Sassari, ritrovati negli archivi gli affreschi perduti del teatro Civico
Realizzati a fine Ottocento dal pittore piemontese Andrea Marchisio furono distrutti nel restauro degli Anni 40. Una famiglia di artisti che ha lasciato il segno a Sassari e in Gallura: Pietro affrescò tante ville liberty e allenò la Torres
Cancellare pezzi della propria storia, sembra una caratteristica scritta nel Dna di Sassari. Una città che a partire dall’Ottocento sembra abbia fatto di tutto per cancellare il proprio passato. Si pensi alle demolizioni delle mura e del castello aragonese, ma anche alle più recenti distruzioni delle tante ville liberty che abbellivano numerose vie cittadine. In questo quadro si inserisce la storia del teatro Civico, uno scrigno delle meraviglie, con gli straordinari affreschi di Andrea Marchisio (Torino 1850-1927), realizzati tra il 1899 e il 1901, che furono cancellati in un radicale intervento di ristrutturazione realizzato tra il 1948 e il 1949, firmato dall’architetto Vico Mossa e dal pittore Filippo Figari, direttore della scuola d’Arte.
Le foto ritrovate
Di quegli straordinari affreschi, alcuni anni fa, il sassarese Luigi Marras ha ritrovato alcune fotografie, realizzate dal padre Salvatore, titolare dello studio di via Cetti. Queste immagini, inedite, nonostante i limiti del bianco e nero, riescono a mostrare la meraviglia perduta. Filippo Figari, in un articolo pubblicato sulla Nuova Sardegna il 18 luglio 1968, descriveva così queste opere: «Un saggio magistrale di quella miscela di spunti classici e adattamenti eclettici che ormai vanno col nome di periodo (o stile) umbertino… a osservarli da vicino, erano proprio quadri inseriti a dovere, ma belli e soprattutto a se stanti e perfino pezzi di galleria». Di tutto questo, come si diceva, è rimasto ben poco, perché il teatro fu completamente rinnovato tra il 1948 e il ’49. I lavori si erano resi urgenti a causa di alcune infiltrazioni d’acqua della volta, che si suppone fosse stata danneggiata da una mitragliata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. La produzione ad affresco di Marchisio fu particolarmente sfortunata, perché anche il ciclo che decorava il Teatro Regio di Torino, da lui compiuto assieme ai suoi allievi, andò distrutto durante un incendio nel 1936 e ne restano scarsi documenti.
Andrea Marchisio
Ma chi era il pittore Andrea Marchisio? E come si intreccia la sua storia, e soprattutto quella del figlio Pietro, con quella di Sassari? Andrea Marchisio approdò a Sassari nel 1896, quando venne chiamato ad allestire l’Esposizione Artistica Sarda nelle sale del Palazzo della Provincia e in quell’occasione il sindaco Gaetano Mariotti gli affidò l’incarico di rinnovare interamente il Teatro Civico sul modello del Regio di Torino. Il pittore realizzò anche le nuove decorazioni di Palazzo Ducale, nonché del palazzo della Provincia e nel teatro Politeama. La sua esperienza sassarese finì qui. Ma che la città fosse nel destino della sua famiglia, fu confermato quando il figlio Pietro (Torino 1885 – Sassari 1933) decise di trasferirsi nel 1908 proprio nella città in cui era stato con la famiglia.
Il figlio Pietro
Figlio di Andrea e di una nobildonna torinese, Carlotta Olivieri, “Pierino”, come veniva chiamato in famiglia, compì i suoi studi all’Accademia torinese e si esercitò frequentemente dal vero nello studio di suo padre, come ha raccontato Silvia Garau nella sua bella tesi di laurea dedicata all'artista (discussa nel 1995). Il primo lavoro che gli venne affidato fu l’affresco di una chiesa, al quale seguirono altre importanti commissioni come le decorazioni dei soffitti della casa Andry (1910), in via Carlo Felice 39, dove un soffitto azzurro, ricordo degli affreschi realizzati da suo padre al Civico, è circondato da tralci di vite carichi di grappoli, rami di ciliegi e melograni. Altro lavoro furono gli affreschi del villino Sisini-Castiglia in viale San Francesco (1913). Sono molti gli edifici privati che ancora oggi custodiscono i soffitti a fresco realizzati tra i primi Anni 10 e i 20 del Novecento, dal vecchio caffè Fresu-Grixoni sotto i portici Crispo fino alla casa De Vita, in piazza d’Italia (dove realizza degli affreschi con ornati in stile sardo), casa Melis in via Cesare Battisti, casa Campus in via Roma, Villa Panu a Monte Oro, casa Dau in Corso Angioy 18. Nel 1910 Pietro si sposò con una nuorese residente a Sassari, Matilde Rossi-Cuneo, decisione che venne osteggiata in tutti i modi da sua madre. Le sue nozze finirono per incrinare definitivamente i suoi rapporti con la famiglia d’origine, che lo diseredò. In quello stesso anno si trasferì temporaneamente con Matilde alla Maddalena, dove gli venne affidato l’insegnamento di Disegno e calligrafia nella Regia scuola tecnica Umberto I. Qui, con il sostegno del Comune, istituì nello stesso anno la Scuola di arti e mestieri e affrescò il Palazzo Municipale e la chiesa parrocchiale. Alla Maddalena eseguì le decorazioni del Cinema Teatro Verdi, mentre per le Ferrovie Sarde si dedicò alle decorazioni esterne e interne delle stazioni ferroviarie sul tronco Tempio-Palau. Nel 1913 rientrò a Sassari e il suo linguaggio artistico venne sempre più gradito dalla committenza, pubblica e privata. Nel 1918 eseguì le decorazioni dell’atrio d’ingresso, del porticato e delle aule della Regia Università di Sassari (interventi rimossi durante una successiva ristrutturazione dell’edificio) e negli anni a seguire quelli della cappella della Vergine delle Grazie nel santuario di San Pietro di Silki e nella cappella della Madonna del Buon Cammino, nella chiesa di Sant’Agostino. Negli Anni 20 chiese e ottenne dai gestori del teatro Politeama di Sassari di riprodurre nel sipario del teatro le réclame dei prodotti commerciali, che venivano così pubblicizzati tramite un telo dipinto negli intervalli tra un atto e l’altro.
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Il pioniere del calcio
Un altro curioso aspetto della vita di Pietro Marchisio riguarda la sua passione per il calcio, che ne fece il principale artefice della diffusione di questo sport in città. Primo allenatore della Società per l’educazione fisica Torres, oggi denominata A.S.D. Torres, ne fu anche il capitano, in anni pionieristici in cui tra i suoi compagni di squadra c’era anche il pittore Stanis Dessy, per qualche anno suo collega nella scuola cittadina di Arti e mestieri di Sassari. La singolare eredità artistico-sportiva di Pierino non è stata abbandonata neppure dai nipoti: uno, Giancarlo, artista e già insegnante d'arte, vive a Cagliari, e un altro, Pier Franco, è stato a lungo preparatore atletico della Torres.
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