La Nuova Sardegna

«Criminali e brava gente»

Se i lettori di Massimo Carlotto pensavano che con Giorgio Pellegrini, protagonista del bestseller “Arrivederci amore ciao”, lo scrittore veneto avesse creato il protagonista più cinico, moralmente...

5 MINUTI DI LETTURA





Se i lettori di Massimo Carlotto pensavano che con Giorgio Pellegrini, protagonista del bestseller “Arrivederci amore ciao”, lo scrittore veneto avesse creato il protagonista più cinico, moralmente corrotto e spietato della sua produzione, be’, dovranno ricredersi. Ne “Il Francese” (Mondadori, 17€) appena pubblicato nella collana da libreria del Giallo Mondadori, il maestro del noir mediterraneo porta in scena un personaggio ancora più ripugnante e oscuro: Toni Zanchetta, detto “il Francese”. È un bell’uomo, disinvolto, acuto, elegante e apparentemente gentile. Un personaggio noto nei bar delle belle piazze della città del Veneto dove vive. In realtà è un macrò, un protettore. Gestisce una “maison” di dodici donne. Ognuna ha un nome d’oltralpe e interpreta un personaggio diverso: dalla pin-up d’altri tempi alla manager in carriera. Zanchetta è in grado di soddisfare le fantasie di commercianti, imprenditori, professionisti dell’abbiente provincia veneta. È un giro medio-alto, il suo, le mademoiselle non lavorano in strada, e non tutti se lo possono permettere. Tutto frana quando una di loro scompare nel nulla: è lui l’ultimo ad averla vista viva, e quindi il principale indagato. Il commissario Franca Ardizzone non gli dà tregua, lo vuole sbattere in galera a tutti i costi. E la sua maison fa gola alle bande slave che gestiscono la prostituzione in zona. Per salvarsi, il Francese sarà costretto a cercare la verità in prima persona, in ambienti pericolosi dove nessuno rispetta le regole.

Con “Il Francese” esordisce nel Giallo Mondadori.

«La collana ha avuto come direttori i “padri fondatori” del romanzo poliziesco italiano: Oreste Del Buono, Laura Grimaldi e Gian Franco Orsi, tanto per citarne alcuni. Personalmente mi ha dato la possibilità di comprendere e confrontare i diversi stili di scrittura ma soprattutto, in quasi cinquant’anni di fedeltà alla collana, di toccare con mano l’evoluzione del genere. Un’avventura straordinaria per ogni lettore appassionato. E “Il Francese” è un romanzo pensato per questa collana, una sorta di omaggio».

La narrazione intorno alle figure come quella de “Il Francese”, i macrò, i protettori, è sempre stata piuttosto superficiale, sia al cinema che nei romanzi. Lei invece ne fa il personaggio protagonista in assoluto. Come è maturata questa scelta?

«In letteratura la superficialità suggerisce una sorta di malessere nell’affrontare personaggi complessi e notoriamente disprezzati come i protettori. Il mio desiderio di raccontarlo è nato dalla consapevolezza della centralità della figura nel mondo della prostituzione: organizza, gestisce, offre donne di cui domina e distrugge l’esistenza. Ma viene considerato un mediatore necessario e non viene quasi mai punito e nel caso non severamente. Non è stato facile scavare nella psicologia di questi criminali perché sono prima di tutto dei grandi manipolatori ma credo di aver restituito, con “Il Francese”, una sintesi corretta e veritiera».

Questa volta è arrivato prima il personaggio, rispetto alla storia.

«Esatto. L’idea del romanzo è arrivata dopo, quando mi sono reso conto che attraverso un protettore avevo la possibilità di raccontare molto altro: la prostituzione d’alto bordo, quella di strada, la piaga della tratta, ma anche il mondo dei clienti, le torbide fantasie di provincia nascoste sotto il tappeto di un bigottismo imperante».

Negli ultimi libri si è concentrato soprattutto nel fotografare la dimensione della provincia. Il suo immobilismo, la sua ipocrisia, la spietatezza celata sotto una massiccia pennellata di perbenismo.

«Il bigottismo, il moralismo imperano. Sono la maschera perfetta dietro quale nascondersi per poter trasgredire leggi e codici di comportamento. Più un territorio si arricchisce col lavoro nero, il caporalato, l’evasione sistematica delle imposte, l’illegalità finanziaria, più è necessario mostrare un volto onesto e pulito. E a questo deve provvedere la politica, capace solo di proporre un modello di società basata sul controllo e sulla limitazione dei diritti. L’ipocrisia di questo momento storico è evidente. E pericolosa».

Una delle tematiche più importanti che affronta in questa storia è il raffronto tra la prostituzione come vendita di un servizio e prostituzione come vendita del proprio corpo. È in questo divario concettuale che entrano in gioco personaggi come Toni Zanchetta, schiavista del sesso, mentre le sue mademoiselle aspirano alla libertà e a gestirsi in maniera autonoma.

«Oggi molte donne vorrebbero affrancarsi dalla schiavitù dei protettori e vendere sesso come servizio, in modo autonomo, libero e protetto. Altre, come le vittime della tratta, vorrebbero essere liberate per poter smettere di prostituirsi. Tutto gira intorno alla libertà di scelta. E l’unico modo per raggiungerla è liberarsi di protettori e organizzazioni. Da sole queste donne non riusciranno mai a ottenere diritti, e non basta la sola repressione delle forze dell’ordine e della magistratura, deve intervenire la società civile nel suo complesso per imporre una nuova visione del fenomeno e conseguenti leggi adeguate».

In questo biennio pandemico la comunicazione mediatica si è polarizzata in maniera irremovibile su due ambiti: la pandemia, e la gestione politica della pandemia. Tutto il resto sembra essere stato tagliato fuori dal dibattito pubblico. A partire dal racconto della criminalità organizzata che invece in questo silenzio ovattato ha accresciuto il proprio potere. Come accadde quasi trent’anni fa, quando esordì col suo Alligatore, il noir si trova di nuovo a rivestire un ruolo di denuncia e analisi dei sistemi criminali?

«Sempre di più. Le trasformazioni criminali avvengono ricalcando quelle sociali, economiche, storiche. La criminalità organizzata e le culture mafiose hanno immediatamente intravisto un’opportunità nella pandemia. Ogni snodo sociale, ogni problema collettivo di fatto offre possibilità di arricchimento. Economia illegale e legale si fondono in un unico flusso di denaro come sostiene il FMI e il problema, ieri come oggi, è la necessaria velocità di analisi per individuare le novità nel campo criminale. E questa è la sfida del noir: le nostre storie devono informare il lettore, oltre a divertirlo e appagarlo da un punto di vista squisitamente letterario».

“Il Francese” è sicuramente una brutta persona, ma è di certo un uomo dalle mille risorse. Pensa che lo ritroveremo in futuro?

«Ho costruito il Francese come un personaggio con possibilità di sviluppo seriale. Ma il suo futuro lo decideranno i lettori. E Mondadori, naturalmente. Certo è che l’ambiente in cui si muove offre grandi possibilità narrative».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative