narcisi
Presentare libri soltanto per fare mostra di sé
di MASSIMO ONOFRI
Uno. Perché si fanno gli aperitivi letterari? Che c’entra la letteratura con questa fatua mondanità piccolo borghese? Che c’entra coi Martini e gli Aperol? La letteratura è silenzio e solitudine,...
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Uno. Perché si fanno gli aperitivi letterari? Che c’entra la letteratura con questa fatua mondanità piccolo borghese? Che c’entra coi Martini e gli Aperol? La letteratura è silenzio e solitudine, concentrazione. Sicché è inevitabile che, per via di questa smania performativa, si producano mostri. Ormai infatti, in tali contesti, non è più necessario leggerli i libri per presentarli. Contano sempre altri argomenti. E una buona dose di esibizionismo.
Due. E di quelle (quelli) che quando si fanno i selfie su Facebook hanno sempre un libro in mano ne vogliamo parlare? Un evidente bisogno urbi et orbi di essere riconosciute (riconosciuti) come colte (colti). E’ invece il miglior modo per mostrare come dalla cultura si sia lontane (lontani): come il mare dal centro di un continente. Del resto, presentare ogni giorno un libro, qualsiasi sciocchezza, senza alcuna differenza tra W. G. Sebald e la poetessa Maria di Centocelle, è indizio sicuro di non aver capito, se non letto, ciò che si presenta: la vita è una e di tempo non ce n’è. Professioniste-professionisti dell’arte più diffusa: l’impostura.
Tre. E’ liberatorio mandare al diavolo chi ti cerca solo per chiederti di recensire il suo ultimo libro, o chi si autocelebra in rete perché presenta un romanzo (o un libro di poesie) al giorno (poco importa di chi), ma è sempre attenta a fotografarsi le unghie smaltate multicolori o le labbra siliconate, ormai sul punto di scoppiare. Due tipologie diffusissime sul web. Che aspettano, per essere cantate, un nuovo Marziale o un redivivo Giovenale. Purtroppo quasi più nessuno è in grado di esercitare l’arte della satira.
Quattro. Diffidare dei lettori compulsivi che consumano tutto in modo indifferenziato, quelli dei gruppi su Facebook dedicati ai libri: ma che roba leggono? Quelli che confondono Simonetta Agnello Hornby, Boris Leonidovic Pasternak, Alessandro D'Avenia e Elias Canetti. Non è per niente vero che leggere è un valore. L’imbecillità alfabetizzata, nella sua arroganza, è di certo la peggiore di tutte.
Due. E di quelle (quelli) che quando si fanno i selfie su Facebook hanno sempre un libro in mano ne vogliamo parlare? Un evidente bisogno urbi et orbi di essere riconosciute (riconosciuti) come colte (colti). E’ invece il miglior modo per mostrare come dalla cultura si sia lontane (lontani): come il mare dal centro di un continente. Del resto, presentare ogni giorno un libro, qualsiasi sciocchezza, senza alcuna differenza tra W. G. Sebald e la poetessa Maria di Centocelle, è indizio sicuro di non aver capito, se non letto, ciò che si presenta: la vita è una e di tempo non ce n’è. Professioniste-professionisti dell’arte più diffusa: l’impostura.
Tre. E’ liberatorio mandare al diavolo chi ti cerca solo per chiederti di recensire il suo ultimo libro, o chi si autocelebra in rete perché presenta un romanzo (o un libro di poesie) al giorno (poco importa di chi), ma è sempre attenta a fotografarsi le unghie smaltate multicolori o le labbra siliconate, ormai sul punto di scoppiare. Due tipologie diffusissime sul web. Che aspettano, per essere cantate, un nuovo Marziale o un redivivo Giovenale. Purtroppo quasi più nessuno è in grado di esercitare l’arte della satira.
Quattro. Diffidare dei lettori compulsivi che consumano tutto in modo indifferenziato, quelli dei gruppi su Facebook dedicati ai libri: ma che roba leggono? Quelli che confondono Simonetta Agnello Hornby, Boris Leonidovic Pasternak, Alessandro D'Avenia e Elias Canetti. Non è per niente vero che leggere è un valore. L’imbecillità alfabetizzata, nella sua arroganza, è di certo la peggiore di tutte.
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