Moby Dick spiaggiata sulla banchina Dogana
di Roberta Sanna
Stefano Tè, regista dello spettacolo teatrale in programma domenica ad Alghero, racconta la sua idea di futuro
3 MINUTI DI LETTURA
«Un grande carro - che inizialmente è un palco, ma poi sarà nave e infine la stessa Moby Dick - verrà trainato in piazza con delle corde dai figuranti, la squadra di rugby di Alghero. Ma prima del loro arrivo c’è una coreografia. Il gruppo di bambini e anziani fa un rito propiziatore e di speranza. In questo Moby Dick c’è la sfida ma anche l’utopia, che mantiene saldo il legame con la speranza e la gioia. Questo ha a che fare col nostro tempo. Un tempo che desidera speranza che ci chiama ad avere una visione che vada oltre il tempo attuale, uno sguardo che vada anche al di là del problema che stiamo vivendo. Che è fondamentale avere, altrimenti restiamo impantanati. E invece i bambini hanno questo sguardo meraviglioso nel futuro». Sarà una danza al ritmo percussivo delle botti, come racconta il regista Stefano Tè, come fanno i bottari in Campania per il rito di buon auspicio per il raccolto, a dare il via allo spettacolare evento che la compagnia modenese Teatro dei Venti porterà in scena domenica alle 11.45 alla banchina Dogana del porto turistico di Alghero, ospite della diciannovesima edizione del FestivAlguer ideato e allestito da ExPopTeatro.
«Il coinvolgimento del territorio – spiega il regista, ad Alghero dal 13 – è un elemento fondamentale, ha l’obiettivo di creare relazioni, con i bambini, i loro genitori, gli insegnanti, i nonni, e in questo caso con la squadra di rugby locale. La comunità insomma entra a far parte di uno spettacolo che coinvolge e affascina anche con la sua imponente scenografia, progettata a regola d’arte da Dino Serra, scenografo nato a Cala Gonone e attivo a Milano, e da Max Fontanelli». Questa macchina teatrale per spazi all’aperto, allestimento vincitore del Premio Ubu 2019, con un cast di trenta tra giovani attori internazionali, musicisti e tecnici, arriva a coinvolgere oltre cento persone, per raccontare la celebre storia della balena bianca attraverso la metafora tra equipaggio e compagnia teatrale. «Vogliamo comunicare l’essenza del romanzo di Melville, che per noi ha a che fare con l’idea etica e politica di un equipaggio che accetta delle condizioni, con un aspetto per noi religioso, filosofico che si muove sulla soglia tra sogno e incubo, tra desiderio e illusione. Ma anche segnala quando un desiderio si spinge fino alla follia, e quanto e cosa rischia l’uomo quando si spinge nel rapporto con la natura oltre ogni limite. Quindi i temi sono marcati, ma portati all’osso. È da vent’anni che lavoriamo in questo tipo di contesto e abbiamo capito che è fondamentale comunicare con chi si è prenotato ma allo stesso modo col passante, che è il nostro primo spettatore. Il passante o il bimbo col gelato che resta incantato. Lo spettacolo deve riuscire a fare questo, elevare lo sguardo ma anche comunicare a tutti, anche con chi non ha accesso alle sale teatrali. Lo spettatore in sala deve in qualche modo aderire a precise convenzioni, mentre chi passa è libero di stare o andare, quindi stabiliamo un rapporto leale che per noi è importantissimo. La sfida è fare in modo che chi passa resti catturato dalla visione». Prenotazioni al 3494127271 o via e-mail expopteatro@gmail.com.
«Il coinvolgimento del territorio – spiega il regista, ad Alghero dal 13 – è un elemento fondamentale, ha l’obiettivo di creare relazioni, con i bambini, i loro genitori, gli insegnanti, i nonni, e in questo caso con la squadra di rugby locale. La comunità insomma entra a far parte di uno spettacolo che coinvolge e affascina anche con la sua imponente scenografia, progettata a regola d’arte da Dino Serra, scenografo nato a Cala Gonone e attivo a Milano, e da Max Fontanelli». Questa macchina teatrale per spazi all’aperto, allestimento vincitore del Premio Ubu 2019, con un cast di trenta tra giovani attori internazionali, musicisti e tecnici, arriva a coinvolgere oltre cento persone, per raccontare la celebre storia della balena bianca attraverso la metafora tra equipaggio e compagnia teatrale. «Vogliamo comunicare l’essenza del romanzo di Melville, che per noi ha a che fare con l’idea etica e politica di un equipaggio che accetta delle condizioni, con un aspetto per noi religioso, filosofico che si muove sulla soglia tra sogno e incubo, tra desiderio e illusione. Ma anche segnala quando un desiderio si spinge fino alla follia, e quanto e cosa rischia l’uomo quando si spinge nel rapporto con la natura oltre ogni limite. Quindi i temi sono marcati, ma portati all’osso. È da vent’anni che lavoriamo in questo tipo di contesto e abbiamo capito che è fondamentale comunicare con chi si è prenotato ma allo stesso modo col passante, che è il nostro primo spettatore. Il passante o il bimbo col gelato che resta incantato. Lo spettacolo deve riuscire a fare questo, elevare lo sguardo ma anche comunicare a tutti, anche con chi non ha accesso alle sale teatrali. Lo spettatore in sala deve in qualche modo aderire a precise convenzioni, mentre chi passa è libero di stare o andare, quindi stabiliamo un rapporto leale che per noi è importantissimo. La sfida è fare in modo che chi passa resti catturato dalla visione». Prenotazioni al 3494127271 o via e-mail expopteatro@gmail.com.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
