Sangue sul campo Il sacrificio al fronte degli sportivi sardi
di Andrea Sini
Sono circa 70 gli atleti isolani periti nella Grande Guerra Tra loro un medico-artista appassionato di foot-ball
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La divisa da soldato macchiata di fango e di sangue, quella da sportivo lasciata per sempre a casa, a mille chilometri di distanza, mai più riutilizzata. Vite spezzate nel fiore degli anni e atti di eroismo che un secolo dopo sono solo inchiostro sulla carta ingiallita dei bollettini militari dell’epoca. Oppure, nella migliore delle ipotesi, una medaglia a ricordo delle loro gesta sul fronte.
Nella carneficina della Prima guerra mondiale scorre il sangue di migliaia di soldati sardi, e tra questi brilla quello di tanti sportivi che negli anni Dieci del Novecento avevano dato lustro alle pioneristiche società della nostra isola.
La più bella gioventù. Dall’Amsicora alla Torres, dalla Iosto al Club Sportivo Sassari, dall’Eleonora d’Arborea alla Rari Nantes alla Canottieri Ichnusa, sono circa settanta gli atleti caduti sul campo durante la Grande guerra, tra questi almeno quattordici erano pionieri del football in Sardegna. A prescindere dalle società di riferimento, più o meno tutte le zone dell’isola sono rappresentate in questo triste album di figurine listato a lutto, comprese la Gallura e le zone dell’interno.
A chiarire alcuni lati oscuri e a tirare fuori da un ormai secolare oblio molte di queste figure di sportivi in divisa militare, ha contribuito in maniera decisiva lo studioso iglesiente Mario Fadda, che all’argomento ha dedicato un capitolo del suo libro “I pionieri del football sardo - 1902-1935”.
Il primo caduto. Il primo sportivo sardo caduto sul fronte dovrebbe essere Raffaele Marras, cagliaritano, atleta della Rari Nantes che giocò anche a calcio con i colori della Eleonora D’Arborea, società cagliaritana molto attiva all’epoca. Fu tra i protagonisti dei tornei studenteschi disputati a cavallo del 1910, poi venne chiamato sul fronte e, sotto le insegne del 46° reggimento (la Brigata Reggio, di stanza in Sardegna) perse la vita sulla cima Falzarego il 15 giugno 1915, quindi appena una ventina di giorni dopo l’ingresso in guerra dell’Italia. In realtà c’è un piccolo giallo legato ai primi caduti: Gerolamo Pes, nativo di Calangianus, studiava a Sassari in Giurisprudenza ed era tesserato con il Club Sportivo Sassari. Con la maglia biancoceleste giocò la finale dei campionati sardi del 1911 contro la Torres e morì in azione sul monte Mrzli, sul fronte sloveno: nel database ufficiale la sua data di morte è collocata il 28 novembre 1915, mentre nel diario dell’89° reggimento, di cui faceva parte come ufficiale, risulta caduto il 2 giugno 1915. Se così fosse Pes, al quale l’ateneo sassarese assegnò la laurea postuma, sarebbe in effetti il primo sportivo sardo morto nella Grande guerra.
Il medico pittore. Una delle figure più particolari che emergono dalle carte è qulla di Giuseppe Frassetto, nato a Sennori il 18 dicembre 1887, che di professione faceva il medico e che coltivava non una ma due passioni: giocava a calcio nel Club Sportivo ed era anche un pittore che faceva parte del gruppo delle avanguardie di Giuseppe Biasi. Nel suo curriculum vantava già una personale, esposta a Cagliari nel 1914. Anche lui giocò la finale dei campionati sardi dell’11 a Sassari e anche lui, che faceva parte della direzione sanità del 9° corpo d’armata, perì sul fronte nord orientale. A ucciderlo non furono proiettili o granate degli austriaci, ma una malattia contratta in un ospedale da campo a nord del Friuli l’11 ottobre 1917, pochi giorni prima della rotta di Caporetto.
La medaglia d’oro. Tra gli sportivi sardi caduti sul fronte, in tanti hanno ricevuto encomi e medaglie. Uno di loro addirittura d’oro: è Francesco Fadda, figlio del capostazione di Tempio, attivo a Cagliari nella squadra di calcio dell’istituto tecnico “Martini”. Il 21 maggio 1916 si trovava sul Dente del Sief, sul fronte dolomitico nei pressi del Col di Lana, insieme ai commilitoni del 46° reggimento. Colpito una granata, che gli dilaniò le gambe, rifiutò la barella e restò sul posto a incitare gli altri soldati, morendo dissanguato proprio mentre il suo reggimento conquistava la trincea nemica.
Carneficina torresina. Particolarmente alto il prezzo pagato dalla Sef Torres, che mandò sul fronte decine di atleti di varie discipline e vide perire almeno 18 tesserati. Tre di questi persero la vita nel giro di due giorni, tra il 15 e il 16 giugno 1918. Il 15 morì sul Grappa Mario Allegretti, nato a Bono nel 1897, capo di un reggimento di artiglieria rimasto senza fucilieri di scorta. Pagò con la vita e venne “ricompensato” con una medaglia d’argento e una di bronzo al valore militare. Il giorno successivo caddero sul campo il tenente Mario Carboni, classe 1897, decorato con la medaglia d’argento, e Ludovico “Vico” Ottonello, uno dei ragazzi del’99. Anche nel suo caso l’estremo sacrificio, sul basso Piave, gli valse una medaglia d’argento.
Destini incrociati. Stefano Giagheddu, tempiese di origine, calciatore dell’Amsicora, aveva probabilmente toccato l’apice della sua carriera da footballer nel 1911, quando scese in campo in piazza d’Armi a Torino contro la Bentegodi di Verona. Mandato sul fronte con 20° reggimento fanteria, cadde il 28 giugno 1916 sul Monte San Michele, sul Carso, avvelenato dal gas utilizzato dagli austriaci. Morì a 48 ore e a pochi chilometri di distanza dal punto in cui perse la vita uno sportivo di primissimo piano: Giuseppe Fossati, capitano dell’Inter e giocatore della nazionale, cadde infatti a Monfalcone mentre era impegnato in un’azione con l’8º Reggimento di fanteria della Brigata Cuneo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Nella carneficina della Prima guerra mondiale scorre il sangue di migliaia di soldati sardi, e tra questi brilla quello di tanti sportivi che negli anni Dieci del Novecento avevano dato lustro alle pioneristiche società della nostra isola.
La più bella gioventù. Dall’Amsicora alla Torres, dalla Iosto al Club Sportivo Sassari, dall’Eleonora d’Arborea alla Rari Nantes alla Canottieri Ichnusa, sono circa settanta gli atleti caduti sul campo durante la Grande guerra, tra questi almeno quattordici erano pionieri del football in Sardegna. A prescindere dalle società di riferimento, più o meno tutte le zone dell’isola sono rappresentate in questo triste album di figurine listato a lutto, comprese la Gallura e le zone dell’interno.
A chiarire alcuni lati oscuri e a tirare fuori da un ormai secolare oblio molte di queste figure di sportivi in divisa militare, ha contribuito in maniera decisiva lo studioso iglesiente Mario Fadda, che all’argomento ha dedicato un capitolo del suo libro “I pionieri del football sardo - 1902-1935”.
Il primo caduto. Il primo sportivo sardo caduto sul fronte dovrebbe essere Raffaele Marras, cagliaritano, atleta della Rari Nantes che giocò anche a calcio con i colori della Eleonora D’Arborea, società cagliaritana molto attiva all’epoca. Fu tra i protagonisti dei tornei studenteschi disputati a cavallo del 1910, poi venne chiamato sul fronte e, sotto le insegne del 46° reggimento (la Brigata Reggio, di stanza in Sardegna) perse la vita sulla cima Falzarego il 15 giugno 1915, quindi appena una ventina di giorni dopo l’ingresso in guerra dell’Italia. In realtà c’è un piccolo giallo legato ai primi caduti: Gerolamo Pes, nativo di Calangianus, studiava a Sassari in Giurisprudenza ed era tesserato con il Club Sportivo Sassari. Con la maglia biancoceleste giocò la finale dei campionati sardi del 1911 contro la Torres e morì in azione sul monte Mrzli, sul fronte sloveno: nel database ufficiale la sua data di morte è collocata il 28 novembre 1915, mentre nel diario dell’89° reggimento, di cui faceva parte come ufficiale, risulta caduto il 2 giugno 1915. Se così fosse Pes, al quale l’ateneo sassarese assegnò la laurea postuma, sarebbe in effetti il primo sportivo sardo morto nella Grande guerra.
Il medico pittore. Una delle figure più particolari che emergono dalle carte è qulla di Giuseppe Frassetto, nato a Sennori il 18 dicembre 1887, che di professione faceva il medico e che coltivava non una ma due passioni: giocava a calcio nel Club Sportivo ed era anche un pittore che faceva parte del gruppo delle avanguardie di Giuseppe Biasi. Nel suo curriculum vantava già una personale, esposta a Cagliari nel 1914. Anche lui giocò la finale dei campionati sardi dell’11 a Sassari e anche lui, che faceva parte della direzione sanità del 9° corpo d’armata, perì sul fronte nord orientale. A ucciderlo non furono proiettili o granate degli austriaci, ma una malattia contratta in un ospedale da campo a nord del Friuli l’11 ottobre 1917, pochi giorni prima della rotta di Caporetto.
La medaglia d’oro. Tra gli sportivi sardi caduti sul fronte, in tanti hanno ricevuto encomi e medaglie. Uno di loro addirittura d’oro: è Francesco Fadda, figlio del capostazione di Tempio, attivo a Cagliari nella squadra di calcio dell’istituto tecnico “Martini”. Il 21 maggio 1916 si trovava sul Dente del Sief, sul fronte dolomitico nei pressi del Col di Lana, insieme ai commilitoni del 46° reggimento. Colpito una granata, che gli dilaniò le gambe, rifiutò la barella e restò sul posto a incitare gli altri soldati, morendo dissanguato proprio mentre il suo reggimento conquistava la trincea nemica.
Carneficina torresina. Particolarmente alto il prezzo pagato dalla Sef Torres, che mandò sul fronte decine di atleti di varie discipline e vide perire almeno 18 tesserati. Tre di questi persero la vita nel giro di due giorni, tra il 15 e il 16 giugno 1918. Il 15 morì sul Grappa Mario Allegretti, nato a Bono nel 1897, capo di un reggimento di artiglieria rimasto senza fucilieri di scorta. Pagò con la vita e venne “ricompensato” con una medaglia d’argento e una di bronzo al valore militare. Il giorno successivo caddero sul campo il tenente Mario Carboni, classe 1897, decorato con la medaglia d’argento, e Ludovico “Vico” Ottonello, uno dei ragazzi del’99. Anche nel suo caso l’estremo sacrificio, sul basso Piave, gli valse una medaglia d’argento.
Destini incrociati. Stefano Giagheddu, tempiese di origine, calciatore dell’Amsicora, aveva probabilmente toccato l’apice della sua carriera da footballer nel 1911, quando scese in campo in piazza d’Armi a Torino contro la Bentegodi di Verona. Mandato sul fronte con 20° reggimento fanteria, cadde il 28 giugno 1916 sul Monte San Michele, sul Carso, avvelenato dal gas utilizzato dagli austriaci. Morì a 48 ore e a pochi chilometri di distanza dal punto in cui perse la vita uno sportivo di primissimo piano: Giuseppe Fossati, capitano dell’Inter e giocatore della nazionale, cadde infatti a Monfalcone mentre era impegnato in un’azione con l’8º Reggimento di fanteria della Brigata Cuneo.
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