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Giuseppe Zeno: «Monicelli veggente raccontava l’Italia di ieri e di oggi»

di Alessandro Pirina
Giuseppe Zeno: «Monicelli veggente raccontava l’Italia di ieri e di oggi»

L’attore in tournée nell’isola con “I soliti ignoti” Al suo fianco Vinicio Marchioni, che è anche il regista

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In televisione è garanzia di qualità e grandi ascolti. Ormai Rai e Mediaset fanno a gara per contenderselo nelle loro fiction di punta. Fino a qualche settimana fa era su Canale 5 con “Storia di una famiglia perbene”, attualmente è su Rai 1 coprotagonista di “Blanca”. Ma i grandi impegni televisivi non impediscono a Giuseppe Zeno di continuare a dedicarsi alla sua grande passione, al suo primo amore: il teatro. E ora l’attore napoletano sbarca in Sardegna - dal 15 al 19 dicembre al teatro Massimo di Cagliari, il 20 al Comunale di Sassari, all’interno del circuito Cedac - con “I soliti ignoti”, adattamento della grande commedia di Mario Monicelli firmata da Vinicio Marchioni, che è anche nel cast (ma dalla tappa di Sassari sarà sostituito da Fabio Troiano) nel ruolo di Tiberio, che al cinema fu di Marcello Mastroianni.

Zeno, ricorda la prima volta che ha visto “I soliti ignoti”?

«Era appena adolescente, lo mandarono in tv in seconda serata e ne rimasi colpito. Poi l’ho rivisto quando si diceva che Brad Pitt e gli altri grandi attori di “Ocean’s eleven” avevano preso spunto da questa scalmanata banda di ladri. A quel punto ho detto: va sicuramente approfondito. E infatti quando mi è stato proposto di portarlo a teatro mi sono reso conto che conoscevo a memoria le battute. Portarlo in scena è un grande piacere, soprattutto per i grandi attori che ne componevano il cast: Gassman, Mastroianni, Salvatori, Totò. Era come fare giocare calcisticamente insieme Maradona, Cristiano Ronaldo, Messi e il primo Ronaldo, allenati da un top player come Monicelli».

Cosa rappresenta Monicelli per il cinema italiano?

«Ha creato la commedia con la lucidità di chi ha saputo mettere a fuoco la drammaticità del momento storico unita alla leggerezza e alla veggenza. Perché Monicelli ha saputo raccontare i personaggi e soprattutto le storie non solo guardando avanti, ma sapendo anche dove saremmo arrivati».

Lei interpreta personaggio di Peppe er Pantera: la spaventava misurarsi con Gassman?

«Il paragone è una cosa molto giornalistica. Eppure quando uno fa Amleto nessuno chiede del confronto con Laurence Olivier o con lo stesso Gassman che l’ha interpretato divinamente a teatro. Detto questo, non ho mai pensato minimamente di accostarmi a Gassman. Come gli altri colleghi, prendo i personaggi frutto di un testo e cerco di dare loro vita. Certo, è difficile scostarsi da interpretazioni così importanti, ma conta non portarne in scena una imitazione».

Come è Marchioni regista?

«Non avevamo mai lavorato insieme, è stata una bella scoperta. Mi sono trovato di fronte un coetaneo preparato, forte dell’esperienza avuta in campo cinematografico e teatrale. È riuscito a trasmettere al gruppo quella che doveva essere la cifra dello spettacolo in maniera collaborativa, non coercitiva. E per lui, che è anche interprete, la fatica era doppia».

“Mina settembre”, “Luce dei tuoi occhi”, “Storia di una famiglia perbene”, “Blanca”: tutte fiction del 2021, e tutte regine di ascolti. Come si fa?

«È una coincidenza che siano tutte serie con un grande appeal sul pubblico. Più che gli attori sono le storie a funzionare. Ovviamente poi contano anche gli interpreti. Io mi metto sempre in gioco e con grande onestà cerco di trasmettere qualcosa al pubblico».

Due giorni fa è morta Lina Wertmüller, regista innamorata della sua Napoli: cosa è stata per il cinema italiano?

«Ha descritto con ironia l’Italia del suo tempo. Il mio grande rammarico è che ero molto vicino a condividere una esperienza lavorativa con lei per la prossima stagione: l’adattamento teatrale di quel film grandioso che è “Travolti da un insolito destino...”. Un vero peccato».

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