La Nuova Sardegna

«Vi spiego punto per punto la lotta contro il Covid»

di Angiola Bellu
«Vi spiego punto per punto la lotta contro il Covid»

Un manuale di Antonio Clavenna dell’Istituto indipendente Mario Negri di Milano  per chiarire finalmente gli aspetti più discussi su vaccini, tamponi e pandemia  

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Nel caotico flusso di informazioni sulla pandemia, ci attende in libreria “Covid: prevenire, curare, conviverci” (Vallardi, pagine 159, 14,90 euro), prezioso manuale scritto da Antonio Clavenna, Arrigo Schieppati e da Giuseppe Remuzzi, rispettivamente ricercatori e Direttore del prestigioso Istituto Mario Negri, ente morale senza scopo di lucro che opera nel campo della ricerca biomedica. Il Negri è indipendente rispetto a interessi commerciali, politici, credo religiosi, e ha scelto di non brevettare le proprie scoperte.

Abbiamo chiesto al dottor Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia dell'istituto, di fare un po’ di luce sulla nostra convivenza con il virus.

Perché un libro fatto sotto forma di domande?

«Alcuni ricercatori dell’Istituto Mario Negri sono stati impegnati nel fornire risposte ai cittadini che chiedevano informazioni riguardo alla malattia e ai vaccini. Al Professor Remuzzi è venuta l’idea di raccogliere queste domande perché siano una fonte di informazione per tutti».

Cosa sta succedendo nel Regno Unito che, nonostante la campagna vaccinale ha numeri allarmanti di contagiati? Quali sono le differenze con l’Italia?

«Occorre considerare diversi fattori: intanto un numero elevato di persone nel Regno Unito sono state vaccinate nei primi mesi del 2021, quindi è già possibile una diminuzione dell’efficacia dei vaccini; in secondo luogo è stato utilizzato il vaccino Astrazeneca anche per gli ultraottantenni, e alcuni dati indicano che sarebbe un po’ meno efficace in questa fascia di età nel prevenire un’infezione rispetto ai vaccini a RNA messaggero. Il terzo fattore: nel Regno Unito non sono più in vigore molte misure attuate in Italia – come l’utilizzo della mascherina al chiuso – e ciò potrebbe aver contribuito all’aumento di casi. Va considerato che il numero di ricoveri e decessi è completamento differente da quello che hanno avuto, a parità di casi, all’inizio del 2021, quando i vaccini non c’erano: questo è un motivo di conforto anche per noi».

In che misura un vaccinato che contrae il virus in forma leggera può essere pericoloso per gli altri?

«È evidente, sulla base di differenti studi, che chi ha fatto il vaccino ha una minore durata dei sintomi e del tempo in cui il virus è presente nelle vie aeree superiori, quindi ha meno possibilità di passare il virus ad altri. Fare il vaccino significa che la probabilità che ho di ammalarmi e trasmettere il virus agli altri è di molto inferiore rispetto ad una persona non vaccinata».

Può spiegarci come funziona la terza dose?

«Riguardo alla sicurezza ci sono dati abbastanza solidi per dire che non ci sono grosse differenze rispetto al rischio di effetti collaterali, tra le dosi precedenti e la terza. Appare dall’esperienza che chi effettua la terza dose potrebbe andare incontro agli stessi effetti collaterali delle somministrazioni precedenti: dolore al sito dell’iniezione, stanchezza, febbre, mal di testa, brividi. In Italia la terza dose è effettuata con il vaccino Pfizer, e si tratta più propriamente di un richiamo. E’ probabile che nei prossimi giorni verrà data autorizzazione per il richiamo anche con Moderna. Questo richiamo verrà fatto anche a chi in precedenza sia stato vaccinato con Astrazeneca o Johnson&Johnson, senza rischio maggiore di effetti collaterali».

Chi deve fare la terza dose?

«I dati ci dicono che è necessaria per chi ha malattie che riducono l’efficienza del sistema immunitario o che assumono farmaci che lo deprimono. È molto importante il richiamo per le persone più a rischio di avere forme gravi di Covid-19, a partire da chi risiede nelle RSA, ai grandi anziani, a chi lavora in prima linea nella Sanità, come medici e infermieri. In Italia è stata estesa la possibilità di fare il richiamo a tutte le categorie di anziani e a chi ha malattie croniche. Al di fuori di queste categorie, al momento, non ci son dati che dicono che sia necessario o importante effettuare un richiamo per giovani e adulti».

Ci sarà la necessità di ulteriori richiami nel tempo?

«Non sappiamo: se sarà un richiamo da fare ogni anno lo vedremo nei prossimi mesi».

Quanto è efficace fare un test sierologico per rilevare la presenza di anticorpi prodotti dal nostro sistema immunitario?

«Ad ora è poco utile fare un test per decidere se sia il caso di fare un richiamo o una vaccinazione; non sappiamo ancora quale sia il livello di anticorpi in grado di proteggere una persona dall’infezione. Il test potrebbe dire solo se ci sono pochi o tanti anticorpi ma non dà informazioni sul rischio di contrarre una forma più o meno grave di malattia».

Qual è la validità e l’uso corretto dei tamponi molecolari e antigenici rapidi?

«In generale il test molecolare è più attendibile di quello antigenico rapido, però entrambi hanno limiti come i falsi negativi, cioè persone che hanno il virus e non risultano positivi al test. Per un uso corretto è importante tener presente che se faccio il tampone oggi non è detto che nelle prossime ore non mi contagerò: il tampone fotografa la situazione al momento in cui si è fatto il test».

Quale è il grado di sicurezza che offre il green-pass da vaccino rispetto al tampone?

«Rispetto alla certificazione, si accetta di correre alcuni rischi che potrebbero esistere sia per i vaccinati che per chi ha fatto il tampone. Questo nell’ottica di ridurre il più possibile la creazione di focolai di contagio. Non posso escludere del tutto che ciò possa avvenire. L’obiettivo è consentire la ripresa con una certa sicurezza senza aver l’ambizione del rischio zero».

Come prosegue la ricerca scientifica?

«La ricerca prosegue con grande impegno e con risultati che appaiono abbastanza promettenti sia in termini di farmaci che di possibili nuovi vaccini. È recente la notizia che l’Agenzia europea del farmaco ha avviato la procedura di valutazione di un nuovo antivirale, il Molnupiravir, che – stando ai dati diffusi dalla casa farmaceutica per cui prendiamoli con cautela – se usato precocemente potrebbe ridurre il rischio del ricovero e di aggravamento della malattia. Prosegue la ricerca su nuovi anticorpi monoclonali e si sta studiando la possibilità di usarli in prevenzione su persone esposte al rischio del contagio. Prosegue anche la ricerca sui nuovi vaccini ed è possibile che alcuni a breve potrebbero essere utilizzati per il richiamo, su persone con gravi allergie che attualmente non possono essere vaccinate, su chi ha attualmente forti resistenze verso il vaccino a RNA messaggero».

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