Il capitano Achab e la balena bianca, anime alla deriva
Spettacolare messinscena nel porto di Alghero per rappresentare il capolavoro di Melville
Banchina Dogana, porto di Alghero, esterno giorno. È un’immobile secca di dicembre: il cielo una coperta azzurra, il mare uno specchio, gli alberi delle barche muti, le persone sedute in platea, e assiepate in alto sull’orlo dei bastioni, senza fiato. Tutto in attesa, solo da lontano un battere ripetuto sempre più forte, sempre più incalzante. Poi l’apparizione di un enorme carro da 8 tonnellate trainato con movimenti lenti e grosse corde da uomini a petto nudo. Una visione quasi mitologica che ha aperto in modo stupefacente lo spettacolo “Moby Dick” messo in scena domenica da FestivAlguer, il festival internazionale di arti performative della città catalana, ideato e allestito da ExPopTeatro (consulenza artistica di Valeria Ciabattoni), sostenuto dalla Fondazione Alghero e dalla Fondazione di Sardegna e patrocinato dal Comune di Alghero.
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Protagonista la compagnia modenese Teatro dei Venti che per questo spettacolo liberamente ispirato al romanzo di Melville ha ottenuto il premio Ubu nel 2019 per la scenografia. Ed è proprio un sardo, Dino Serra, originario di Cala Gonone, ad averla progettata e costruita, insieme allo scenografo Massimo Zanelli. Sulla piazza (stavolta il porto di Alghero ma lo spettacolo si adatta a spazi urbani sempre diversi) un palco camminante di 13 metri per 7 accompagnato dalle percussioni ipnotiche dei bottari di Macerata Campana e trenta persone in scena tra attori, danzatori, acrobati e musicisti. In pochi minuti davanti agli spettatori attoniti ha preso il via la costruzione della leggendaria nave da pesca. I marinai armati di assi, sagole, cime e palanchi al ritmo febbrile delle percussioni sulle botti - destinate a ricevere il prezioso grasso di balena - hanno tirato su l’albero maestro alto 11 metri con le vele stracciate e l’aspetto spettrale di una zattera lanciata verso la sua folle destinazione: l’incontro con l’ignoto, con la potenza assoluta della natura, con il mostro fuori e dentro di noi, con la balena bianca.
Ed è questo l’ordine perentorio del capitano Achab che appare e scompare sulla torretta di poppa con una gamba di legno, in perenne stato di agitazione, lanciando anatemi, annunciando con voce feroce e disperata il vero senso della missione. Non quello di catturare balene per profitto («chi cerca l’abbondanza, il danaro, avrà solo penuria») ma di confrontarsi con il proprio abisso interiore. E lo fa, in modo coinvolgente, grazie ai testi di Giulio Sonno e alla regia visionaria di Stefano Tè. Lo fa mettendo insieme citazioni dal capolavoro di Melville e riflessioni tratte dal Faust di Goethe (sull’andare incontro alla natura senza vincoli per scoprirne la verità), tirando in ballo passi della Bibbia («eccoti o leviatano») e con toni a tratti shakespeariani. Una sintesi che ha emozionato il folto pubblico grazie anche alla colonna sonora live dei bravi musicisti Matteo Pontegavelli alla tromba, Domenico Pizzulo alla chitarra e synt e Igino L. Caselgrandi alla batteria.
Nel frattempo l’irreale Pequod solca i mari mentre sulla sua tolda si avvicenda l’inquieto equipaggio tra lotte, fortunali, allegre scorribande, lanci d’arpione, barlumi di ammutinamento. All’improvviso, grazie a un’altra sorprendente macchinazione, si compirà l’inaspettato: attraverso un ribaltamento scenico la nave diventa balena, non più accogliente fasciame della barca ma minaccioso nemico dalle movenze lente e inesorabili. Ed è allora che il capitano e Moby Dick si trovano faccia a faccia e Achab si lascerà andare negli abissi con il suo alter ego.
Un grande spettacolo e tanti livelli di lettura. Con una marcia in più voluta in ogni replica dalla compagnia Teatro dei Venti: il coinvolgimento della comunità dove si tiene la piéce. Ad Alghero bambini dai 9 agli 11 anni, adulti e anziani della comunità e gli atleti della squadra Amatori Rugby della città catalana sono stati impegnati ogni giorno per quattro ore, nei laboratori teatrali per integrare, come figuranti e in momenti diversi, questa potente messa in scena.
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