La Nuova Sardegna

La storia imprevedibile della piccola Martina, imperfetta e magnifica

di MARIA GRAZIA ZEDDA
La storia imprevedibile della piccola Martina, imperfetta e magnifica

Nel libro “Il fruscio degli eucalipti” Maria Grazia Zedda racconta la crescita personale di una donna non udente

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Pubblichiamo le pagine iniziali del romanzo di Maria Grazia Zedda “Il fruscio degli eucalipti”, in libreria per i tipi della casa editrice Il Maestrale.

* * *

Il sentiero che si snodava su per il colle arido si faceva sempre più friabile. Il sole picchiava sulla sua testa di capelli castani e sulle sue spalle di bambina di sette anni mentre, entusiasta, seguiva il padre verso la vetta della Sella del Diavolo, il singolare promontorio a forma di basto che dominava il golfo degli Angeli. Molto più indietro seguiva una com briccola di parenti e amici che non riusciva a stare al loro passo.

Una croce di ferro alta sei metri e punteggiata dal la ruggine, piantata sulla cima di alcune rocce di gesso, si stagliava minacciosa tenendo lontani gli spiriti maligni. Conficcata lì probabilmente con l’intenzione di dissuadere coloro che avevano propositi suicidi, era in realtà una delle rappresentazioni della fede più sconfortanti e deprimenti che si possa incontrare nel viaggio verso una morte agognata.

Suo padre non era affatto turbato da tutto questo. Lui vedeva l’escursione verso la cima come un’avventura degna di quel maschiaccio di sua figlia che si lamentava sempre di annoiarsi. Le camminava da vanti, con passo costante, aggiustandosi con la mano destra il cappellino di cotone nel tentativo di riparar si gli occhi ambrati. Si voltava per controllarla, con il sorriso incoraggiante di una persona che amava la vita, il cui ottimismo e la cui fede non erano ancora sta ti piegati dalle batoste del destino.

– Siamo quasi arrivati, – disse lui.

Martina annuì e ricambiò il sorriso. Si affrettò a prendere la mano che il padre le porgeva e all’improvviso un nuovo impeto di energia le mise le ali ai piedi. Accelerarono il passo, e tra una risata e l’altra riuscirono a salire di qualche altro metro per rag giungere la croce. Martina fece un balzo per toccarla ma il padre la fermò.

– Non farlo. Ti bruci, è bollente dal sole.

Lei lo guardò con gratitudine, beandosi di quegli occhi colmi d’amore. Gli si sedette in grembo e aspettarono che gli altri li raggiungessero. Potevano vederli da lontano, gli zii e i cugini che faticavano a sali re, mentre loro due si compiacevano di aver già raggiunto il traguardo.

– Papà. Perché questo colle si chiama “Sella del Diavolo”?

– Si dice che un tempo la nostra isola fosse il rifugio di Lucifero, l’angelo che disobbedì a Dio e fu scacciato dal Paradiso. Mentre combatteva per cercare di tornare nei cieli, si sedette su questa collina e utilizzò la Sardegna come nascondiglio. Ma Dio inviò un gruppo di angeli che lottarono contro di lui proprio qui, in questo golfo. Ci fu una terribile batta glia ma gli angeli alla fine vinsero e lo costrinsero a ritirarsi all’inferno. Questa è la ragione per cui, in segno di gratitudine, i sardi lo chiamarono “Il golfo de gli Angeli”. Comunque, ora il colle ha la forma di una sella perché il diavolo ci si è seduto sopra.

– Davvero? Ma proprio qui, dove siamo seduti noi adesso?

– Sì, ma ora lui non c’è più. Gli angeli lo hanno cacciato via e proteggono la nostra isola.

– Ma sei sicuro papà? Lui sorrise.

– Non credi che il diavolo sia andato via?

– Il nonno dice sempre: fidarsi è bene, non fidar si è meglio.

– Ah, il nonno è vecchio e stanco. Però puoi con fidare sul fatto di fare sempre e comunque del bene: il bene torna sempre indietro, in un modo o nell’altro.

Il padre la prese dolcemente per le spalle e la voltò verso di sé per guardarla negli occhi.

– Martina, ascolta: puoi sentire il vento fra gli eucalipti?

La bambina scosse la testa, l’insicurezza si affacciò nei suoi occhi.

– Prendili dalla tasca e mettiteli.

Lei prese gli apparecchi acustici, troppo grandi per le sue orecchie, ma li infilò. Il rumore le faceva paura, non era abituata a sentire. Poi, all’improvviso, il suono del vento esplose nel suo cervello, e per un attimo si sentì annegare. Il padre le afferrò le spalle costringendola nuovamente a guardarlo.

– Ascolta attentamente, ninnina. Lo senti questo rumore di fronde?

Martina puntò lo sguardo verso gli eucalipti in fondo al sentiero.

– Sì, proprio così. Sono le fronde degli alberi. Gli eucalipti. Ma in realtà sai cosa sono?

Gli occhi castani e grandi della bambina brillavano.

– Sono le ali degli angeli che ci proteggono, che vegliano sulla Sella del Diavolo.

Martina sorrise, un lampo di dentini bianchissimi sul faccino abbronzato. Il padre la strinse forte, lei tremò un po’: nonostante la sua giovanissima età, sapeva già che la felicità è fuggevole. Catturò quel momento e lo tenne stretto nel cuore. Come se già sapesse che un giorno avrebbe avuto un estremo bisogno di quel ricordo e del fruscio delle ali degli angeli.

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