«Raffaella ha rappresentato la società italiana, ha avuto la sensibilità di entrare nelle case degli italiani e lasciare un ricordo indelebile. Lei cantava, ballava, recitava, era molto intelligente e determinata, ed era una che aveva fatto molta gavetta. Oggi si vedono ragazze molto carine che conducono programmi sportivi ma che non sanno cosa dicono. Certe cose non si possono più vedere. Lo dico perché io ho fatto per tre anni lo sport su Italia 1 con Maurizio Mosca».
Nel suo passato c’è anche il calcio giocato: attaccante nelle giovanili della Sampdoria. Ha qualche rimpianto sportivo?
«No, perché a questo punto sarei chissà dove. Ora invece sono in piena attività, il palcoscenico rende più giovani. Ma il calcio resta un amore gigantesco. Il piacere che provo per un gol è lo stesso dell’applauso a fine spettacolo».
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