1955. Il Banco di Sardegna arriva già dappertutto

La direzione generale del Banco di Sardegna in viale Umberto a Sassari

Si insedia il primo consiglio di amministrazione. Il presidente Siotto: la rete organizzativa raggiunge 300 comuni

Una data storica per l’economia dell’isola: il 22 dicembre 1955 viene insediato il primo consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna. La cerimonia si tiene «nell’aula consiliare del Comune di Cagliari, la stessa nella quale sei anni or sono avvenne l’insediamento del primo Consiglio regionale della Sardegna», ricorda La Nuova nell’articolo pubblicato in prima pagina il 23 (giorno in cui la riunione del Cda prosegue a Sassari nel palazzo della sede amministrativa in viale Umberto, che ancora oggi è la “casa” del Banco).

Il Banco di Sardegna, istituto di credito di diritto pubblico, era stato costituito nel 1953 con la legge 298 dell’11 aprile. Nel gennaio 1955 era stato approvato lo statuto con decreto del ministro del Tesoro, ma solo il 2 dicembre ci fu la nomina degli amministratori. Ed eccoci al 22 dicembre e all’insediamento.

«L’Istituto – si legge nell’articolo della Nuova – è chiamato a svolgere una funzione di primo piano nella politica creditizia sarda e dovrà costituire lo strumento più idoneo per la ripresa economica dell’Isola collaborando con la Regione particolarmente nel garantire all’agricoltura sarda la base finanziaria per la sua rinascita». Luigi Siotto, primo presidente del Banco, nel suo discorso sottolinea «la volontà dell’Amministrazione regionale di riconoscere al Banco compiti determinanti per l’avvenire dell’economia della Sardegna (...) Oggi, primo suo giorno di vita ufficiale, il nuovo istituto ha già una rete organizzativa costituita da 3 sedi provinciali, diciotto filiali, due agenzie di città, una agenzia stagionale, 270 uffici locali, così da rendere “bancabili” circa 300 dei 334 Comuni dell’isola. Esso ha un patrimonio di 710 milioni, ha risparmi per oltre 16 miliardi, assegni in circolazione per oltre un miliardo e mezzo (...) Sono cifre che commuovono solo che si consideri che, dei 16 miliardi di risparmi, oltre 5, cioè circa un terzo, sono stati raccolti dai 270 uffici locali: sono cioè il frutto del sudore dei più poveri lavoratori dei più piccoli paesi dell’isola».

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