«La scuola di lettura, un’eccellenza per tutta la Sardegna»
di Sonia Melis
Massimo Onofri, direttore del corso promosso dal Consorzio universitario di Nuoro, fa il bilancio di due anni di attività
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Si è conclusa, a Nuoro, lo scorso 6 novembre, la prima edizione della “Nuoro Reading School”, il corso di perfezionamento universitario di durata annuale, promosso dal Consorzio universitario nuorese e dal Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell’Università degli Studi di Sassari, in collaborazione con il Consorzio per la pubblica lettura “Sebastiano Satta”, il distretto culturale del Nuorese, la Fondazione Maria Bellonci e l’associazione “L’isola delle storie” di Gavoi. Del corso, avviato nell’estate del 2019 e protrattosi oltre il termine, per via della pandemia da Covid-19, discutiamo con il direttore e docente del corso, Massimo Onofri, professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea, nonché direttore del Dipartimento di Scienze umanistiche e sociali dell’Università di Sassari, critico letterario, saggista e scrittore, con all’attivo numerose collaborazioni con le pagine culturali di riviste e testate quali Avvenire, La Stampa e La Nuova Sardegna.
Come nasce la Nuoro Reading School? E perché a Nuoro?
«La proposta nasce dal Consorzio universitario di Nuoro. Venni contatto dall’allora commissario, il dottor Fabrizio Mureddu, per istituire una scuola di scrittura. Accettai dicendo tutto il male possibile sulle scuole di scrittura e che semmai avrei fatto una scuola di lettura. L’idea mi sembrò interessante anche in considerazione del fatto che si faceva a Nuoro: un’occasione utile a promuovere iniziative non soltanto a Cagliari e a Sassari».
Dal primo corso di scrittura creativa, istituito a Milano da Roberto Crovi, poi lasciato alla direzione di Giuseppe Pontiggia, le scuole di scrittura, alla maniera anglosassone, si sono moltiplicate. Ma solo nel 1995, col corso “Pratiche della scrittura e della lettura”, di Giampaolo Spinato, sempre a Milano, lo sguardo si sposta sulla lettura, restando un’eccezione. Perché l’accento sulla lettura?
«Per un motivo molto semplice: insegnare a scrivere in maniera creativa non è possibile, insegnare a leggere in maniera creativa, sì. Il talento non si insegna, si possono insegnare delle tecniche di scrittura, ma la storia del romanzo è fatta dalla trasgressione e dalla negazione delle tecniche. Per intenderci, se Joyce avesse frequentato una scuola di scrittura, l’Ulisse non l’avrebbe mai scritto. Il talento non si insegna. La lettura creativa è una disposizione umana immaginativa che educa il talento in senso formale e nutrendolo. La frequentazione e lo scambio con altri scrittori sicuramente aiutano. Consolo, che da giovane frequentava assiduamente Sciascia, poi è diventato Consolo, ma potrei fare tanti altri esempi. Dalle scuole di scrittura che cosa abbiamo avuto? Tanti polli in batteria che poi provano a fare gli scrittori all’americana. Senza fare del moralismo, credo che le scuole di scrittura abbiano impoverito il panorama. Al contrario, le scuole di lettura potrebbero arricchirlo».
La scuola ha attratto allievi da tutta l’isola. Qual è il bilancio di questa esperienza inedita, sia per il territorio sia per l’ateneo?
«Ho voluto che il bilancio lo facessero gli allievi. Li ho intervistati nella prova finale e, nonostante fosse un progetto del tutto sperimentale, anche condizionato dal Covid-19, hanno valutato l’esperienza in modo estremamente positivo. Anche il mio bilancio è molto positivo Abbiamo portato a Nuoro, centro amabile e di grande tradizione culturale ma fuori delle piste consuete delle presentazioni, una serie di personaggi di altissimo livello. Data la natura oggettivamente sperimentale dell’iniziativa, quello che rivaluterei, alla luce dell’esperienza del primo anno, sono proprio i tempi della programmazione».
Un programma nutrito che ha attraversato il mondo della critica, dell’editoria e del giornalismo con docenti, come, per citarne alcuni, Benedetta Centovalli, Antonio Franchini, Alfonso Berardinelli, Roberto Andò. Ancora, gli scrittori Francesco Borrasso, Antonio Scurati, Edoardo Albinati e Sandro Veronesi. Quasi una quaterna di premi Strega, visto che il calendario prevedeva anche la lezione di Emanuele Trevi, no?
«Sì, era previsto anche l’incontro con Trevi che, per ragioni legate alla pandemia e alla vittoria del Premio Strega, purtroppo non è stato possibile riprogrammare. Magari lo recupereremo in futuro».
A proposito di futuro, che sorti avrà la scuola? Ci sarà la seconda edizione?
«Non so che cosa accadrà. Il Consorzio di Nuoro l’ha promossa e ha investito importanti risorse. Per iniziative di questo tipo serve un budget per pagare lo spostamento di professionisti che sono anche abituati a compensi di un certo livello. Fermo restando che nessuno per la nostra scuola ha lavorato gratis. E questo è importante se si vogliono fare le cose in maniera professionale».
Che cosa potrà essere assicurato da un ente commissariato?
«Direi che la questione è a monte, in queste condizioni non potrà nemmeno essere deliberata la prosecuzione del corso. Per me sarebbe un peccato se non ripartisse, la mia idea era quella di avviare una macchina da lasciare agli allievi che si sono formati nella scuola, i pionieri di questa esperienza. Il mio sogno è che la macchina resti alla collettività. Anche perché, e di questo sono molto orgoglioso, abbiamo avuto allievi veramente molto bravi. Fino a quando ci sarà la maturità manageriale che serve a gestire il progetto, mi piacerebbe restare a disposizione».
Come nasce la Nuoro Reading School? E perché a Nuoro?
«La proposta nasce dal Consorzio universitario di Nuoro. Venni contatto dall’allora commissario, il dottor Fabrizio Mureddu, per istituire una scuola di scrittura. Accettai dicendo tutto il male possibile sulle scuole di scrittura e che semmai avrei fatto una scuola di lettura. L’idea mi sembrò interessante anche in considerazione del fatto che si faceva a Nuoro: un’occasione utile a promuovere iniziative non soltanto a Cagliari e a Sassari».
Dal primo corso di scrittura creativa, istituito a Milano da Roberto Crovi, poi lasciato alla direzione di Giuseppe Pontiggia, le scuole di scrittura, alla maniera anglosassone, si sono moltiplicate. Ma solo nel 1995, col corso “Pratiche della scrittura e della lettura”, di Giampaolo Spinato, sempre a Milano, lo sguardo si sposta sulla lettura, restando un’eccezione. Perché l’accento sulla lettura?
«Per un motivo molto semplice: insegnare a scrivere in maniera creativa non è possibile, insegnare a leggere in maniera creativa, sì. Il talento non si insegna, si possono insegnare delle tecniche di scrittura, ma la storia del romanzo è fatta dalla trasgressione e dalla negazione delle tecniche. Per intenderci, se Joyce avesse frequentato una scuola di scrittura, l’Ulisse non l’avrebbe mai scritto. Il talento non si insegna. La lettura creativa è una disposizione umana immaginativa che educa il talento in senso formale e nutrendolo. La frequentazione e lo scambio con altri scrittori sicuramente aiutano. Consolo, che da giovane frequentava assiduamente Sciascia, poi è diventato Consolo, ma potrei fare tanti altri esempi. Dalle scuole di scrittura che cosa abbiamo avuto? Tanti polli in batteria che poi provano a fare gli scrittori all’americana. Senza fare del moralismo, credo che le scuole di scrittura abbiano impoverito il panorama. Al contrario, le scuole di lettura potrebbero arricchirlo».
La scuola ha attratto allievi da tutta l’isola. Qual è il bilancio di questa esperienza inedita, sia per il territorio sia per l’ateneo?
«Ho voluto che il bilancio lo facessero gli allievi. Li ho intervistati nella prova finale e, nonostante fosse un progetto del tutto sperimentale, anche condizionato dal Covid-19, hanno valutato l’esperienza in modo estremamente positivo. Anche il mio bilancio è molto positivo Abbiamo portato a Nuoro, centro amabile e di grande tradizione culturale ma fuori delle piste consuete delle presentazioni, una serie di personaggi di altissimo livello. Data la natura oggettivamente sperimentale dell’iniziativa, quello che rivaluterei, alla luce dell’esperienza del primo anno, sono proprio i tempi della programmazione».
Un programma nutrito che ha attraversato il mondo della critica, dell’editoria e del giornalismo con docenti, come, per citarne alcuni, Benedetta Centovalli, Antonio Franchini, Alfonso Berardinelli, Roberto Andò. Ancora, gli scrittori Francesco Borrasso, Antonio Scurati, Edoardo Albinati e Sandro Veronesi. Quasi una quaterna di premi Strega, visto che il calendario prevedeva anche la lezione di Emanuele Trevi, no?
«Sì, era previsto anche l’incontro con Trevi che, per ragioni legate alla pandemia e alla vittoria del Premio Strega, purtroppo non è stato possibile riprogrammare. Magari lo recupereremo in futuro».
A proposito di futuro, che sorti avrà la scuola? Ci sarà la seconda edizione?
«Non so che cosa accadrà. Il Consorzio di Nuoro l’ha promossa e ha investito importanti risorse. Per iniziative di questo tipo serve un budget per pagare lo spostamento di professionisti che sono anche abituati a compensi di un certo livello. Fermo restando che nessuno per la nostra scuola ha lavorato gratis. E questo è importante se si vogliono fare le cose in maniera professionale».
Che cosa potrà essere assicurato da un ente commissariato?
«Direi che la questione è a monte, in queste condizioni non potrà nemmeno essere deliberata la prosecuzione del corso. Per me sarebbe un peccato se non ripartisse, la mia idea era quella di avviare una macchina da lasciare agli allievi che si sono formati nella scuola, i pionieri di questa esperienza. Il mio sogno è che la macchina resti alla collettività. Anche perché, e di questo sono molto orgoglioso, abbiamo avuto allievi veramente molto bravi. Fino a quando ci sarà la maturità manageriale che serve a gestire il progetto, mi piacerebbe restare a disposizione».
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