Massimo Mancini (Teatro Sardegna): «Rinasceremo coltivando le idee»
Il direttore artistico racconta i nuovi progetti dopo 12 anni di gestione al Massimo di Cagliari
«Ciò che si perde al Massimo è la sua dimensione produttiva, che si sposterà in altri luoghi, in altre città. Sarà Nuoro il luogo della drammaturgia per Sardegna Teatro. Mentre Paulilatino sarà il nostro spazio per le residenze artistiche nazionali e internazionali. La nostra storia continua in una dimensione regionale più forte». Massimo Mancini, direttore generale di Sardegna Teatro, sintetizza in poche frasi il commiato dal Teatro Massimo dopo dodici anni di gestione della struttura comunale. Lo ascoltiamo mentre si svolge una vendita di alcuni oggetti collegati a ciascuna delle produzioni, in stile “garage sale” americano, una delle iniziative di “Ricomincio da tre”, tre serate per salutare il teatro.
«Ciò che è stato svenduto – continua Mancini – è l’idea produttiva con tutto l’indotto, le persone che venivano qui pagavano hotel, B&B, cibo. Comunque i cambiamenti non sono mai negativi. Siamo in un percorso naturale. Anche maturo in questo momento e, per chi come noi si fa domande tutti i giorni, pensiamo sia necessario immaginare anche altri luoghi in questa città, con una accessibilità generazionale, economica e di competenza più vasta».
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Quindi sembrano chiuse le polemiche sul bando di assegnazione del Massimo. «Noi diciamo – puntualizza Mancini – che ci sono bandi fatti bene e bandi fatti male, questo era fatto male. E comunque non è questo che cambierà il nostro percorso. Capitolo chiuso. È per noi l’occasione di non avere uno spazio rigido e con costi elevati. La dimensione produttiva porterà benefici in ambito regionale, vantaggi in altri territori. Ma non è che non ci saremo più, oltre allo spazio Tab a Sa Manifattura continueremo ad essere presenti anche a Sant’Elia con la cooperativa La Carovana, con cui abbiamo organizzato il Banco delle parole al Mercato Cuore e i laboratori con i bambini».
Passiamo alla nuova programmazione. Il primo anno del progetto triennale di Sardegna Teatro sarà dedicato a Grazia Deledda. «Ora siamo nella fase organizzativa – dice Mancini – e presenteremo tutto entro fine gennaio. A Nuoro il progetto su Grazia Deledda avrà una declinazione molto semplice. Ci saranno spettacoli e installazioni con protagoniste solo donne, musiciste autrici e registe. Tutti progetti che coinvolgeranno il territorio, come è nostro compito, ma senza legarci ai testi della Deledda su cui abbiamo già fatto uno spettacolo col testo di Marcello Fois, e una cosa meglio di quella non credo sia possibile. Svilupperemo questo progetto nell’arco dell’anno. Poi ci saranno due coproduzioni internazionali con due progetti europei che abbiamo vinto, una col Portogallo e l’altra con la Francia, che saranno realizzate tra Nuoro e Paulilatino. A fine 2022 inizieremo il percorso che ci accompagnerà per qualche anno su “Il giorno del giudizio”».
In questi tre giorni di commiato non poteva mancare il “Macbettu”, a suggellare la partenza. «È sicuramente un pilastro su cui poggiamo – sottolinea Mancini – uno spettacolo che ormai è diventato una sorta di patrimonio immateriale della Sardegna, che ha girato tutto il mondo e continuerà a girare. Il senso di questi tre giorni è quello del cambiamento, per andare alla stessa velocità dei cambiamenti della società».
«Il teatro – dice ancora – non può essere più lento. Dobbiamo essere veloci quanto la società se vogliamo essere una istituzione del territorio, questo è il nostro obbiettivo, dare una cultura del contemporaneo, nuovi linguaggi e tecnologie. In questi giorni abbiamo presentato il libro “Gli spazi del possibile” di Roberta Franceschinelli, che dà una teoria a tutte le esperienze di spazi rigenerati in Italia, sostenuti soprattutto dal bando Culturability. In Sardegna l’unico spazio finanziato è LandWorks di un collettivo architetti dell’Argentiera, uno dei territori dove Sardegna Teatro abiterà e dove un bando del ministero ci consentirà di aprire una sorta di anfiteatro che inaugureremo a maggio. E rifaremo il Festival del respiro a Fluminimaggiore, un progetto sul rapporto tra arte, natura, sport. Temi anche dell’agenda 2030 e del cambiamento climatico».
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