Lundini: «Tagliate Quark Voglio dalla Rai un aumento di cachet»
di Roberta Sanna
«La sindrome dell'impostore è una cosa di cui soffro quando mi propongono di fare qualcosa di nuovo. La prima cosa che penso è : io le idee le ho finite, ora se ne accorgeranno, tutto quello che ho...
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«La sindrome dell'impostore è una cosa di cui soffro quando mi propongono di fare qualcosa di nuovo. La prima cosa che penso è : io le idee le ho finite, ora se ne accorgeranno, tutto quello che ho fatto finora è stato solo fortuna». Per l’attore e autore Valerio Lundini il ribaltamento degli stereotipi del comico e del buon conduttore televisivo, basato sul continuo spiazzamento – prima di sé stesso e poi degli spettatori, per non dire di quanto riserva ai propri ospiti e intervistati – è costitutivo di uno stile inaspettato, originale e di successo. Rivoluzionario, sostengono alcuni, nell’attuale panorama televisivo e paragonabile all’effetto creato da Paolo Villaggio col suo professor Kranz nei pomeriggi domenicali di fine anni Sessanta. Un successo confermato anche nei teatri dell’isola dal tutto esaurito con cui si è risposto alle tre date che inaugurano il 2022 con il suo ultimo show: il 2 e 3 gennaio al Teatro Civico di Alghero, ospite del Cap d’Any a cura della Fondazione Alghero, e il 4 al Massimo di Cagliari, dove inaugura la nuova rassegna Cedac “Pezzi Unici”.
“Il mansplaining spiegato a mia figlia”, è un titolo che esprime una bella contraddizione, dobbiamo dedurre la presenza di altri paradossi, in particolare di quali?
«Probabilmente sì. Dico probabilmente perché ormai ripeto tutto a macchinetta e ho completamente dimenticato i concetti che esprimo all'interno dello show. Non ci metto più un briciolo d'anima, è tutto a copione, può anche cascarmi il microfono dalla faccia che continuo a parlare a pappagallo. Purtroppo lo spettacolo merita una revisione. Ad ogni modo è un capolavoro (lo ha detto mia mamma) e in Sardegna lo farò come se fosse la prima volta, stiamo tranquilli».
Quali effetti speciali riserverà lo show?
«C'è una macchina del fumo che non ho idea di quanto costi (forse poco, ma la produzione fa sempre la faccetta come a dire “Guarda qua che ti abbiamo messo”). A volte è un po’ fastidiosa perché non mi fa vedere nulla, ma da fuori fa un bell'effetto. Una volta andai a un concerto di Daniele Groff e notai questa cosa della macchina del fumo. Sapere di averne una anche io mi fa sentire al settimo cielo, se non all'ottavo».
È vero che dedicherà una parte dello show a “Grease”? Ci sarà la sua band I Vazza Nikki?
«Alla fine ci sarà un momento dedicato a “Grease”. Piccola curiosità di cui magari non vi importerà molto: l'autore che ha scritto “Grease”, ha scritto solo “Grease”. Ma questa cosa non c'entra con il mio spettacolo. Purtroppo I VazzaNikki non sono con me in questo spettacolo, più avanti torneremo con degli spettacoli meramente musicali assieme alla band, ma questo è un one-man-show come si dice in terre anglofone. Lo preferisco da un punto di vista degli incassi, anche se devo dire che la macchina del fumo prende quanto il sassofonista».
Questo spettacolo sta facendo il sold out ovunque. Quali sono le chiavi della sua comicità che spiegano questo successo? E si ritrova in aggettivazioni come stralunato, folle, surreale, dadaista?
«Mica tanto, non sta facendo sold-out in Calabria, non so perché. Eppure ‘st'estate c'erano tante persone in Calabria. Devo aver detto o fatto qualcosa. Spero che la situazione da quelle parti si sistemi perché ho bisogno di dire “Sold-out in Calabria!” giusto per una questione di profilazione dell'artista (ho scoperto che si dice così). La spiegazione del successo può essere associata a vari fattori, ma ho scoperto che quando li elenco essi appaiono come ciò che effettivamente sono: un pretesto per girare attorno all'unica vera realtà: ovvero sono un giusto compromesso tra intelligenza acuta e spiccata bellezza fisica. Nelle aggettivazioni di cui lei parla mi ci ritrovo più che altro perché le sento spesso associare a me e mi fido. “Dadaista” mi piace un po’ meno perché da qualche anno a questa parte ogni volta che esce qualcosa di orribile, la gente tende a dire “non lo trovo orribile, lo trovo dadaista”».
In quale momento si è reso conto che la comicità avrebbe fatto parte della sua vita?
«Quando è finita la prima edizione del programma “Una Pezza di Lundini”. Per me doveva essere un programma informativo, al massimo di “infotainment”. Poi la gente ha detto che era divertente e ho mandato avanti la cosa».
Nel 2021 le è stato riconosciuto il titolo di “Personaggio televisivo dell'anno”, proseguirà quindi con il late night show su Rai 2?
«La ringrazio per la questione “Personaggio televisivo dell'anno”. Credo di essermi affibbiato da solo questa etichetta visto che nel programma “TV Talk” avevano detto che ero il personaggio dell'anno (per la critica). Ad ogni modo purtroppo l'anno sta finendo. Impazzisco all'idea che ‘staltr'anno il personaggio dell'anno possa essere qualcun altro. Potrei fare una sciocchezza. "Una Pezza di Lundini" dovrebbe riprendere se la Rai accetta la mia proposta: un aumento di cachet, vorrei prendere 130 mila euro a puntata. Loro dicono che è impossibile, ma secondo me con degli adeguati tagli a programmi come “Quark”, “Meraviglie”, “Ulisse”, “A sua immagine” e “Art rider si può fare».
C'è sempre stata complicità con i suoi intervistati o talvolta ha rischiato una reazione negativa come è successo con Paperone a Lunduck, il personaggio a lei ispirato su Topolino?
«Sì, venimmo alle mani con un'attrice intervistata. Non posso fare il nome perché è il processo è a fine gennaio e l'avvocato mi ha suggerito di non esacerbare la situazione. È stata lei a fratturarmi un malleolo con un calcio per averle detto che il suo parlare mi ricordava la prosa di Isabel Allende».
Recentemente si è parlato della sua quarantena cautelativa. Cosa pensa di vaccini, green gass e della pandemia in generale?
«Green pass, vaccini e pandemia: sono a favore di tutte e tre queste cose. Comunque dopodomani conseguirò la mia laurea magistrale in microbiologia virale con il professor Pippamagna, a quel punto saprò risponderle con la competenza del caso».
Ha in programma un nuovo libro dopo la raccolta di racconti “Era meglio il libro”?
«Sì, sì. Dovrebbe uscire per Rizzoli Lizard il prossimo anno. Il titolo non c'è ma potrebbe essere questa stessa frase (compresa la parte tra parentesi)».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
“Il mansplaining spiegato a mia figlia”, è un titolo che esprime una bella contraddizione, dobbiamo dedurre la presenza di altri paradossi, in particolare di quali?
«Probabilmente sì. Dico probabilmente perché ormai ripeto tutto a macchinetta e ho completamente dimenticato i concetti che esprimo all'interno dello show. Non ci metto più un briciolo d'anima, è tutto a copione, può anche cascarmi il microfono dalla faccia che continuo a parlare a pappagallo. Purtroppo lo spettacolo merita una revisione. Ad ogni modo è un capolavoro (lo ha detto mia mamma) e in Sardegna lo farò come se fosse la prima volta, stiamo tranquilli».
Quali effetti speciali riserverà lo show?
«C'è una macchina del fumo che non ho idea di quanto costi (forse poco, ma la produzione fa sempre la faccetta come a dire “Guarda qua che ti abbiamo messo”). A volte è un po’ fastidiosa perché non mi fa vedere nulla, ma da fuori fa un bell'effetto. Una volta andai a un concerto di Daniele Groff e notai questa cosa della macchina del fumo. Sapere di averne una anche io mi fa sentire al settimo cielo, se non all'ottavo».
È vero che dedicherà una parte dello show a “Grease”? Ci sarà la sua band I Vazza Nikki?
«Alla fine ci sarà un momento dedicato a “Grease”. Piccola curiosità di cui magari non vi importerà molto: l'autore che ha scritto “Grease”, ha scritto solo “Grease”. Ma questa cosa non c'entra con il mio spettacolo. Purtroppo I VazzaNikki non sono con me in questo spettacolo, più avanti torneremo con degli spettacoli meramente musicali assieme alla band, ma questo è un one-man-show come si dice in terre anglofone. Lo preferisco da un punto di vista degli incassi, anche se devo dire che la macchina del fumo prende quanto il sassofonista».
Questo spettacolo sta facendo il sold out ovunque. Quali sono le chiavi della sua comicità che spiegano questo successo? E si ritrova in aggettivazioni come stralunato, folle, surreale, dadaista?
«Mica tanto, non sta facendo sold-out in Calabria, non so perché. Eppure ‘st'estate c'erano tante persone in Calabria. Devo aver detto o fatto qualcosa. Spero che la situazione da quelle parti si sistemi perché ho bisogno di dire “Sold-out in Calabria!” giusto per una questione di profilazione dell'artista (ho scoperto che si dice così). La spiegazione del successo può essere associata a vari fattori, ma ho scoperto che quando li elenco essi appaiono come ciò che effettivamente sono: un pretesto per girare attorno all'unica vera realtà: ovvero sono un giusto compromesso tra intelligenza acuta e spiccata bellezza fisica. Nelle aggettivazioni di cui lei parla mi ci ritrovo più che altro perché le sento spesso associare a me e mi fido. “Dadaista” mi piace un po’ meno perché da qualche anno a questa parte ogni volta che esce qualcosa di orribile, la gente tende a dire “non lo trovo orribile, lo trovo dadaista”».
In quale momento si è reso conto che la comicità avrebbe fatto parte della sua vita?
«Quando è finita la prima edizione del programma “Una Pezza di Lundini”. Per me doveva essere un programma informativo, al massimo di “infotainment”. Poi la gente ha detto che era divertente e ho mandato avanti la cosa».
Nel 2021 le è stato riconosciuto il titolo di “Personaggio televisivo dell'anno”, proseguirà quindi con il late night show su Rai 2?
«La ringrazio per la questione “Personaggio televisivo dell'anno”. Credo di essermi affibbiato da solo questa etichetta visto che nel programma “TV Talk” avevano detto che ero il personaggio dell'anno (per la critica). Ad ogni modo purtroppo l'anno sta finendo. Impazzisco all'idea che ‘staltr'anno il personaggio dell'anno possa essere qualcun altro. Potrei fare una sciocchezza. "Una Pezza di Lundini" dovrebbe riprendere se la Rai accetta la mia proposta: un aumento di cachet, vorrei prendere 130 mila euro a puntata. Loro dicono che è impossibile, ma secondo me con degli adeguati tagli a programmi come “Quark”, “Meraviglie”, “Ulisse”, “A sua immagine” e “Art rider si può fare».
C'è sempre stata complicità con i suoi intervistati o talvolta ha rischiato una reazione negativa come è successo con Paperone a Lunduck, il personaggio a lei ispirato su Topolino?
«Sì, venimmo alle mani con un'attrice intervistata. Non posso fare il nome perché è il processo è a fine gennaio e l'avvocato mi ha suggerito di non esacerbare la situazione. È stata lei a fratturarmi un malleolo con un calcio per averle detto che il suo parlare mi ricordava la prosa di Isabel Allende».
Recentemente si è parlato della sua quarantena cautelativa. Cosa pensa di vaccini, green gass e della pandemia in generale?
«Green pass, vaccini e pandemia: sono a favore di tutte e tre queste cose. Comunque dopodomani conseguirò la mia laurea magistrale in microbiologia virale con il professor Pippamagna, a quel punto saprò risponderle con la competenza del caso».
Ha in programma un nuovo libro dopo la raccolta di racconti “Era meglio il libro”?
«Sì, sì. Dovrebbe uscire per Rizzoli Lizard il prossimo anno. Il titolo non c'è ma potrebbe essere questa stessa frase (compresa la parte tra parentesi)».
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