Rinasce nell’isola il film ritrovato di Antonioni

“Tecnicamente dolce”, set anche in Sardegna. La moglie Enrica tratta la cessione dei diritti

Una giovane donna in bikini scende lentamente le scale di granito rosa mentre dall’esterno filtra la luce abbagliante dell’estate. La casa ha la forma di una cupola e sembra una misteriosa astronave caduta dallo spazio in (Costa) Paradiso, impigliata tra le rocce affilate color terracotta e sospesa tra il blu del cielo e quello del mare. Non c’è nulla intorno, solo un groviglio di ginepri e un impenetrabile silenzio. Una nave all’orizzonte è un punto nero grande come il nulla. Sembra la scena di un film di Michelangelo Antonioni, uno di quelli che non ha mai girato. Ma mai dire mai.



Infatti. Enrica Fico, moglie del grande regista e al suo fianco sino all’ultimo istante, si appresta a cedere a una produzione italo-brasiliana i diritti cinematografici di “Tecnicamente dolce”, uno dei testi di Antonioni rimasti sinora chiusi in un cassetto. È un avvenimento straordinario. Il film sarà girato in Brasile e anche in Sardegna, a Santa Teresa e magari a Costa Paradiso, in quella cupola lunare che la coppia aveva tanto amato.

«È stato il nostro vero paradiso – ricorda Enrica al telefono dalla sua casa in Umbria –. A Michelangelo piaceva quel posto che allora si presentava così selvaggio e amava profondamente quella casa. Lui aveva voluto l’architetto Dante Bini e sempre lui aveva scelto tutti i materiali e gli arredi della casa, il pavimento, le porte e le finestre. Io, invece, avevo dipinto tutti i cuscini che poi ho portato via con me». «Tutto sommato – aggiunge – Michelangelo sarebbe felice se sapesse che la natura oggi si sta riappropriando dello spazio e la vegetazione sta avanzando intorno alla casa. Basta pensare che per favorire la crescita degli arbusti, dei ginepri e di tutta macchia mediterranea addirittura concimava il terreno con il grasso del prosciutto».

È vero, oggi a Costa Paradiso, intorno alla Cupola vuota e abbandonata la natura ha preso il sopravvento sull’opera dell’uomo, senza nulla togliere al fascino futurista di quella costruzione visionaria. La struttura è molto invecchiata e in certe parti anche pericolosamente degradata. Il tempo e la salsedine hanno sbriciolato pezzi di cemento mettendo a nudo la ruggine dell’armatura di ferro. All’interno sembra che il tempo si sia fermato: la grande scala di granito rosa, le sedute, il patio interno proprio sotto l’apertura verso il cielo della volta. Tutto è rimasto come negli anni Settanta e Ottanta. Tutto però consumato dal tempo e dall’abbandono.

La Cupola oggi è in vendita, ma non ci sono acquirenti all’orizzonte. Del resto, è difficile immaginare come persone o famiglie possano abitarla dovendo convivere con una storia così importante e così “presente”. Nel senso che chi la comprerà non diventerà mai il padrone, perché dietro ogni angolo troverà la memoria di Antonioni. Ogni cosa ricorda lui e rimanda a un tempo che non c’è più. «In realtà, la Cupola è una casa molto facile da abitare – spiega Enrica – senza angoli, senza spigoli, con spazi enormi dove muoversi. In quanto alla memoria di Michelangelo, al suo fantasma, io ci convivo bene. Nelle nostre case ogni oggetto, ogni spazio, è testimone della sua presenza. Io immagino per la Cupola proprio un futuro da “casa di Antonioni”, dove si vedono le cose come le vedeva lui e si vive il mare come lo viveva lui.

Un luogo dove si ospitano persone, magari uomini del cinema, appassionati. Altrove, anche in America, questo tipo di esperienza esiste e riscuote anche molto successo». «Mi piacerebbe comunque che quella casa potesse entrare nel film di Michelangelo che si girerà presto – continua Enrica –. È la storia di un ex giornalista, licenziato dal suo editore per aver scritto un articolo sgradito. L’uomo va a caccia in Sardegna, ma non racconto tutta la storia... Il film si girerà in Brasile, penso in Amazzonia, e anche nell’isola. A Santa Teresa o a Costa Paradiso, nella Cupola, i nostri luoghi tanto amati. Io girerei lì».

“Tecnicamente dolce” era stato pensato da Antonioni al tempo di “Blow up”, il film del 1966 ispirato a Julio Cortázar. Il regista sottopose la sceneggiatura al suo produttore, Carlo Ponti, che però allora aveva in mente solo “Blow up”, così il film è rimasto un progetto nel cassetto. «Ora sto cedendo i diritti della sceneggiatura – precisa Enrica Fico –. Sarà una produzione italo-brasiliana e sarà brasiliano anche il regista, Andrè Ristum, in sintonia con l’opera di Michelangelo. Per gli attori si vedrà. È una operazione coraggiosa, perché oggi comprare i diritti di un film non è impresa facile e sino a che non c’è il primo giro di manovella la partita non può dirsi conclusa. Abbiamo trattato la cessione dei diritti e in questo anno e mezzo siamo stati rallentati dalla pandemia. Ma ora posso dire, spero e sempre con le dita incrociate, che ci vedremo presto in Sardegna».

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