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Roberto Saviano: «La mafia intorno a noi»

Roberto Saviano: «La mafia intorno a noi»

Il monologo per ricordare Falcone e Borsellino. Cesare Cremonini special guest. Drusilla Foer, esame superato a pieni voti 

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SANREMO. E’ stata la serata di Roberto Saviano. Sul palco dell’Ariston un discorso forte per dire che la mafia è una bestia che si mangia il Paese. Un atto di responsabilità fatto nel nome dei giudici Falcone e Borsellino, per i trent’anni dalla morte violenta dei due magistrati. «A loro – ha detto Saviano, dobbiamo non soltanto il lavoro di inchiesta che ha portato nelle aule di giustizia e in carcere i boss che all’epoca guidavano Cosa Nostra. Gli dobbiamo anche una rivoluzione concettuale nell’approccio alla mafia come sistema di potere e insieme come espressione di un codice di norme pervasivo, capace di penetrare nella società per plasmarla a sua immagine. Falcone e Borsellino hanno lottato contro quel codice. Nonostante la delegittimazione alla quale sono stati sottoposti durante il loro lavoro. Ora sono eroi, allora furono coperti di fango. La loro lezione ci insegna che siamo in grado di scegliere da che parte stare. E che dobbiamo farlo con coraggio, senza paura. Come hanno fatto i testimoni di giustizia». Ieri, in una lettera al Corriere della Sera in cui spiegava i motivi della sua partecipazione a Sanremo, Saviano aveva citato anche un altro dei protagonisti della guerra dello Stato contro la mafia, Rocco Chinnici. E aveva aggiunto: «Se si comprende il meccanismo mafioso, si comprende che non si tratta della suburra, della periferia, del cattivo, del ladruncolo, ma della struttura stessa della società, di come una parte della politica, dell’economia, della società sia orientata da quelle logiche, da quei comportamenti, da quei poteri».

Altro ospite d’eccezione, Cesare Cremonini, reduce dal successo di “Colibrì”, ultimo singolo uscito a dicembre, e in attesa del ritorno live in estate negli stadi. Dal palco dell’Ariston Cremonini ha lanciato il suo settimo album in studio, “La ragazza del futuro”, in uscita il 25 febbraio.

Poi la musica: sul palco tutti i 25 i big, che hanno proposto le canzoni in gara. A presentarli, insieme con Amadeus, Drusilla Foer: talento e autoironia, testa e cuore. Prende il microfono e prova a cantare: «Senta coso, senta Amedeo, sono una grande interprete, voglio cantare, se ne vada. Cosa dovrei fare? Co-presentare con lei tutta la sera? Ma è un inferno, lei è pazzo, lei mi fa fare la valletta. Se l'avessi saputo mi sarei messa qualcosa di più scosciato, ho anche un bel koala tatuato». Poi si rivolge al direttore di Rai1 seduto in platea: «Coletta, lei non può fare nulla, nemmeno se le dò dei bacini?». Con Drusilla al festival i temi lgbtq, ma anche violenza sulle donne e diritti sul lavoro. Esame superato a pieni voti. Sul palco l'hanno preceduta la denuncia di Lorena Cesarini contro il razzismo e la satira di Checco Zalone, con la favola anti-omofoba che ha diviso il mondo lgbtq. «Checco – ha commentato Drusilla – ha fatto un'operazione molto forte. Ha voluto smuovere le acque e laddove ci sono acque smosse sono sempre contenta. Una televisione di Stato che permette che un artista smuova le acque: civiltà e positività».



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