Francioni: «Gramsci, un classico come Dante»
Costantino Cossu
Al convegno in corso a Cagliari l’incontro con lo studioso sassarese che è tra i curatori della “Edizione nazionale” delle opere del pensatore sardo
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Gianni Francioni, nato a Sassari nel 1950, si è laureato in Filosofia nel 1972 all’Università di Pavia, dove è stato professore ordinario di Storia della filosofia fino all’anno accademico 2019-2020. Francioni è uno dei curatori dell’ “Edizione nazionale delle opere di Antonio Gramsci” istituita dal ministero dei Beni culturali e in corso di pubblicazione per i tipi dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani. Per fare il punto su questo importante lavoro domenica ad Ales si terrà, a partire dalle 11, un incontro al quale parteciperà con Francioni anche lo storico Leonardo Rapone. L’appuntamento è inserito nel programma del convegno “Gramsci nel mondo di oggi” in corso alla ex Manifattura Tabacchi di Cagliari per iniziativa della International Gramsci Society.
Professor Francioni, com’è strutturata l’Edizione nazionale delle opere di Antonio Gramsci?
«E’ un progetto complesso articolato in quattro sezioni. La prima è costituita dagli “Epistolari”, nove volumi per un totale di dodici tomi che raccolgono la corrispondenza tenuta nel tempo da Gramsci. Le “Lettere dal carcere” (edite per la prima volta nel 1947) sono ormai note a un pubblico vasto. Oltre a queste però c’è tutta l’altra corrispondenza intrattenuta da Gramsci. Per lungo tempo conosciuto soltanto da una ristretta cerchia di studiosi, questo materiale è stato poi in gran parte pubblicato. Ma non tutto e non in maniera sistematica. Con i nove volumi previsti dal piano della sezione “Epistolari” dell’ “Edizione nazionale” ci proponiamo di dare completezza e sistematicità all’intero complesso dei carteggi gramsciani».
E oltre le lettere?
«Oltre le lettere ci sono gli “Scritti giornalistici” redatti prima del carcere e, ovviamente, i “Quaderni”. Per gli “Scritti giornalistici” il problema è sempre stato quello dell’attribuzione. Lo stesso Gramsci parlò di “centinaia e migliaia di articoli di fondo, note di corsivo, note di cronaca, recensioni teatrali” da lui pubblicate su varie testate nel corso di un’intensa attività giornalistica durata dodici anni: una mole di materiale che, come scriveva a Tatiana nel 1931, avrebbe potuto dar luogo a “quindici o venti volumi di quattrocento pagine” ciascuno. Per un certo numero di questi testi, non firmati, non siamo certi che siano di Gramsci. Abbiamo lavorato, quindi, anche con l’utilizzo di particolari sistemi di riconoscimento basati su algoritmi, alla individuazione dei testi autentici, che saranno raccolti in sette volumi».
Novità invece per i “Quaderni”?
«La prima rilevante novità è che nell’“Edizione nazionale” saranno raccolti anche i “Quaderni di traduzione”, che mancavano nella precedente edizione critica, quella curata nel 1975 per Einaudi da Valentino Gerratana. Perché in carcere Gramsci ha anche fatto il traduttore: dal tedesco con ventiquattro fiabe dei fratelli Grimm, una cinquantina di poesie di Goethe, il volume delle conversazioni di Goethe con Eckermann, il manuale di linguistica di Franz Nikolaus Finck “Le famiglie linguistiche del mondo”; dal russo con brani di Tolstoj, Puskin, Gogol’, Turgenev, Dostoevskij, Cechov, Gorkij. Proprio con il volume “Quaderni di traduzioni”, curato da Giuseppe Cospito e da me, abbiamo inaugurato nel 2007 la sezione “Quaderni del carcere” dell’ “Edizione nazionale”. Per il resto dei manoscritti del carcere, li abbiamo disposti secondo un nuovo ordine, risultato di un lungo studio della loro struttura e della loro storia interna».
C’è poi la quarta sezione, “Documenti”…
«Sì, composta da materiale vario rintracciato in diversi archivi o raccolte. Documenti, ad esempio sull’arresto di Gramsci e sulla prigionia. E’ già uscito il primo volume di questa sezione, “Appunti di glottologia 1912-1913”, a cura di Giancarlo Schirru. Il testo è l’unica copia nota degli appunti che Gramsci prese da studente durante la frequenza del corso di Glottologia tenuto all’Università di Torino, nell’anno accademico 1912-1913, da Matteo Bartoli, professore ordinario titolare di quell’insegnamento dal gennaio del 1901».
Tutto questo sul contenuto del vostro lavoro. E la “ratio” dell’impresa, invece, gli obiettivi generali?
«Con l’ “Edizione nazionale” per la prima volta Gramsci viene trattato alla stregua di un grande classico. E’ un autore imprescindibile della storia della nostra cultura, al pari di Dante, Petrarca, Machiavelli, Leopardi o Manzoni. E come a ogni grande classico anche a Gramsci erano dovute precisione del testo e commento adeguato. Un lavoro filologico rigoroso. In particolare per i “Quaderni” abbiamo studiato con attenzione i modi peculiari in cui Gramsci li ha scritti nel corso del tempo. I manoscritti contengono pochi elementi di datazione diretta e non sono stati numerati dall’autore. Abbiamo dunque dovuto ricostruire le relazioni che governano il passaggio da un quaderno a un altro. Esistono sequenze temporali precise e “catene” di collegamenti fra quaderni o fra parti di essi che abbiamo portato alla luce. Gramsci ha scritto i “Quaderni” dando loro un ordine che oggi siamo in grado di ricostruire. Sulla base di quest’ordine abbiamo diviso la sezione “Quaderni” dell’ “Edizione nazionale” in tre volumi: traduzioni, note miscellanee di vario argomento e quaderni monografici».
Un lavoro essenzialmente filologico e in una certa misura anche storico. Servirà a dare impulso a una lettura viva del pensiero di Gramsci, spendibile nel mondo contemporaneo anche in chiave politica?
«Gramsci è stato il più importante pensatore italiano del Novecento. Credo che una conoscenza dei suoi testi accurata dal punto di vista filologico e storico, come quella che noi vogliamo offrire con l’ “Edizione nazionale”, sia indispensabile per dare nuovo impulso a una lettura di Gramsci che non coinvolga soltanto i professori, gli accademici; una lettura che esca dalle università e diventi materia di un confronto culturale ampio nel corpo della società italiana e fuori dei nostri confini nazionali. Personalmente dal 2014 curo in Sardegna, a Ghilarza, una Summer School gramsciana nel corso della quale un gruppo di studiosi trattano ogni anno, per una settimana e per otto ore al giorno, un aspetto dell’elaborazione teorica dell’autore dei “Quaderni” a confronto con quindici studenti, selezionati con rigore in tutte le università del mondo. L’ultima che abbiamo fatto si è appena conclusa, nello scorso mese di settembre, e ha trattato la categoria gramsciana di nazional-popolare. C’è in giro per il mondo un interesse forte per Gramsci, dentro e fuori le università. A questo interesse anche politico, che è evidentemente legato alle nuove contingenze storiche planetarie, crediamo di avere dato, con l’ “Edizione nazionale”, una solida base testuale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Professor Francioni, com’è strutturata l’Edizione nazionale delle opere di Antonio Gramsci?
«E’ un progetto complesso articolato in quattro sezioni. La prima è costituita dagli “Epistolari”, nove volumi per un totale di dodici tomi che raccolgono la corrispondenza tenuta nel tempo da Gramsci. Le “Lettere dal carcere” (edite per la prima volta nel 1947) sono ormai note a un pubblico vasto. Oltre a queste però c’è tutta l’altra corrispondenza intrattenuta da Gramsci. Per lungo tempo conosciuto soltanto da una ristretta cerchia di studiosi, questo materiale è stato poi in gran parte pubblicato. Ma non tutto e non in maniera sistematica. Con i nove volumi previsti dal piano della sezione “Epistolari” dell’ “Edizione nazionale” ci proponiamo di dare completezza e sistematicità all’intero complesso dei carteggi gramsciani».
E oltre le lettere?
«Oltre le lettere ci sono gli “Scritti giornalistici” redatti prima del carcere e, ovviamente, i “Quaderni”. Per gli “Scritti giornalistici” il problema è sempre stato quello dell’attribuzione. Lo stesso Gramsci parlò di “centinaia e migliaia di articoli di fondo, note di corsivo, note di cronaca, recensioni teatrali” da lui pubblicate su varie testate nel corso di un’intensa attività giornalistica durata dodici anni: una mole di materiale che, come scriveva a Tatiana nel 1931, avrebbe potuto dar luogo a “quindici o venti volumi di quattrocento pagine” ciascuno. Per un certo numero di questi testi, non firmati, non siamo certi che siano di Gramsci. Abbiamo lavorato, quindi, anche con l’utilizzo di particolari sistemi di riconoscimento basati su algoritmi, alla individuazione dei testi autentici, che saranno raccolti in sette volumi».
Novità invece per i “Quaderni”?
«La prima rilevante novità è che nell’“Edizione nazionale” saranno raccolti anche i “Quaderni di traduzione”, che mancavano nella precedente edizione critica, quella curata nel 1975 per Einaudi da Valentino Gerratana. Perché in carcere Gramsci ha anche fatto il traduttore: dal tedesco con ventiquattro fiabe dei fratelli Grimm, una cinquantina di poesie di Goethe, il volume delle conversazioni di Goethe con Eckermann, il manuale di linguistica di Franz Nikolaus Finck “Le famiglie linguistiche del mondo”; dal russo con brani di Tolstoj, Puskin, Gogol’, Turgenev, Dostoevskij, Cechov, Gorkij. Proprio con il volume “Quaderni di traduzioni”, curato da Giuseppe Cospito e da me, abbiamo inaugurato nel 2007 la sezione “Quaderni del carcere” dell’ “Edizione nazionale”. Per il resto dei manoscritti del carcere, li abbiamo disposti secondo un nuovo ordine, risultato di un lungo studio della loro struttura e della loro storia interna».
C’è poi la quarta sezione, “Documenti”…
«Sì, composta da materiale vario rintracciato in diversi archivi o raccolte. Documenti, ad esempio sull’arresto di Gramsci e sulla prigionia. E’ già uscito il primo volume di questa sezione, “Appunti di glottologia 1912-1913”, a cura di Giancarlo Schirru. Il testo è l’unica copia nota degli appunti che Gramsci prese da studente durante la frequenza del corso di Glottologia tenuto all’Università di Torino, nell’anno accademico 1912-1913, da Matteo Bartoli, professore ordinario titolare di quell’insegnamento dal gennaio del 1901».
Tutto questo sul contenuto del vostro lavoro. E la “ratio” dell’impresa, invece, gli obiettivi generali?
«Con l’ “Edizione nazionale” per la prima volta Gramsci viene trattato alla stregua di un grande classico. E’ un autore imprescindibile della storia della nostra cultura, al pari di Dante, Petrarca, Machiavelli, Leopardi o Manzoni. E come a ogni grande classico anche a Gramsci erano dovute precisione del testo e commento adeguato. Un lavoro filologico rigoroso. In particolare per i “Quaderni” abbiamo studiato con attenzione i modi peculiari in cui Gramsci li ha scritti nel corso del tempo. I manoscritti contengono pochi elementi di datazione diretta e non sono stati numerati dall’autore. Abbiamo dunque dovuto ricostruire le relazioni che governano il passaggio da un quaderno a un altro. Esistono sequenze temporali precise e “catene” di collegamenti fra quaderni o fra parti di essi che abbiamo portato alla luce. Gramsci ha scritto i “Quaderni” dando loro un ordine che oggi siamo in grado di ricostruire. Sulla base di quest’ordine abbiamo diviso la sezione “Quaderni” dell’ “Edizione nazionale” in tre volumi: traduzioni, note miscellanee di vario argomento e quaderni monografici».
Un lavoro essenzialmente filologico e in una certa misura anche storico. Servirà a dare impulso a una lettura viva del pensiero di Gramsci, spendibile nel mondo contemporaneo anche in chiave politica?
«Gramsci è stato il più importante pensatore italiano del Novecento. Credo che una conoscenza dei suoi testi accurata dal punto di vista filologico e storico, come quella che noi vogliamo offrire con l’ “Edizione nazionale”, sia indispensabile per dare nuovo impulso a una lettura di Gramsci che non coinvolga soltanto i professori, gli accademici; una lettura che esca dalle università e diventi materia di un confronto culturale ampio nel corpo della società italiana e fuori dei nostri confini nazionali. Personalmente dal 2014 curo in Sardegna, a Ghilarza, una Summer School gramsciana nel corso della quale un gruppo di studiosi trattano ogni anno, per una settimana e per otto ore al giorno, un aspetto dell’elaborazione teorica dell’autore dei “Quaderni” a confronto con quindici studenti, selezionati con rigore in tutte le università del mondo. L’ultima che abbiamo fatto si è appena conclusa, nello scorso mese di settembre, e ha trattato la categoria gramsciana di nazional-popolare. C’è in giro per il mondo un interesse forte per Gramsci, dentro e fuori le università. A questo interesse anche politico, che è evidentemente legato alle nuove contingenze storiche planetarie, crediamo di avere dato, con l’ “Edizione nazionale”, una solida base testuale».
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