PASOLINI
Pagine sul corsaro che profetizzò l’Italia di oggi
Appena concluso un anno come il 2021 pieno di ricorrenze importanti, su tutte quella di Dante Alighieri, il 2022 si apre nel segno di un centenario della nascita che ci occuperà, ci si può...
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Appena concluso un anno come il 2021 pieno di ricorrenze importanti, su tutte quella di Dante Alighieri, il 2022 si apre nel segno di un centenario della nascita che ci occuperà, ci si può scommettere, giorno dopo giorno fino al 31 dicembre (e, inevitabilmente, anche oltre): quello di Pier Paolo Pasolini. A testimoniarlo c’è un primo, parziale elenco di imminenti pubblicazioni, tra cui spiccano il “Caro Pier Paolo” di Dacia Maraini (Neri Pozza), atteso per marzo, e il “Quindici riprese. Cinquant’anni di studi su Pasolini” di Walter Siti (Rizzoli), previsto per aprile.
Titoli e testimonianze
Data la già enorme mole di opere incentrate su Pasolini e immaginandone l’incremento durante il 2022, la Maraini aveva in principio declinato la proposta di aggiungerne una sua. A convincerla, ha rivelato all’Ansa, è stata «l’idea di parlare di cose vissute insieme»: in forma di lettere, il suo è infatti un libro di memorie che rievoca lo stretto legame tra lei, Pasolini e Alberto Moravia e le esperienze condivise dai tre, soprattutto in Africa: «Caro Pier Paolo, nei nostri viaggi africani si era formulato uno strano patto: tu ti saresti occupato di trovare i luoghi per i tuoi film futuri, Alberto avrebbe scritto delle nostre giornate e io avrei fatto delle foto e tenuto una specie di memoria visiva dei nostri spostamenti, dei nostri incontri, delle nostre avventure. Ma io, più che fotografare te o Alberto, che mi sembrava una cosa ovvia e prevedibile, troppo alla portata di mano, finivo per fotografare gli africani, donne, uomini e bambini (…)». Oltre che con la stesura di “Quindici riprese”, Walter Siti, tra i massimi esperti del friulano, è stato impegnato con la curatela della versione considerata “definitiva”, e che uscirà per Garzanti, del postumo “Petrolio”.
Appena anticipando l’anniversario, l’editore milanese a fine ottobre scorso aveva rilasciato tre corposi volumi contenenti “I grandi romanzi”, “Le grandi poesie” e “I grandi interventi civili” di Pasolini, e a fine novembre il suo epistolario per la prima volta completo (“Le lettere”), a cura di Antonella Giordano e Nico Naldini. Proprio di Naldini, tra le altre cose cugino e biografo del regista di “Accattone”, Guanda rimanderà in libreria tra tre settimane “Breve vita di Pasolini”. E ancora: di certo interessanti saranno “Pasolini 1922-2022. Un mistero italiano” di Lucia Visca, la prima cronista a giungere il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia, dove da poche ore Pasolini era stato ucciso, e “P.P.P. Poesie per Pasolini” (Mondadori). Curata da Roberto Galaverni, la raccolta presenterà poesie su e per Pasolini di Montale, Bertolucci, Zanzotto, Bellezza, Rosselli, Merini e Magrelli e altri. Alta poi l’attesa per “Moravia e Pasolini. Due volti dello scandalo” di Renzo Paris (Einaudi), che è stato amico di entrambi e che a entrambi ha già dedicato dei libri (segnaliamo almeno “Alberto Moravia. Una vita controvoglia” e “Pasolini ragazzo a vita”).
L’autore duplice
Altissima l’attesa per “Pasolini e il suo doppio” di Marco Belpoliti (da ricordare il suo precedente “Pasolini in salsa piccante”), edito da Guanda al termine di febbraio. Muovendosi tra vita e produzione artistica a partire dalla domanda “Quanti Pier Paolo Pasolini ci sono?”, Belpoliti indaga alcuni aspetti della sua duplicità: l’uso del dialetto friulano e della lingua italiana, ad esempio, ma anche l’esistenza alla luce del sole del cineasta, del romanziere e del collaboratore dei principali quotidiani e quella “oscura” da lui vissuta di notte alla ricerca di incontri sessuali nelle borgate. Ad arricchire il volume ci saranno gli scatti a Pasolini, con relativi capitoli a essi dedicati, di quattro grandi firme come Mario Dondero, Ugo Mulas, Paolo Di Paolo e Dino Pedriali – indimenticabili le sue foto nella torre medievale di Chia, che qualcuno a Sassari avrà visto quando furono esposte in città nel 2016. In tema di foto, con una parentesi richiamiamo la ricca mostra in corso a Genova fino al 13 marzo 2022 a Palazzo Ducale, “Non mi lascio commuovere dalle fotografie”: 250 immagini che costruiscono dei percorsi tematici, come «la città di Roma, i ragazzi delle borgate romane, il concetto di corpo, l’esperienza del cinema», organizzati non seguendo un ordine cronologico o di priorità ma piuttosto in modo da invitare «il visitatore a lasciarsi ispirare dal pensiero e dalle parole di questo intellettuale immenso». La mostra è curata da Marco Minuz e da Roberto Carnero. Il nome di quest’ultimo ci riporta ai libri: in arrivo nei Tascabili Bompiani la nuova edizione della sua biografia letteraria “Pasolini. Morire per le idee”.
Sempre per stare ai “ritorni”, riecco anche “Pasolini su Pasolini. Conversazioni con Jon Halliday”, «frutto di una serie di interviste» realizzate a Roma «nell’arco di un paio di settimane» nel 1968. Come scrivevamo in apertura, questa è soltanto una rassegna parziale delle uscite che ci aspettano per il centenario. Il fermento su Pasolini, però, è costante ormai da tempo: basti notare che solo tra settembre e dicembre dello scorso anno le monografie pubblicate su di lui sono state dodici. «Autore eclettico e di incontenibile prolificità, Pier Paolo Pasolini è probabilmente l’autore italiano contemporaneo che, in ragione di una straordinaria incidenza nella vita culturale e sociale del nostro Paese ma anche di una parabola esistenziale indubbiamente controversa, ha ispirato il maggior numero di studi critici, analisi sociologiche, biografie più o meno ufficiali, rievocazioni, tributi e via dicendo», riassumeva correttamente nel 2005 Franco Grattarola nel suo memorabile “Pasolini. Una vita violentata. Pestaggi fisici e linciaggi morali: cronaca di una Via Crucis laica attraverso la stampa dell’epoca”. Ampliando il campo, è facile prevedere che decine saranno le occasioni di dibattito e confronto (ed è logico attendersi anche lo scontro), tra convegni, programmi e documentari televisivi, articoli di giornale, ulteriori mostre.
Eredità contesa
La forza l’impatto l’eredità dell’artista e del personaggio del resto lo consentono. In questa sovrabbondanza, le vere questioni saranno due. Una sarà distinguere tra chi su Pasolini si esprime a ragion veduta e chi no, e in particolare tra chi lo fa aderendo alla sua produzione e alla sua vita e chi lo fa estrapolandone brandelli da riadattare al personale orientamento, o tornaconto che dir si voglia. Pasolini è infatti ormai da anni e anni oggetto di infiniti tentativi di appropriazione indebita: in tanti ci trovano (o, più esattamente, ritengono di trovarci) una frase, una presunta presa di posizione, un’occhiata, la recidono dal contesto e la servono a loro uso e consumo. “Pasolini diceva che” è una sorta di formula magica usata per (provare a) rendere più valida una valutazione una conclusione un ragionamento: e pazienza se Pasolini intendeva altro, o altro aveva detto.
La seconda questione è intimamente connessa alla prima, ed è la retorica. Che non solo non mancherà ma sarà elevata al quadrato, in questi lunghi dodici mesi. Tre i ritornelli, logori: Pasolini profetico circa le sorti dell’Italia; Pasolini che simpatizzava per i poliziotti negli scontri di Valle Giulia a Roma del 1968: che è ciò che può sostenere solo chi non ha mai non diciamo capito, ma neanche letto, il testo de “Il Pci ai giovani” (eppure il titolo del componimento, sul suo vero soggetto, qualche indicazione ci pare la dia); l’ultimo, forse il più sgradevole: “Chissà cosa direbbe Pasolini se vivo”. Se fosse vivo, davanti all’attuale situazione politica o sociale del Paese Pasolini direbbe senza meno la sua come ha sempre fatto quando sentiva di farlo.
Ma c’è da giurare che poco gradirebbe quanti, anziché esternare ed esporsi in prima persona, si sono trincerati ieri e si trincerano oggi dietro la sua statura di intellettuale e dietro la sua libertà di pensiero.
Titoli e testimonianze
Data la già enorme mole di opere incentrate su Pasolini e immaginandone l’incremento durante il 2022, la Maraini aveva in principio declinato la proposta di aggiungerne una sua. A convincerla, ha rivelato all’Ansa, è stata «l’idea di parlare di cose vissute insieme»: in forma di lettere, il suo è infatti un libro di memorie che rievoca lo stretto legame tra lei, Pasolini e Alberto Moravia e le esperienze condivise dai tre, soprattutto in Africa: «Caro Pier Paolo, nei nostri viaggi africani si era formulato uno strano patto: tu ti saresti occupato di trovare i luoghi per i tuoi film futuri, Alberto avrebbe scritto delle nostre giornate e io avrei fatto delle foto e tenuto una specie di memoria visiva dei nostri spostamenti, dei nostri incontri, delle nostre avventure. Ma io, più che fotografare te o Alberto, che mi sembrava una cosa ovvia e prevedibile, troppo alla portata di mano, finivo per fotografare gli africani, donne, uomini e bambini (…)». Oltre che con la stesura di “Quindici riprese”, Walter Siti, tra i massimi esperti del friulano, è stato impegnato con la curatela della versione considerata “definitiva”, e che uscirà per Garzanti, del postumo “Petrolio”.
Appena anticipando l’anniversario, l’editore milanese a fine ottobre scorso aveva rilasciato tre corposi volumi contenenti “I grandi romanzi”, “Le grandi poesie” e “I grandi interventi civili” di Pasolini, e a fine novembre il suo epistolario per la prima volta completo (“Le lettere”), a cura di Antonella Giordano e Nico Naldini. Proprio di Naldini, tra le altre cose cugino e biografo del regista di “Accattone”, Guanda rimanderà in libreria tra tre settimane “Breve vita di Pasolini”. E ancora: di certo interessanti saranno “Pasolini 1922-2022. Un mistero italiano” di Lucia Visca, la prima cronista a giungere il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia, dove da poche ore Pasolini era stato ucciso, e “P.P.P. Poesie per Pasolini” (Mondadori). Curata da Roberto Galaverni, la raccolta presenterà poesie su e per Pasolini di Montale, Bertolucci, Zanzotto, Bellezza, Rosselli, Merini e Magrelli e altri. Alta poi l’attesa per “Moravia e Pasolini. Due volti dello scandalo” di Renzo Paris (Einaudi), che è stato amico di entrambi e che a entrambi ha già dedicato dei libri (segnaliamo almeno “Alberto Moravia. Una vita controvoglia” e “Pasolini ragazzo a vita”).
L’autore duplice
Altissima l’attesa per “Pasolini e il suo doppio” di Marco Belpoliti (da ricordare il suo precedente “Pasolini in salsa piccante”), edito da Guanda al termine di febbraio. Muovendosi tra vita e produzione artistica a partire dalla domanda “Quanti Pier Paolo Pasolini ci sono?”, Belpoliti indaga alcuni aspetti della sua duplicità: l’uso del dialetto friulano e della lingua italiana, ad esempio, ma anche l’esistenza alla luce del sole del cineasta, del romanziere e del collaboratore dei principali quotidiani e quella “oscura” da lui vissuta di notte alla ricerca di incontri sessuali nelle borgate. Ad arricchire il volume ci saranno gli scatti a Pasolini, con relativi capitoli a essi dedicati, di quattro grandi firme come Mario Dondero, Ugo Mulas, Paolo Di Paolo e Dino Pedriali – indimenticabili le sue foto nella torre medievale di Chia, che qualcuno a Sassari avrà visto quando furono esposte in città nel 2016. In tema di foto, con una parentesi richiamiamo la ricca mostra in corso a Genova fino al 13 marzo 2022 a Palazzo Ducale, “Non mi lascio commuovere dalle fotografie”: 250 immagini che costruiscono dei percorsi tematici, come «la città di Roma, i ragazzi delle borgate romane, il concetto di corpo, l’esperienza del cinema», organizzati non seguendo un ordine cronologico o di priorità ma piuttosto in modo da invitare «il visitatore a lasciarsi ispirare dal pensiero e dalle parole di questo intellettuale immenso». La mostra è curata da Marco Minuz e da Roberto Carnero. Il nome di quest’ultimo ci riporta ai libri: in arrivo nei Tascabili Bompiani la nuova edizione della sua biografia letteraria “Pasolini. Morire per le idee”.
Sempre per stare ai “ritorni”, riecco anche “Pasolini su Pasolini. Conversazioni con Jon Halliday”, «frutto di una serie di interviste» realizzate a Roma «nell’arco di un paio di settimane» nel 1968. Come scrivevamo in apertura, questa è soltanto una rassegna parziale delle uscite che ci aspettano per il centenario. Il fermento su Pasolini, però, è costante ormai da tempo: basti notare che solo tra settembre e dicembre dello scorso anno le monografie pubblicate su di lui sono state dodici. «Autore eclettico e di incontenibile prolificità, Pier Paolo Pasolini è probabilmente l’autore italiano contemporaneo che, in ragione di una straordinaria incidenza nella vita culturale e sociale del nostro Paese ma anche di una parabola esistenziale indubbiamente controversa, ha ispirato il maggior numero di studi critici, analisi sociologiche, biografie più o meno ufficiali, rievocazioni, tributi e via dicendo», riassumeva correttamente nel 2005 Franco Grattarola nel suo memorabile “Pasolini. Una vita violentata. Pestaggi fisici e linciaggi morali: cronaca di una Via Crucis laica attraverso la stampa dell’epoca”. Ampliando il campo, è facile prevedere che decine saranno le occasioni di dibattito e confronto (ed è logico attendersi anche lo scontro), tra convegni, programmi e documentari televisivi, articoli di giornale, ulteriori mostre.
Eredità contesa
La forza l’impatto l’eredità dell’artista e del personaggio del resto lo consentono. In questa sovrabbondanza, le vere questioni saranno due. Una sarà distinguere tra chi su Pasolini si esprime a ragion veduta e chi no, e in particolare tra chi lo fa aderendo alla sua produzione e alla sua vita e chi lo fa estrapolandone brandelli da riadattare al personale orientamento, o tornaconto che dir si voglia. Pasolini è infatti ormai da anni e anni oggetto di infiniti tentativi di appropriazione indebita: in tanti ci trovano (o, più esattamente, ritengono di trovarci) una frase, una presunta presa di posizione, un’occhiata, la recidono dal contesto e la servono a loro uso e consumo. “Pasolini diceva che” è una sorta di formula magica usata per (provare a) rendere più valida una valutazione una conclusione un ragionamento: e pazienza se Pasolini intendeva altro, o altro aveva detto.
La seconda questione è intimamente connessa alla prima, ed è la retorica. Che non solo non mancherà ma sarà elevata al quadrato, in questi lunghi dodici mesi. Tre i ritornelli, logori: Pasolini profetico circa le sorti dell’Italia; Pasolini che simpatizzava per i poliziotti negli scontri di Valle Giulia a Roma del 1968: che è ciò che può sostenere solo chi non ha mai non diciamo capito, ma neanche letto, il testo de “Il Pci ai giovani” (eppure il titolo del componimento, sul suo vero soggetto, qualche indicazione ci pare la dia); l’ultimo, forse il più sgradevole: “Chissà cosa direbbe Pasolini se vivo”. Se fosse vivo, davanti all’attuale situazione politica o sociale del Paese Pasolini direbbe senza meno la sua come ha sempre fatto quando sentiva di farlo.
Ma c’è da giurare che poco gradirebbe quanti, anziché esternare ed esporsi in prima persona, si sono trincerati ieri e si trincerano oggi dietro la sua statura di intellettuale e dietro la sua libertà di pensiero.
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