“La Grazia”, rinasce il film muto della Deledda
Nuove musiche dal vivo per la pellicola del 1929 ispirata a “Di notte”, in proiezione a Cagliari
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CAGLIARI. Nell’ambito dei Convegni internazionali di studi deleddiani organizzati dall’Isre (“Sento tutta la modernità della vita. Attualità di Grazia Deledda a 150 anni dalla nascita”) mercoledì 20 alle 21 nel Teatro Doglio di Cagliari verrà proiettato “La Grazia£, un film muto del 1929, restaurato nel 2005 su un progetto ideato e curato da Sergio Naitza e Susanna Puddu, con la colonna sonora originale composta dal maestro Romeo Scaccia, che mercoledì sarà al pianoforte per accompagnare dal vivo la proiezione. La Grazia è tratto dalla novella Di notte del 1894 di Grazia Deledda, poi diventata nel 1921 un libretto d’opera (sempre a firma della scrittrice nuorese) per debuttare come opera lirica nel 1923 col titolo “La Grazia”.
Nel 1929, complice anche il Premio Nobel conferito alla Deledda tre anni prima, arriva il cinema. Il film, diretto da Aldo De Benedetti, resta fedele alla novella attraverso però una raffinata operazione di ardito adattamento visivo. È la storia di Elias (Giorgio Bianchi), giovane che arriva in un paese di montagna della Sardegna per ereditare delle terre, incontra Simona (la diva del cinema muto Carmen Boni), una pastorella, se ne innamora e al suo ritorno dice che la sposerà.
Durante il viaggio è vittima di un incidente, si risveglia in casa di una ricca donna (Ruth Weyher) che lo seduce e lo trattiene con lei. Ma l’uomo non ha dimenticato la pastorella, che intanto mette al mondo una figlia, frutto di una notte d’amore con Elias. Il quale, catturato dai familiari di Simona, sarà condannato a morte per aver disonorato la pastorella. Finale catartico.
«La Grazia – spiega Sergio Naitza – porta con sé i segni di una vitalità artistica, di una intelligente mediazione fra più piani: il cinema, il teatro, l’opera lirica e la pagina letteraria uniti dal nome di Grazia Deledda. È un film di forte impatto melodrammatico, giocato su contrasti d’ambiente (il mondo pastorale e quello borghese), su psicologie che ruotano sui sentimenti primari di amore, odio, vendetta, perdono. Nel cortocircuito visivo fra naturalismo ottocentesco e interni decò, si nota c’è la mano di Melkiorre Melis, autore dei bozzetti e dei costumi, a loro volta ispirati a quelli di Giuseppe Biasi che li realizzò per l’opera lirica: nel complesso un film che piega l’elemento sardo ad uso creativo, senza scadere nel vieto folclorismo». Per vincere la sfida di conquistare un pubblico contemporaneo, la colonna sonora è stata affidata a Romeo Scaccia. «La Grazia – spiega il musicista – può definirsi un film fuori dal tempo. L’espressività, la carica emotiva che permane nei suoi personaggi e nell’azione scenica, suggeriscono e ispirano una musica evocativa anch’essa fuori dal tempo e libera da stilemi musicali predefiniti. La musica segue il film fondendosi con esso».
Nel 1929, complice anche il Premio Nobel conferito alla Deledda tre anni prima, arriva il cinema. Il film, diretto da Aldo De Benedetti, resta fedele alla novella attraverso però una raffinata operazione di ardito adattamento visivo. È la storia di Elias (Giorgio Bianchi), giovane che arriva in un paese di montagna della Sardegna per ereditare delle terre, incontra Simona (la diva del cinema muto Carmen Boni), una pastorella, se ne innamora e al suo ritorno dice che la sposerà.
Durante il viaggio è vittima di un incidente, si risveglia in casa di una ricca donna (Ruth Weyher) che lo seduce e lo trattiene con lei. Ma l’uomo non ha dimenticato la pastorella, che intanto mette al mondo una figlia, frutto di una notte d’amore con Elias. Il quale, catturato dai familiari di Simona, sarà condannato a morte per aver disonorato la pastorella. Finale catartico.
«La Grazia – spiega Sergio Naitza – porta con sé i segni di una vitalità artistica, di una intelligente mediazione fra più piani: il cinema, il teatro, l’opera lirica e la pagina letteraria uniti dal nome di Grazia Deledda. È un film di forte impatto melodrammatico, giocato su contrasti d’ambiente (il mondo pastorale e quello borghese), su psicologie che ruotano sui sentimenti primari di amore, odio, vendetta, perdono. Nel cortocircuito visivo fra naturalismo ottocentesco e interni decò, si nota c’è la mano di Melkiorre Melis, autore dei bozzetti e dei costumi, a loro volta ispirati a quelli di Giuseppe Biasi che li realizzò per l’opera lirica: nel complesso un film che piega l’elemento sardo ad uso creativo, senza scadere nel vieto folclorismo». Per vincere la sfida di conquistare un pubblico contemporaneo, la colonna sonora è stata affidata a Romeo Scaccia. «La Grazia – spiega il musicista – può definirsi un film fuori dal tempo. L’espressività, la carica emotiva che permane nei suoi personaggi e nell’azione scenica, suggeriscono e ispirano una musica evocativa anch’essa fuori dal tempo e libera da stilemi musicali predefiniti. La musica segue il film fondendosi con esso».
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