La Nuova Sardegna

Meridione tra resistenza e liberatori

“Paisà, sciuscià e segnorine” di Avagliano e Palmieri, il Sud lotta per sopravvivere

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ROMA. Lo sbarco delle truppe alleate in Sicilia, il 10 luglio del 1943, fu salutato dalla popolazione come la riconquista delle libertà, la liberazione dall’oppressione tedesca e la fine delle sofferenze portate dalla guerra. In realtà, per il Mezzogiorno d’Italia si aprì un lungo, difficile percorso, costellato spesso di violenze, fame e difficoltà di ogni sorta. E si inaugurò una vera e propria «Resistenza del Sud» che, a parte le note vicende delle Quattro giornate di Napoli, ha trovato pochissima eco nella storiografia del dopoguerra e che oggi viene recuperata per intero e raccontata compiutamente nel libro “Paisà, sciuscià e segnorine” dei due storici Mario Avagliano e Marco Palmieri, edito dal Mulino (504 pagine, 26 euro). Il volume ripercorre, come un complesso ed articolato affresco, l’intera, complessa vicenda bellica vissuta nel Meridione d’Italia dallo sbarco in Sicilia al 25 aprile del 1945.

Il racconto è affidato – firma distintiva dei libri di Avagliano e Palmieri – ai documenti ed alle cronache ufficiali, ma anche e soprattutto alla voce dei protagonisti, attraverso un vero e proprio «racconto corale» fatto di pagine di lettere, diari, testimonianze di quel «popolo» che in prima persona visse e soffrì sulla propria pelle le gioie e, soprattutto, i dolori della guerra e della Resistenza. La felicità ritrovata per l’arrivo degli angloamericani, lo stupore per i primi contatti con quegli uomini così diversi, prodighi di sorrisi e regali e spesso di origine italiana (i paisà), si alterna e spesso si sovrappone nelle righe scritte da uomini, donne, ragazzi, ai mille momenti di scoramento, paura e dolore che quella novità dovette portare con sé. Si passa così dalle stragi compiute dai tedeschi in ritirata, alle violenze compiute sulla popolazione a volte dagli stessi «liberatori».

Il terrore dei bombardamenti non interrotti, la miseria e la fame della popolazione delle città, per nulla sollevata in questo dalla presenza delle truppe alleate, e costretta perciò a trovare qualsiasi stratagemma per sopravvivere, dalla prostituzione dilagante (le “segnorine” del titolo) ai mille mestieri inventati, anche dai più giovani (gli “sciuscià”).

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