Federico Buffa: «Riva e De André, passione rossoblu»

Nuovo spettacolo ideato dal noto giornalista sportivo “Amici fragili” è in anteprima nazionale a Sassari  il 30 novembre

Gigi Riva e Fabrizio De André si sono incontrati una sola volta nella loro vita, nel 1969, a Genova, dopo una partita del Cagliari a Marassi contro la Samp. Una serata unica e irripetibile come i due protagonisti. Il giornalista Federico Buffa, diventato ormai lo storyteller più famoso d’Italia in ambito sportivo, è rimasto affascinato dalla storia tanto da farne uno spettacolo teatrale che martedì 30 novembre sarà in anteprima nazionale al Teatro Verdi di Sassari.

«Per la verità molto lo dobbiamo a Marco Caronna – dice Federico Buffa –. Lui, regista di alcuni miei spettacoli, e di questo, dopo il mio documentario Sky “Riva, l’uomo che visse due volte” seppe che Gigi aveva incontrato De André, e mi disse: Ma davvero è successo? Allora, dobbiamo fare uno spettacolo su questa storia”. E dunque ci siamo incontrati su questa strada: io rivologo e lui deandreiano».

Con quale risultato Federico Buffa?

«Ne è scaturito uno spettacolo di 90 minuti, anche più, molto dipende da me, da come va. Io sono sempre in scena e con me il regista Caronna che canta e suona la chitarra e le percussioni, mentre Alessandro Nidi sta al pianoforte e alle tastiere. Diciamo che è la cosa più difficile che affronto sul palco. Ma è anche molto stimolante, vista la statura dei due personaggi».

Come è articolato lo spettacolo?

«Un atto unico diviso in 11 scene, un numero certo non casuale. Alle spalle ci sono dei disegni su tulle, qualche immagine di calcio come quelle della partita vinta dal Cagliari per 3-1 sull’Inter nel 1970. E poi un video, un cammeo di Paolo Fresu che suona No potho reposare, forse il brano di musica sarda più conosciuto in tutta Italia».

Come nasce il Federico Buffa “rivologo”?

«Lo sono stato dall’infanzia. Io trascorrevo le mie estati da ragazzino a Sangiano, un paesino attaccato senza soluzione di continuità con Leggiuno, il paese natale di Riva. Quando sapevamo che lui si trovava lì, allora io con i miei amici andavamo sotto casa sua, e aspettavamo, aspettavamo. Dopo un po’ compariva lui, con la sigaretta, a fumare sul balcone. Eravamo degli stalker, ma molto tranquilli. E già il solo vederlo ci riempiva di gioia».

Il titolo dello spettacolo è chiaramente un riferimento alla canzone “Amico fragile” scritta da De André.

«Sì, uno dei pezzi che De André considera più importanti nella sua carriera di cantautore. Un testo che spiega l’anticonformismo, il disprezzo per certa borghesia e la voglia di rompere gli schemi da parte di Faber, tratti che si ritrovano chiaramente anche in Gigi Riva».

A proposito di Riva, in questo periodo c’è una autentica esplosione di iniziative dedicate a lui: un inno, un’opera teatrale con Luca Ward, addirittura una proposta di laurea ad honorem e un ponderoso docu-film che sta realizzando il regista Riccardo Milani, che andrà in onda all’inizio del 2022.

«Nessuna sorpresa. Riva è la più grande entità morale del calcio italiano. Rettitudine, coerenza, attaccamento alla Sardegna ne fanno un uomo unico, una persona che va al di là delle sue pur fantastiche imprese da calciatore. E’ stato protagonista del più straordinario scudetto conquistato da una squadra italiana, oltre a essere tuttora il capocannoniere della nazionale. Se ne parla ancora è per tutto questo».

E il rapporto di Federico Buffa con De André?

«Mi è sempre piaciuto, anche se come ho detto, l’esperto in materia è Marco. Del resto anch’io sono in parte genovese e dunque Fabrizio ce l’ho nel cuore due volte. Però l’aspetto fondamentale di questa storia è proprio l’incontro fra due uomini così grandi. Unici per la loro personalità e per quello che hanno fatto».

Nella realtà in quell’incontro, Fabrizio De André e Gigi Riva hanno impiegato un po’ a trovare il filo di un discorso comune.

«Persone schive sì. Ma c’erano le canzoni intanto, i brani di Faber che a Riva piacevano tanto, come “Preghiera in gennaio”, il pezzo che il cantautore genovese aveva dedicato all’amico Luigi Tenco morto suicida. E c’era anche il calcio. Perché se Riva quando si incontrarono era un giocatore già celebrato, De André era invece un tifosissimo del Genoa. E la sua passione la riportava anche sui suoi diari. Conosceva le formazioni, immaginava gli acquisti che avrebbe potuto fare la società. Aveva il Grifone nel cuore».

Quindi uno spettacolo che ha un altro comune denominatore.

«Sì, il rossoblù. Diciamo che ci sono i colori delle due squadre, ma c’è anche il mare a unire queste due personalità, e la Sardegna, visto che entrambi hanno scelto l’isola come la loro seconda patria».

Hai parlato all’inizio di questa come la prova più difficile che hai affrontato.

«Sì, è vero. Ma sono stato molto fortunato. Perché oltre alla mia passione per i due protagonisti, ho avuto il supporto di persone splendide, come Marco Caronna, e non dimentico anche quello di amici come Paolo Fresu. Mi piace sottolineare moltissimo, poi, l’aiuto di Dori Ghezzi, che ha partecipato a diversi incontri di preparazione dello spettacolo. Il mio sogno nel cassetto è che lei possa partecipare almeno una volta a uno spettacolo di “Amici fragili” e cantare un brano. Sarebbe fantastico».

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