La Nuova Sardegna

Armando Marrosu: chitarrista e maestro generoso rese grande la scuola di Sassari

di Antonio Ligios
Armando Marrosu durante un concerto
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Armando Marrosu durante un concerto

L’artista scomparso recentemente fu un protagonista della rinascita  dello strumento con Pujol e Segovia e un docente amatissimo del Canepa

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Quando alla fine del 1971 Armando Marrosu fa il suo ingresso come docente al Conservatorio di Sassari, la scuola di chitarra sta muovendo – all’interno dell’istituzione – i suoi primi passi. Due anni prima infatti l’allora direttore del Canepa Piero Guarino, all’inizio di una straordinaria stagione di crescita dell’istituto da poco statizzato, aveva istituito la cattedra di chitarra e aveva chiamato in un primo tempo a svolgere il ruolo di docente Gianluigi Gelmetti, che come sappiamo intraprenderà ben presto un altro percorso professionale, quella della direzione d’orchestra.

Marrosu succede dunque a Gelmetti, e si presenta in istituto – dopo aver svolto l’attività di geometra in Gallura – in punta di piedi, con la signorilità e la modestia che lo distinguevano, e con alle spalle una formazione di grande spessore artistico e didattico, maturata in Spagna alla scuola del grande maestro Emilio Pujol, che insieme ad Andres Segovia è stato il protagonista della cosiddetta “rinascita” novecentesca della chitarra e del suo riscatto: da strumento prevalentemente legato alla tradizione popolare a strumento votato alla musica d’arte, capace di catalizzare l’interesse di importanti compositori del XX secolo come Manel De Falla.

Docente generoso

Aveva poi completato il suo curriculum con il diploma conseguito a Parigi, presso l’Ecole Normale de Musique. Per più di trent’anni Marrosu profonde la maggior parte delle sue energie nell’insegnamento al Canepa: lo fa con grande umiltà e altrettanta generosità, concependo – come era normale, almeno una volta, nei conservatori e nelle accademie – la propria classe come una grande famiglia, e improntando il suo insegnamento ai principi della scuola spagnola di Emilio Pujol. Nel Conservatorio è apprezzato da tutti i colleghi, per la sua disponibilità, per la sua capacità di ascolto e di composizione dei conflitti, qualità che lo portano per numerosi anni a svolgere il ruolo di vice direttore. Ma l’insegnamento rappresentava la sua grande passione, è così man mano che i suoi allievi si affermano in competizioni nazionali e internazionali e vengono apprezzati nell’attività concertistica, si fa strada l’idea che a Sassari si stesse formando una vera e propria “scuola” di chitarra, intesa come bottega musicale ben riconoscibile per alcuni tratti distintivi che la caratterizzavano, in relazione soprattutto ad un filone della tradizione chitarristica spagnola, quella che si riconosceva nella lezione artistica e didattica di Pujol.

Al servizio della musica

Quali sono dunque gli aspetti che hanno contraddistinto l’insegnamento di questo nobile Signore della chitarra? Innanzitutto la cura del suono, a volte perseguita in modo maniacale, tendente a privilegiare una astratta idea di “bellezza” sonora, garantita dal contemporaneo ed equilibrato apporto di polpastrello e unghia, e una sempre spiccata ampiezza della tavolozza timbrica e della gamma dinamica.

E poi una tecnica fondata su una riconduzione dei meccanismi fondamentali ai principi di razionalità teorizzati da Pujol nella sua Escuela razonada de la guitarra. E infine – ovviamente – tutto questo collocato al servizio della musica: si badi bene, tutta la musica, senza limitazioni di repertorio, con una grande apertura che non precludeva i repertori di ispirazione popolaresca così come i moderni lavori dei compositori contemporanei, con una attenzione particolare rivolta alla musica antica, soprattutto quella dei vihuelisti spagnoli che Marrosu aveva approfondito proprio con Pujol, che di quel repertorio era stato il primo grande interprete, anche sulla stessa vihuela che il grande didatta spagnolo aveva contribuito a riscoprire. Ma la scuola di Marrosu si fondava anche su altri valori, non meno qualificanti, che avevano come punto di riferimento lo studente inteso innanzitutto come individuo che durante la formazione deve sviluppare una propria autonoma fisionomia artistica.

Gentilezza e misura

La relazione docente-discente era per questo sempre caratterizzata da modi gentili, misurati, mai votati alla prevaricazione della personalità dell’allievo e anzi – semmai – alla valorizzazione delle singole individualità. Marrosu raramente imbracciava in classe lo strumento per far ascoltare il passaggio di un brano, aspettando che lo studente imitasse quanto il maestro aveva fatto ascoltare: preferiva che l’allievo arrivasse allo stesso risultato per conto proprio, magari personalizzandone il contenuto finale. Tutta la sua didattica era improntata allo sviluppo di un atteggiamento critico, e non a caso invogliava i suoi studenti ad ascoltare altri chitarristi e soprattutto altra musica. E poi – altro dato affatto scontato nell’ambito della formazione artistica – Marrosu aveva ben presente che tutti gli studenti dovevano essere collocati sullo stesso piano, dal punto di vista dell’impegno del docente: quelli piu dotati esattamente come quelli meno baciati dal dono dell’Arte. E così, dopo aver formato tanti musicisti, poi affermatisi nell’ambito della didattica come in quello del concertismo, a Marrosu veniva attribuito – nel 2000 – un prestigioso riconoscimento: la “Chitarra d’oro” per la didattica, premio stituito quattro anni prima ad Alessandria all’interno delle iniziative previste nell’ambito del concorso internazionale d’interpretazione.

Maestro di vita

Ma l’attività di Marrosu, presente anche sul versante del concertismo, non si è limitata a quella dattica, svolta peraltro anche in ambito internazionale, con prestigiosi corsi di perfezionamento tenuti a Boston (New England Conservatory), in varie città della Spagna e soprattutto – a partire dal 1985 – a Cervera, sempre in Spagna. Nel 1997 aveva infatti fondato, insieme ad un gruppo di suoi studenti, l’Associazione Chitarristica Sassarese, con l’intento di diffondere la cultura della chitarra e del suo repertorio meno conosciuto. Con la stessa Associazione, nel 1980, aveva istituito il Concorso internazionale di chitarra intitolato ad Emilio Pujol, che da allora ha laureato molti chitarristi oggi impegnati nel concertismo: un omaggio a quel suo maestro che considerava anche maestro di vita, e per il quale non ha mai nascosto di nutrire un vera e propria venerazione.

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