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1934. Sassari, il principe Umberto taglia il nastro del Ponte di Rosello: la folla occupa tutta la valle

Il giorno prima, il 12 ottobre, era stata inaugurata anche la facoltà di Veterinaria


27 dicembre 2021


Il ponte di Rosello venne inaugurato la mattina del 13 ottobre del 1934 dal principe ereditario Umberto di Savoia, che il giorno prima, sempre a Sassari, aveva tagliato il nastro di Veterinaria. Alla cerimonia erano presenti il podestà Gavino Sussarello, il conte Arborio Mella di Sant'Elia e una folla imponente che secondo le cronache «occupava tutta la valle». «Numerosi autocarri transitarono sul ponte e vi si radunò una folla enorme. Sua Altezza si soffermò a osservare i lavori salutando gli operai, alle finestre delle abitazioni attorno erano esposte e sventolavano bandiere tricolori».

Il Ponte venne definito allora, con l’enfasi che contrassegnava tutte le opere del regime fascista, “il più audace d’Europa”. Alcuni dettagli tecnici: era realizzato con cemento armato ad alta resistenza e con la tecnica costruttiva “a cantilever”: rappresenta ancor oggi una opera pubblica di pregevole fattura e indiscutibile importanza storica. Decisivo il suo ruolo anche dal punto di vista sociale ed economico per la città di Sassari. Il ponte infatti, innalzandosi come una protezione sull'antica fonte del Rosello, collegò la città con il popoloso quartiere di Baddimanna-Monte Rosello, in piena espansione, evitando il lungo attraversamento della valle, con oltre mezzo chilometro di strada disagiata. E rese possibile anche un collegamento molto più agevole con i centri della Romangia e dell'Anglona.

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Il principe Umberto di Savoia era venuto a Sassari anche per inaugurare la facoltà di Veterinaria. Ecco la rievocazione di Eugenia Tognotti

Il 12 ottobre 1934 è un gran giorno per Sassari e per l’intera provincia. In arrivo dal Capo di sotto, è in città il principe ereditario Umberto di Savoia, in Sardegna per un giro di inaugurazioni di grandi opere pubbliche: il borgo Maria Pia (intitolato alla sua primogenita) nella bonifica della Nurra; il ponte di Rosello, chiamato allora “Ponte del Littorio”, definito “il più audace d’Europa”; la nuova Facoltà di Veterinaria, l’unica in un’isola che alla fine della guerra vantava un patrimonio zootecnico in continua crescita: più di 2 milioni di ovini, 337mila bovini, più di 90mila cavalli e asini. Strade e piazze interessate dal passaggio del principe erano state chiuse alla circolazione, gli individui “pericolosi e sovversivi” sottoposti a controllo.

Niente, quindi, oscura la festa del taglio del nastro della nuovissima sede dell’Istituto Superiore di Medicina veterinaria che di lì a poco diventerà Facoltà. Costruita dalla Provincia in una zona periferica ai margini meridionali della città, conosciuta come “Molino a Vento” nella parte alta di via Roma, occupava un’area di 8300 metri quadri, 2300 dei quali edificati. Nel fabbricato principale, il “Palazzo degli studi”, erano dislocate le direzioni dei vari istituti, le aule , i laboratori e le biblioteche speciali. A fianco sorgevano l’Istituto di Zootecnia, l’ Istituto sperimentale caseario, stalle per bovini, sala mungitura, locali per la fabbricazione del burro e del formaggio, un laboratorio di analisi, la Clinica chirurgica e tutte le strutture necessarie per le attività didattiche e pratico-applicative.

La nuovissima Facoltà non aveva nulla da invidiare a quelle, di antica tradizione, del Continente. È facile, dunque, comprendere la soddisfazione delle autorità sassaresi che accompagnavano il principe. Oltre a varie autorità civili e militari, erano presenti all’inaugurazione il presidente della Provincia Lare Marghinotti, il podestà Sussarello, il rettore dell’Università Pietro Marogna, il primo preside della giovane Facoltà, Antonio Campus, ordinario di Zootecnia e igiene Zootecnica. Non mancavano numerosi esponenti del mondo dell’economia e dell’ impresa , che negli anni precedenti si erano battuti perché anche la Sardegna - data l’enorme importanza economica della zootecnia e dell’industria dell’allevamento - avesse una Scuola a livello universitario. Per formarsi, infatti, gli studenti sardi dovevano migrare fuori dall’isola, e iscriversi a Pisa o a Torino , due delle nove Scuole di veterinaria esistenti in Italia. Nel primo Ottocento, facevano un viaggio inverso i veterinari mandati dalla capitale del Regno di Sardegna per migliorare le razze dei cavalli nella Tanca Regia di Paulilatino, un centro accreditato per la fornitura di bellissimi purosangue per le principali monarchie europee.

Entrata nel novero delle opere da realizzare con la “legge del Miliardo”, mentre erano in corso le opere della bonifica integrale fascista, la nuova Facoltà rispondeva alle esigenze di formazione di una intellettualità tecnica, e, insieme, quelle del controllo delle condizioni sanitarie del bestiame, una “ricchezza” messa a rischio da epizoozie e patologie varie (Afta epizootica, Echinoccosi) , Distomatosi). A perorare la causa dell’isola – in una riunione al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione - aveva contribuito l’illustre anatomopatologo pavese Achille Monti, allievo del Nobel Camillo Golgi. Nel 1924 arriva il Decreto d’Istituzione del Regio Istituto di Medicina Veterinaria: quattro anni dopo i corsi possono finalmente partire. Segue l’ultimo passo con l'aggregazione degli Istituti superiori di Medicina veterinaria alle Università, aggregazione che a Sassari si concretizza con la nascita della Facoltà di Medicina veterinaria.

Il rettore di allora, Pietro Marogna, salutava con soddisfazione quella conquista che «apriva agli studi universitari la possibilità di ancor più stretti vincoli e di una più intensa ed efficace collaborazione con le Facoltà di Medicina e Farmacia , a beneficio degli studenti e a garanzia di un più alto rendimento scientifico». Dal 1935 al 1938 si laureano i primi 32 veterinari sardi che vanno a ricoprire i posti nelle “condotte” sparse per l’isola, dove la patologia veterinaria era per lo più indicata in dialetto: Su male de sa ferula (Intossicazione provocata dall'ingestione della ferula da parte di bovini e ovini), Sa morte mala (carbonchio ematico), ecc.

Dopo la seconda guerra mondiale, la Facoltà, per quanto giovanissima, e nonostante alcune battute d’arresto nelle iscrizioni, conquista un’ottima reputazione e stabilisce, grazie a ricercatori e ”maestri” di valore (tra cui Angelo Antonelli, Dino Monari, Antonio Campus), una rete di relazioni e scambi di esperienze e conoscenze con altre scuole veterinarie, in Italia e all’estero. La Facoltà inaugurata nel 1934 è ora occupata dall’Accademia delle Belle Arti “Mario Sironi”. La sua storia continua in una nuova sede – che risponde a nuove esigenze e nuovi ordinamenti – costruita tra i i primi anni ’70 e gli anni ’80 in un’altra periferia, nel quartiere di Monserrato.

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