La Nuova Sardegna

Così nasce la letteratura del tributo

di Matteo Porru
Così nasce la letteratura del tributo

Sono sempre più numerosi i testi proposti  come omaggio alla lezione di grandi maestri

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Rendere omaggio è un atto intimo, tanto quanto la scrittura. Non c’è da sorprendersi, quindi, del fatto che queste due attività siano così tanto vicine da specchiarsi a vicenda, e da incontrarsi e, alla fine, combaciare. Nasce da questo contatto la letteratura del tributo e nascono così le belle e nuove voci che vivono il racconto come un gesto di riconoscenza, di attestazione e di identità. Sdebitandosi, in qualche modo, per la grandezza di un maestro o per la bellezza che ha lasciato; e impegnandosi, con tutte le forze, perché la vedano anche altri, la riconoscano e la portino con sé. Sono sempre di più gli autori e gli editori che decidono di intraprendere questo percorso, al confine fra saggistica e narrativa, e che va oltre il senso, seppur nobilissimo, della biblioteca dell’identità o della biografia. La letteratura del tributo va molto più a fondo, aggiunge alle fonti l’empatia, vive del legame fra chi scrive e chi ha fatto qualcosa di grande e importante che merita di essere letto e di restare.

Luci per sempre

Per omaggiare le grandi donne di ieri, scrittrici e non, Giulio Perrone Editore ha creato una collana, si chiama Mosche d’oro (come il titolo di un trascurato e bellissimo romanzo di Anna Banti, pubblicato da Mondadori nel 1962) e la coordinano, non a caso, tre donne: Viola Lo Moro, poetessa, responsabile della libreria “Tuba” di Roma; Nadia Terranova, autrice e direttrice della rivista letteraria de Linkiesta, “K”; e Giulia Caminito, scrittrice ed editor, vincitrice dell’ultima edizione del Premio Campiello con “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani). È lei a raccontarci come si riconosce una mosca d’oro: “Ronza, dà fastidio, si posa dove non dovrebbe ma brilla. È la donna che hai incrociato nella tua vita e ti ha colpita, illuminata, messa in discussione”. Una grande emozione, per Giulia, seguire un progetto così bello e così impegnativo, fatto di «scelte, contatti con le autrici, riunioni, ascolto reciproco, letture, considerazioni, editing, testi di copertina», e reso sostenibile grazie alle altre due colleghe con cui divide il lavoro e una grandissima dedizione. Tributare, per Caminito, vuol dire «ripagare qualcuno per tutto ciò che ci ha insegnato attraverso la sua celebrazione e le nostre parole». Attraverso scrittrici di oggi che raccontano le protagoniste che hanno nel cuore e il bagliore che hanno acceso, mentre volavano, in questo mondo, per tutti noi. Dopo i primi due volumi, dedicati all’attrice Jeanne Moreau (raccontata divinamente da Lisa Ginzburg) e all’astrologa Lisa Morpurgo (vista da Melissa Panarello), sta per arrivare in libreria il terzo ritratto, dedicato alla giornalista e attivista Maria Giudice, scritto da Maria Rosa Cutrufelli.

Autore spartiacque

Un’altra casa editrice che, nonostante stia facendo i primi passi, si muove molto bene, è la milanese FVE. È per i loro tipi che è uscito “Stig Dagerman, il cuore intelligente”, il nuovo libro di Ilaria Rossetti, dedicato al gigante dimenticato della letteratura svedese. «Ho scelto Dagerman di pancia – racconta l’autrice, già Premio Neri Pozza 2019 – e mi sono fidata della mia prima reazione. Per me è stato un autore spartiacque di cui apprezzo soprattutto la lucidità, e oggi la sua ci servirebbe davvero. Di sicuro ci serve riscoprire lui e le opere che ha scritto, “Autunno tedesco” su tutte: le vedo piene di speranza e di aperture». Per raccontare l’uomo e l’autore, «fermo nelle sue posizioni, nelle scelte e nelle idee», è servito «un lavoro enorme, difficilissimo. Non è una biografia e non è un saggio, ma un ibrido che ho costruito con attenzione e istinto, utilizzando la mia esperienza da lettrice e da scrittrice». Una prova senza dubbio impegnativa ma superata con buoni voti. Insieme al testo di Rossetti è uscito “Franco Loi, l’erede del cuore”, un ritratto, a firma di Rudy Toffanetti, del poeta nato a Genova da padre sardo e madre emiliana e morto nel gennaio dello scorso anno. I due libri inaugurano la collana di ritratti letterari.

In casa Debenedetti

Un’opera molto vicina a questa idea di narrazione è uscita per Bompiani diversi anni fa: si intitola “Giacomino” e l’ha scritta Antonio Debenedetti, che apre le porte delle stanze torinesi e romane del padre per raccontare la quotidianità di uno dei più grandi critici letterari che l’Italia abbia mai avuto. Lo fa scavando nei ricordi, nelle conversazioni di Giacomo con Elsa Morante, Umberto Saba, Eugenio Montale, Giorgio Caproni e altri grandi nomi della letteratura del Novecento. In casa Debenedetti la letteratura veniva a pranzo, chiacchierava e si confidava. Con uno stile intimo e morbido, l’autore dipinge un padre «venerato e un po’ misterioso», che si rendeva «l’esistenza impossibile per eccesso d’interiorità», senza trascurare la figura presente e importante della madre Renata Orengo, traduttrice e scrittrice. Debenedetti racconta gli uomini dietro gli autori, la vita dietro le storie. Un libro piacevole e in certi passi necessario per conoscere il clima culturale del secolo scorso, e che ha nella prospettiva il suo punto di forza più evidente.

Omines e Feminas

Volendo trovare in Sardegna un precursore della letteratura del tributo, anche se distante anni luce dai ritratti di Edmondo de Amicis, non si può non citare “Omines e feminas de Gabbale”, la collana di Alfa Editrice che racconta i grandi sardi di ieri e lo fa in limba. Da ricordare, recuperare e leggere quanto prima, l’Emilio Lussu del sardista Matteo Porru e il ritratto di Grazia Deledda a firma di Francesco Casula. Vita, contesto, realtà, opere e immagini che colpiscono e affascinano in modo coerente e mai banale. Libri che servono alle nuove generazioni, e anche a quelle meno nuove, per capire, capirsi e collocarsi.

Persone che cambiano la vita di altre persone: è una frase che racconta gli esseri umani, le loro relazioni, il modo in cui accadono. A volte, però, le stravolgono, e stravolgono il tempo e lo spazio, li ridefiniscono e rendono necessario cambiare metodo, visioni, paradigmi. Queste donne e questi uomini passano oltre: diventano modelli, simboli, stimoli e possono esserlo per chiunque voglia conoscerli o leggerli. Ci sono opere che in qualche modo li ringraziano, e li raccontano come si racconta un punto di riferimento seguito e ammirato per le sue azioni, per i suoi romanzi, per i suoi ideali. Queste opere, e molte altre, ce li mostrano. Queste opere, e molte altre, ce li regalano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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