Simona Cavallari: «Da remissiva a leonessa»
di Francesca Pierleoni
L’attrice parla del suo ruolo di madre nella fiction ispirata al romanzo di Rosa Ventrella
2 MINUTI DI LETTURA
ROMA. Donne inquiete, ribelli, ferite, fragili, forti, coraggiose, indipendenti, lontane dagli stereotipi. Sono tra i ritratti ai quali ha dato volto tra cinema e tv, da “La Piovra 4” a “Pizza Connection”, da “Il sogno della farfalla” a “Squadra antimafia”, Simona Cavallari, che ha debuttato su un set a nove anni. In un ruolo più inedito per lei, quello di madre e moglie remissiva capace però di diventare una leonessa per i figli, ora Cavallari torna sul piccolo schermo nella serie tv “Storia di una famiglia perbene” di Stefano Reali,che ha tra gli interpreti anche il giovanissimo Andrea Aru (il cast si completa con Giuseppe Zeno, Federica Torchetti, Silvia Rossi, Carmine Buschini, Vanni Bramati, Andrea Arru e Marco Falaguasta).
Il racconto si snoda in un intreccio di famiglie, criminalità e destini da rovesciare, ambientato nella Bari Vecchia tra il 1985 e il 1992. La serie adatta l’omonimo romanzo di Rosa Ventrella (Newton Compton) tradotto in 17 Paesi. Maria (interpretata nelle diverse età da Silvia Rossi e Federica Torchetti), che conosciamo come 13enne determinata, brillante e ribelle, soprannominata per il carattere insolente Malacarne, è cresciuta in una famiglia di pescatori, con il padre Antonio (Zeno), uomo duro e violento, e la mamma amorevole Teresa (Cavallari), insieme con i fratelli.
Il legame sempre più forte che l’adolescente stringe con il compagno di scuola Michele (interpretato nelle diverse età da Andrea Arru e da Carmine Buschini) suo compagno di scuola, figlio del boss della malavita Nicola (Vanni Bramati) diventa centrale in una rete di scelte difficili, tragedie e rivelazioni, che coinvolgono entrambe le famiglie.
«Ho fatto più fatica all’inizio ad amare il personaggio di Teresa – spiega Cavallari –. Mi faceva rabbia il suo silenzio, però la sua intelligenza le fa capire che è meglio “lavorare” nel sottobosco, dicendo una parola al momento giusto, per raggiungere i suoi obiettivi, come cercare di far studiare i figli, soprattutto Maria, la più piccola e più dotata». Tuttavia quando si verifica un evento tragico che tocca uno dei figli, questa madre «tira fuori la leonessa che ha in sè, tutta la rabbia accumulata per anni». Simona Cavallari, madre di tre figli, nella realtà è più simile per temperamento a Maria: «Anche grazie a giovani donne come lei si è arrivati a un cambiamento in una cultura oppressiva».
Il racconto si snoda in un intreccio di famiglie, criminalità e destini da rovesciare, ambientato nella Bari Vecchia tra il 1985 e il 1992. La serie adatta l’omonimo romanzo di Rosa Ventrella (Newton Compton) tradotto in 17 Paesi. Maria (interpretata nelle diverse età da Silvia Rossi e Federica Torchetti), che conosciamo come 13enne determinata, brillante e ribelle, soprannominata per il carattere insolente Malacarne, è cresciuta in una famiglia di pescatori, con il padre Antonio (Zeno), uomo duro e violento, e la mamma amorevole Teresa (Cavallari), insieme con i fratelli.
Il legame sempre più forte che l’adolescente stringe con il compagno di scuola Michele (interpretato nelle diverse età da Andrea Arru e da Carmine Buschini) suo compagno di scuola, figlio del boss della malavita Nicola (Vanni Bramati) diventa centrale in una rete di scelte difficili, tragedie e rivelazioni, che coinvolgono entrambe le famiglie.
«Ho fatto più fatica all’inizio ad amare il personaggio di Teresa – spiega Cavallari –. Mi faceva rabbia il suo silenzio, però la sua intelligenza le fa capire che è meglio “lavorare” nel sottobosco, dicendo una parola al momento giusto, per raggiungere i suoi obiettivi, come cercare di far studiare i figli, soprattutto Maria, la più piccola e più dotata». Tuttavia quando si verifica un evento tragico che tocca uno dei figli, questa madre «tira fuori la leonessa che ha in sè, tutta la rabbia accumulata per anni». Simona Cavallari, madre di tre figli, nella realtà è più simile per temperamento a Maria: «Anche grazie a giovani donne come lei si è arrivati a un cambiamento in una cultura oppressiva».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
