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Esce “Niente di nuovo” Zerocalcare, zero sorprese

Esce “Niente di nuovo” Zerocalcare, zero sorprese

Dopo il successo (e qualche polemica) della serie tratta dai suoi racconti l’autore romano nella graphic novel ora in libreria non riesce più a stupire

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“Strappare lungo i bordi”, la serie animata scritta e diretta da Zerocalcare e uscita su Netflix una manciata di mesi fa, ha avuto due esiti, uno prevedibile e uno scontato. Quello prevedibile è il successo ottenuto, considerata il riscontro costante che i libri e i racconti dell’autore romano hanno presso il pubblico ormai da una decina d’anni. Quello scontato sono le polemiche suscitate, conseguenza, ci pare di poter concludere, più del successo in sé che non di elementi eventualmente discutibili propri della serie.

Ad esempio, partendo dalle difficoltà di comprensione avvertite da qualcuno - ma quanti, in realtà? - a causa della parlata romanesca dei personaggi, si è arrivati a evocare un presunto “romanocentrismo” delle produzioni culturali del nostro Paese e a sostenere in maniera bizzarra, e in questi esatti termini, che parlando di graphic novel, cioè di romanzi a fumetti, non si starebbe «parlando di libri». Se una critica è da rivolgere alla serie, è semmai che ha fatto ricorso, non troppo camuffandolo, a del materiale vecchio e ben noto: la traccia principale della trama si rifà a quella de “La profezia dell’armadillo”, fatica del 2012 che ha anche avuto un adattamento cinematografico nel 2018, e non mancano diversi altri autoriciclaggi. Queste ultime considerazioni possono servire per introdurre il nuovo parto editoriale “Niente di nuovo sul fronte Rebibbia” (Bao Publishing, 224 pagine, 18 euro), il cui titolo si potrebbe infatti con facilità parafrasare in “Niente di nuovo sul fronte Zerocalcare”.

Il punto non è che quattro dei suoi cinque racconti siano già apparsi su una testata o l’altra (“Lontano dagli occhi lontano dal cuore”, “La dittatura immaginaria” ed “Etichette” su Internazionale, “Romanzo sanitario” su L’Espresso), a fronte dell’unico inedito “Il castello di cartone”: il punto è che modalità espressive e scelte narrative presentano minime o nulle variazioni rispetto alle tante (dodici) opere precedenti. La cifra distintiva che ha fatto la fortuna di Zerocalcare corre il rischio concreto di incamminarsi sulla strada della serialità: della riproduzione a intervalli regolari di quanto già fatto e detto. Ciò che è venuto da pensare per “Strappare lungo i bordi” viene da pensarlo anche per il libro, ovvero che si godrebbe di più, per paradosso, se Zerocalcare lo si conoscesse poco o per niente. Con la parziale eccezione de “La dittatura immaginaria”, che affronta forse con troppa scioltezza un argomento complesso come la (ci si perdoni l’antipatico forestierismo) cancel culture, prese singolarmente le storie di “Niente di nuovo sul fronte Rebibbia” sono tutte buone o ottime: ma a considerarle in prospettiva non si riesce mai ad allontanare lo spettro del rimasticamento.

Ed è un peccato, perché c’è un gran bisogno di autori come Zerocalcare, capaci di consegnare al lettore innumerevoli spunti di riflessione spendendosi sugli aspetti più drammatici della vita nelle carceri durante il lockdown o sullo smantellamento della sanità territoriale. È il modo, però, che comincia a segnare il passo. E maggiore testimonianza la dà il conclusivo “Il castello di cartone”, che rielabora il processo di lavorazione di “Strappare lungo i bordi” ed è quindi tra i cinque il racconto più autobiografico: non si esita a definirlo bellissimo ma non c’è un solo passaggio che riservi una sorpresa che sia una.

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