CAGLIARI. Il mito di Gigi Riva è sempre vivo. A 45 anni dalla sua ultima partita è come se avesse smesso ieri e la dimostrazione è avvenuta ancora una volta giovedì all’auditorium del Conservatorio di Cagliari, quando è andata in scena la “prima” dello spettacolo “Luigi” a lui dedicato. Tutto esaurito per l’opera scritta da Giorgio Pitzianti con una voce narrante d’eccezione, quella di Luca Ward, attore-doppiatore che ha vestito i panni di Riva. Un’opera in cui il supercampione del Cagliari e della nazionale appare sotto una veste diverse.
Pitzianti ha ricostruito la vita dell’uomo, la sua infanzia, la crescita professionale, ma anche i dolori per la morte del padre, della madre e di una sorella in tenera età, e poi anche i successi, l’amore per la Sardegna, diventata la sua casa, sino alla vecchiaia e ai dubbi che attanagliano un anziano nell’ultimo tratto della sua vita.
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Un lavoro complesso quello di Pitzianti. Sei atti con intercalate le musiche, composte con Christian Cassinelli, Riccardo Leone e Tommaso Spada, ed eseguite da giovani musicisti del conservatorio. Quindi le apparizioni dei figuranti: un piccolo Riva con un pallone di cuoio in mano, il letto di morte di papà Ugo e mamma Edis, poi un giovane con la tenuta del Legnano, le sorelle, e ancora Gigi con la maglia numero 11 degli anni d’oro del Cagliari. Ma anche, alla fine, un Riva seduto in poltrona, che riflette e fuma la sua ancora immancabile sigaretta.
Il tutto legato con una fine trama dalle parole di Luca Ward, che interpreta “Luigi” con una voce profonda, che arriva sino al cuore. E racconta del ragazzino felice perché «tutti mi volevano in squadra, anche i bambini più grandi di me, perché con me vincevano». E poi il passaggio al Legnano con un sogno nel cassetto «giocare con la maglia dell’Inter». Un’infanzia però falcidiata da quei lutti importanti, che lo segnano per tutta la vita. Poi c’è l’arrivo in Sardegna meta inizialmente rifiutata.
«Qui non voglio rimanere, questa è la terra dove viene mandato chi è punito». Ma invece si crea un legame stretto con l’isola, sino al trionfo incredibile dello scudetto. «Quel pomeriggio in casa della Juve – racconta – ci chiamavano pastori e pecorai, e per noi quella non era più una partita di pallone, ma una voglia di giustizia». Arriva la vecchiaia dopo i trionfi e il tono di Luca Ward si fa forte e severo, nel desiderio di poter cambiare quella infanzia e nei punti interrogativi relativi all’aldilà. «Punto tutto su un’altra vittoria impossibile: voglio rivedere la mia famiglia. Se vinco, tutto ha un senso. Io sono Luigi».
Scatta un applauso prolungato dell’Auditorium, che lascia quasi stupito l’autore Pitzianti che arriva timidamente sul palcoscenico incoraggiato da Luca Ward. Il quale non nasconde di aver avuto qualche difficoltà nell’affrontare questa prova artistica. «La vita di Riva ricorda in qualche aspetto anche la mia – ha confessato – e per questo in certi passaggi l’emozione è stata tanta».
Ward ha chiuso rivolgendosi al pubblico per ringraziare e festeggiare «un teatro nuovamente pieno dopo tanta sofferenza a causa della pandemia anche per il mondo dello spettacolo». Un messaggio di rinascita. Eppure c’è chi ancora non lo capisce. In questi giorni lo stesso Riva, assente giovedì come ormai abitudine degli ultimi anni in cui si è ritirato a vita privata, ha preso una posizione molto decisa a proposito. Ha fatto la terza dose del vaccino anticovid e ha bacchettato i “no vax”: «La loro è una follia». Parola di “Luigi”, il numero uno dei campioni.