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Nesbø, passioni estreme su una lunghezza breve

Nesbø, passioni estreme su una lunghezza breve

Esce “Gelosia”, una raccolta di racconti firmati dall’autore norvegese  Esplorazione degli impulsi incontrollabili mossi dal desiderio di vendetta

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Siamo abituati a leggerlo e amarlo sulla distanza lunga, a volte anche lunghissima, Jo Nesbø, e così desta una certa curiosità ritrovarlo con “Gelosia” (Einaudi, 260 pagine, 17,50 euro traduzione di Eva Kampmann) impegnato con raccolta di racconti.

Di uno diciamo subito perché da solo giustifica la lettura, ed è “Odd”, storia di uno scrittore di successo (che lui ritiene immeritato rispetto ai reali meriti artistici) che prossimo a un’intervista televisiva che ne potrebbe ampliare la platea di lettori, si rende conto di voler rifiutare ciò che ha fin lì riempito la sua vita: il cosiddetto circo mediatico, l’esposizione pubblica, l’appagamento che riceve dall’essere incensato dalla critica o riconosciuto per strada. Un secondo prima di entrare in scena, Odd Rimmen si gira e se ne va, con il risultato non voluto di creare un caso internazionale attorno alla propria figura. Seguono un omicidio, un grande amore, un figlio, una carriera che si complica: o forse niente di tutto questo. Non aggiungiamo altro per non togliere a nessuno il piacere di godersi un simile piccolo gioiello, un classico esempio della produzione del norvegese, che come pochi altri sa arricchire la letteratura criminale di temi, echi, suggestioni provenienti dai territori più disparati.

Uguale discorso per il racconto che dà il titolo al libro, il più ampio dei sette. «Io sono l’uomo che chiamano quando c’è il sospetto che dietro l’omicidio ci sia il movente della gelosia. Dicono che sento l’odore della gelosia. Ovviamente, non è vero. La gelosia non ha né un odore, né un colore, né un suono particolare. Però ha una storia. E proprio ascoltando quella storia, sia il detto che il taciuto, riesco a stabilire se mi trovo davanti a un animale disperato, ferito. Ascolto e capisco. Capisco perché cerco di sentire me stesso, Nikos Balli. Capisco perché sono anch’io un animale ferito». Si presenta così il poliziotto che nella sua Atene è soprannominato “l’uomo della gelosia”, quando è convocato sull’isola di Kalymnos per il caso di una scomparsa che potrebbe celare un delitto. Il sospettato è Franz, gemello omozigotico della possibile vittima, Julian. Con sullo sfondo il mondo delle arrampicate, nella vicenda dei due fratelli, forse originata da un triangolo amoroso, Nikos Balli rivive una sua vicenda personale, quella che gli ha segnato l’esistenza quand’era studente universitario. Ma non si tratta di un banale gioco narrativo di rispecchiamenti: perché ritroviamo qui in maniera felice altri due marchi di fabbrica di Nesbø, l’introspezione psicologica sempre credibile del singolo individuo e lo scandaglio nell’animo umano. Con l’eccezione di “Londra” e “La confessione”, questi sì un po’ banali per via della loro prevedibilità, decisamente più che godibili sono anche i restanti brani “La fila”, “La spazzatura” e “L’orecchino”, che mettono in mostra persone comuni alle prese con menzogna e desiderio di vendetta. Un desiderio spesso coltivato con calma, con calcolo, e una vendetta che quindi arriva non per via di un impulso incontrollabile, ma come “logica” conseguenza del torto subito.

Sta qui una delle grandi capacità di Nesbø, che “Gelosia” ci conferma: nel descrivere, come ciò che sono in realtà, emozioni e sentimenti che di solito riteniamo estremi e per questo socialmente rifiutiamo e attribuiamo solo ed esclusivamente agli altri, mai a noi stessi: perfettamente normali.

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