Jonathan Franzen al bivio imbocca una via sbagliata
«Crossroads”, il nuovo romanzo dello scrittore americano, non convince Artificioso l’intreccio delle vicende personali all’interno di una famiglia
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New Prospect, primi anni Settanta. Russ Hildebrandt è un pastore protestante che, subita un’umiliazione professionale – il gruppo giovanile da lui creato, Crossroads, gli si è rivoltato contro e ne ha preteso la fuoriuscita a favore del più giovane e carismatico Rick Ambrose –, sembra all’improvviso riaversi dalla tristezza in cui ha vissuto gli ultimi tre anni. Il motivo, come nota presto la moglie Marion, è che alle sue fedeli si è unita una bellissima non ancora quarantenne, desiderosa aiutare i poveri ma anche di farsi consolare per la fresca vedovanza. Che fare? Salvare il matrimonio o lasciarsi andare? Marion, da parte sua, in gran segreto ha iniziato a vedere una terapista, usando di nascosto i soldi della figlia Betty per pagare le sedute. Il suo passato di lutti e malattia mentale sta tornando a galla, e a questo si aggiungono il senso di colpa per non averne mai parlato con Russ e la preoccupazione per Perry, il più amato dei figli, che mostra le sue stesse fragilità. Affrontare il marito o tacere per non sfasciare la famiglia e poter così continuare a proteggere.
Clem, il maggiore dei fratelli Hildebrandt, ha scoperto il sesso e la sua carriera di studente modello ne sta ampiamente risentendo. Questo è il meno, però, perché da giorni Clem avverte la necessità di far coincidere le sue parole e le sue azioni, e se finora ha sfruttato l’università per evitare la guerra, adesso ritiene sia un dovere non più rimandabile l’arruolamento per il Vietnam, costi quel che costi: è una faccenda di principi, di morale. E quindi: spedire o no la lettera al servizio di leva? E cosa ne direbbe Betty, la sorella con cui ha un legame che va ben oltre quello di sangue? Lei, Betty, la più ammirata della scuola, spinta dal bel musicista Tanner Evans entra in Crossroads, conscia che così facendo darà un dolore al padre (che del resto l’ha privata di una legittima eredità, e che lei ora detesta). C’è tutto un mondo di emozioni da vivere, e lei ha sempre visto gli altri viverle senza mai partecipare. Basterà frequentare il gruppo per conquistare Tanner? Ed è giusto provarci, se lui ha già una fidanzata?
Infine, Perry. Il genio allo sbando dagli infiniti talenti che non è interessato a gestire e da problemi mentali che “cura” con le droghe, ha deciso di riscoprirsi buono e ha aderito anche lui a Crossroads. Servirà a salvarsi, e magari pure a costruire un rapporto con Betty, che lo tiene a distanza anche perché ha scoperto che si è dato allo spaccio?
“Crossroads” di Jonathan Franzen (Einaudi, 638 pagine, 22 euro, traduzione di Silvia Pareschi) prende le mosse da qui, dai suoi cinque protagonisti che, disposti come pedine davanti a un incrocio (il termine “crossroads” indica appunto un bivio, un crocevia), vengono spinti lungo strade nuove e rischiose. L’artificiosità del romanzo risalta già dal punto d’avvio: per i cinque membri di una famiglia la crisi individuale comincia nello stesso momento. Non impossibile, sia chiaro, ma perlomeno difficile da accettare, almeno per il lettore che si ponga qualche domanda (ammesso che se ne trovino ancora). Di certo utile, leggi: pretestuoso, per far partire il meccanismo narrativo. Gli interminabili e noiosi rovelli dei singoli personaggi paiono un unico rovello, quello dell’autore, e come per tanta produzione statunitense sia ha l’impressione di stare davanti a un compito di scrittura e non a un’opera letteraria, come ci si aspetterebbe.
Clem, il maggiore dei fratelli Hildebrandt, ha scoperto il sesso e la sua carriera di studente modello ne sta ampiamente risentendo. Questo è il meno, però, perché da giorni Clem avverte la necessità di far coincidere le sue parole e le sue azioni, e se finora ha sfruttato l’università per evitare la guerra, adesso ritiene sia un dovere non più rimandabile l’arruolamento per il Vietnam, costi quel che costi: è una faccenda di principi, di morale. E quindi: spedire o no la lettera al servizio di leva? E cosa ne direbbe Betty, la sorella con cui ha un legame che va ben oltre quello di sangue? Lei, Betty, la più ammirata della scuola, spinta dal bel musicista Tanner Evans entra in Crossroads, conscia che così facendo darà un dolore al padre (che del resto l’ha privata di una legittima eredità, e che lei ora detesta). C’è tutto un mondo di emozioni da vivere, e lei ha sempre visto gli altri viverle senza mai partecipare. Basterà frequentare il gruppo per conquistare Tanner? Ed è giusto provarci, se lui ha già una fidanzata?
Infine, Perry. Il genio allo sbando dagli infiniti talenti che non è interessato a gestire e da problemi mentali che “cura” con le droghe, ha deciso di riscoprirsi buono e ha aderito anche lui a Crossroads. Servirà a salvarsi, e magari pure a costruire un rapporto con Betty, che lo tiene a distanza anche perché ha scoperto che si è dato allo spaccio?
“Crossroads” di Jonathan Franzen (Einaudi, 638 pagine, 22 euro, traduzione di Silvia Pareschi) prende le mosse da qui, dai suoi cinque protagonisti che, disposti come pedine davanti a un incrocio (il termine “crossroads” indica appunto un bivio, un crocevia), vengono spinti lungo strade nuove e rischiose. L’artificiosità del romanzo risalta già dal punto d’avvio: per i cinque membri di una famiglia la crisi individuale comincia nello stesso momento. Non impossibile, sia chiaro, ma perlomeno difficile da accettare, almeno per il lettore che si ponga qualche domanda (ammesso che se ne trovino ancora). Di certo utile, leggi: pretestuoso, per far partire il meccanismo narrativo. Gli interminabili e noiosi rovelli dei singoli personaggi paiono un unico rovello, quello dell’autore, e come per tanta produzione statunitense sia ha l’impressione di stare davanti a un compito di scrittura e non a un’opera letteraria, come ci si aspetterebbe.
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