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Giovanni Coda, 30 anni d’arte sulle diversità

Giovanni Coda, 30 anni d’arte sulle diversità

Da domani in mostra a Quartu gli scatti del fotografo e pluripremiato regista cagliaritano

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SASSARI. Riesce a bloccare istanti dalla potente forza narrativa, frammenti dai colori saturi intrisi di pura poesia e spiritualità. Scrive così nel suo testo di presentazione Roberta Vanali, curatrice della mostra antologica “30 Exposition” dedicata al trentennale dell’attività artistica di Giovanni Coda che sarà inaugurata domani alle 17.30 all’ex convento dei cappuccini a Quartu Sant’Elena. Trent’anni di carriera. Di scatti, opere di videoarte e film che raccontano il percorso di un artista dalla grande sensibilità il cui lavoro si sofferma sulle discriminazioni e sulle diversità. Fotografia e cinema, con attenzione alle arti performative, i suoi mezzi d’espressione.

I suoi lavori non sono inquadrabili in una tendenza, figli di uno spirito indipendente e di un’apertura alla sperimentazione che connotano la cifra stilistica di Giovanni Coda come ricordato ieri durante la conferenza stampa di presentazione alla quale hanno partecipato, con l’autore e la curatrice, anche il sindaco di Quartu Graziano Milia e l’assessora Rossana Perra.

Tra i suoi progetti fotografici che trovano spazio nella mostra si possono segnalare il reportage “Mexicana”, risultato di un viaggio in Messico sulle tracce della grande Frida Khalo, e il recentissimo “LookDown 2020” che con atmosfere surreali documenta la sospensione forzata, la quotidianità vissuta in quest’epoca drammatica. In ambito cinematografico la carriera di Coda ha avuto una svolta, dopo diversi corti, nel 2013 con il lungometraggio “Il rosa nudo” ispirato alla vita di Pierre Seel, deportato in un campo di concentramento all’età di 17 anni perché omosessuale, che è stato premiato in numerosi festival internazionali. Così come il successivo “Bullied to Death”, del 2015, che affronta la tematica del bullismo omofobico. A questo film è seguito nel 2017, consolidando il successo ricevuto nelle precedenti opere, il cortometraggio “Xavier”, incentrato sull’attacco terroristico agli Champs–Elysées dove trovò la morte il poliziotto Xavier Jugelé. Nel 2019 è poi uscito un altro lungometraggio, “Mark’s Diary” che si ispira a tante storie vere e al libro “Loveability” di Maximiliano Ulivieri che affronta il tema dell’assistenza sessuale per disabili.

Da poco inoltre Giovanni Coda ha completato “Histoire d’une larme” che affronta il controverso tema dell’eutanasia e ha appena iniziato il suo percorso festivaliero. Sempre impegnato in nuovi progetti, il regista è anche impegnato nella produzione di un nuovo film sul femminicidio al quale pensa da tempo: “Bride in the Wind” che dovrebbe uscire l’anno prossimo. La mostra “Giovanni Coda - 30 Exposition” è organizzata dal V-art e dall’associazione culturale Labor, in collaborazione con il Comune di Quartu Sant’Elena, la Fondazione di Sardegna, la Regione, la Sardegna Film Commission e Streen.

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