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Anni ’40. Renato Raccis, il primo bomber sardo tra leggenda e oblio

Da Mandas alla ribalta della serie A con il Milan. Gol a grappoli e sfide col grande Torino, poi la tubercolosi e lo stop


27 dicembre 2021 di Andrea Sini


La grande scritta lungo l’esterno della tribuna domina l’accesso del campo sportivo di Mandas: “Stadio Renato Raccis”. Questa è la storia del più grande e sfortunato tra i bomber sardi, partito proprio da qui e arrivato a fare gol al Grande Torino, poi dimenticato a lungo e riscoperto soltanto negli anni recenti. Nato nel piccolo centro della Trexenta nel 1922, Raccis mostra presto le sue doti di attaccante e dopo essere approdato a 15 anni alla San Giorgio Cagliari, già nel 1939 varca il Tirreno.

Il Cagliari se lo fa soffiare dal Prato, che milita in terza serie. Segna gol a raffica e al secondo tentativo trascina i toscani in serie B, mettendo in rete qualcosa come 58 palloni nell’arco di due stagioni. Il terzo anno, nella serie cadetta, è quello del lancio nel grande calcio, con l’ambizioso Livorno che si vede letteralmente esplodere in casa un campioncino di appena vent’anni. Al suo primo campionato in serie A, Raccis va subito in doppia cifra e le sue 10 reti contribuiscono ad alimentare il sogno dei labronici: il Livorno resta a lungo in vetta, ma alla fine lo scudetto viene vinto dal Torino, il Grande Torino. Arriva la guerra, il campionato si ferma, poi alla ripresa Raccis riprende a fare gol, tanti gol: 11 nel campionato 1945-’46, addirittura 17 l’anno successivo.

Le ambizioni del Livorno nel frattempo si sono ridimensionate e le grandi sono alla finestra: il bomber di Mandas passa al Milan, che vuole provare a spezzare l’egemonia del Toro. Raccis fa appena in tempo a dimostrare di essere all’altezza, segna 8 reti nella prima parte della stagione, poi inizia ad avere problemi di salute e si deve fermare. Spera di poter rientrare presto, ma una grave forma di tubercolosi mette fine alla sua carriera: ha appena 26 anni.

Morirà a Cagliari a 57 anni, completamente dimenticato dagli sportivi della sua terra. Quella scritta sulla tribuna del campo di Mandas, “Stadio Renato Raccis”, è un piccolo risarcimento per un campione vero, insieme al lavoro della famiglia e dello studioso Mario Fadda, che in questi anni hanno tolto molta polvere da una storia che merita di essere tramandata.

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