La Nuova Sardegna

Il pensiero di Gramsci in America Latina

Costantino Cossu
Il pensiero di Gramsci in America Latina

A Cagliari la prima giornata del convegno che fa il punto sulla ricezione dell’opera gramsciana nel mondo

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Gramsci e l’America Latina.. A questo tema è stata in gran parte dedicata la prima giornata del convegno internazionale “Gramsci nel mondo di oggi” organizzato a Cagliari, nella ex Manifattura Tabacchi, dalla International Gramsci Society. Dal Brasile a Cuba, dal Messico alla Colombia al Venezuela, un panorama delle modalità attraverso le quali le teorie dell’autore dei Quaderni sono state recepite in un contesto segnato da forti particolarità storiche, economiche e sociali.

Di Gramsci in Brasile ha parlato Marcos Del Roio, docente all’Universidad Estadual Paulista. In una realtà che è un Occidente altro, un Occidente subalterno, oggi il nome di Gramsci in Brasile è legato soprattutto all’analisi dei dislivelli di potere che marcano, sin dalle sue origini, lo sviluppo del modo di produzione capitalistico. «C’è stato un tempo in cui Gramsci in Brasile era studiato – ha spiegato Del Roio – soprattutto in relazione alla categoria di nazional-popolare. Erano gli anni Sessanta del secolo scorso, il decennio dei movimenti anti capitalisti e anti imperialisti a carattere appunto popolare e nazionale, che tennero il campo sino alla metà degli anni Settanta. Poi venne il tempo del Gramsci teorico dell’autonomia della società civile, una lettura bobbiana che in Brasile ha avuto largo corso: la società civile il bene, la Stato il male. Una torsione del pensiero gramsciano in chiave in ultima istanza liberale, ripresa, in Brasile anche da una parte considerevole delle correnti progressive cattoliche». A partire dagli anni Novanta sino al primo decennio del nuovo secolo, sono state invece le pagine dei Quaderni su americanismo e fordismo e la categoria di rivoluzione passiva a occupare il centro dell’attenzione, in concomitanza con il nuovo ciclo espansivo di un capitalismo ormai globalizzato. Oggi, con la crisi economico-finanziaria e con il riemergere degli squilibri e delle diseguaglianze, si riaffaccia – in Brasile ma in generale in America Latina – la riflessione gramsciana sulle classi subalterne.

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Un aspetto, quest’ultimo, evidenziato anche dall’intervento di Massimo Modonesi, docente all’Universidad Nacional Autonoma de Mexico e studioso dei processi di subordinazione, insubordinazione e autodeterminazione in relazione ai rapporti di dominio e ai movimenti di emancipazione. Una linea di pensiero che, a partire anche da Gramsci, oggi trova in Messico e in America Latina spazi più ampi rispetto a un passato in cui sono prevalse, invece, letture più moderate del pensiero gramsciano. Un Gramsci quindi spendibile immediatamente nel campo della politica su un versante radicale, come ha spiegato Diana Fuentes, docente, a Città del Messico, alla Universidad Autónoma Metropolitana.

Infine, gli interventi di Isabel Monal, dell’Universidad de La Habana, e di Dayrom Roque Lazo, dell’Instituto de filosofia de Cuba. Entrambi hanno delineato il percorso di Gramsci in una Paese dove il marxismo-leninismo di stampo sovietico ha convissuto con correnti del pensiero marxista che sono andate in altre direzioni, come, in parte, le analisi gramsciane.


 

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