Spotify, ancora guai per Joe Rogan
di Alessandra Baldini
Dopo le tesi no-vax termini razzisti sul podcast del comico, ma non viene cacciato
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NEW YORK. Il Ceo di Spotify Daniel Ek condanna «con forza» Joe Rogan, ma non per questo gli mette il bavaglio: «Dispute come queste sono inevitabili se vogliamo diventare la piattaforma globale per contenuti audio», ha detto l’amministratore delegato allo staff in subbuglio dopo la nuova polemica che ha coinvolto il mattatore della podcast più ascoltata della piattaforma.
Stavolta Rogan è stato accusato dalla cantante India Arie di aver usato decine di volte la parola “negro” in riferimento agli afro-americani. Piove sul bagnato, dopo la polemica per i commenti no-vax di cui la podcast da undici milioni di ascoltatori si è resa megafono nei mesi della pandemia. Per quei commenti Spotify è stato boicottato da Neil Young, Joni Mitchell e altri musicisti mentre all’interno di Spotify cresceva il malcontento tra voci di un esodo anche tra gli abbonati che hanno fatto crollare in borsa il titolo della piattaforma.
Rogan era venuto due volte a Canossa cospargendosi il capo di cenere mentre un centinaio di suoi vecchi podcast (quasi un decimo del totale) sparivano misteriosamente da Spotify. Sarebbe stata una decisione del comico dopo aver parlato con Ek su varie questioni tra cui l’uso di linguaggio razzista, ha confermato il Ceo: «Dobbiamo avere linee guida chiare sui contenuti e agire quando vengono valicate», ha spiegato il Ceo. Su queste linee guida almeno uno degli investitori di Spotify ha chiesto conto e ragione: Thomas Di Napoli, capo del fondo pensione dello Stato di New York, ha scritto a Ek chiedendo in cosa il codice di Spotify si differenza da quello di altri big del tech e del media. Ma con Ek non si può parlare di censura: «Mentre condanno con forza quel che Joe ha detto e concordo con la decisione di rimuovere passate puntate della podcast, non sono d’accordo con chi chiede di più», ha scritto il Ceo: «E voglio essere molto chiaro su questo: non credo che metterlo a tacere sia la risposta. Significherebbe mettere la piattaforma su una china pericolosa».
Stavolta Rogan è stato accusato dalla cantante India Arie di aver usato decine di volte la parola “negro” in riferimento agli afro-americani. Piove sul bagnato, dopo la polemica per i commenti no-vax di cui la podcast da undici milioni di ascoltatori si è resa megafono nei mesi della pandemia. Per quei commenti Spotify è stato boicottato da Neil Young, Joni Mitchell e altri musicisti mentre all’interno di Spotify cresceva il malcontento tra voci di un esodo anche tra gli abbonati che hanno fatto crollare in borsa il titolo della piattaforma.
Rogan era venuto due volte a Canossa cospargendosi il capo di cenere mentre un centinaio di suoi vecchi podcast (quasi un decimo del totale) sparivano misteriosamente da Spotify. Sarebbe stata una decisione del comico dopo aver parlato con Ek su varie questioni tra cui l’uso di linguaggio razzista, ha confermato il Ceo: «Dobbiamo avere linee guida chiare sui contenuti e agire quando vengono valicate», ha spiegato il Ceo. Su queste linee guida almeno uno degli investitori di Spotify ha chiesto conto e ragione: Thomas Di Napoli, capo del fondo pensione dello Stato di New York, ha scritto a Ek chiedendo in cosa il codice di Spotify si differenza da quello di altri big del tech e del media. Ma con Ek non si può parlare di censura: «Mentre condanno con forza quel che Joe ha detto e concordo con la decisione di rimuovere passate puntate della podcast, non sono d’accordo con chi chiede di più», ha scritto il Ceo: «E voglio essere molto chiaro su questo: non credo che metterlo a tacere sia la risposta. Significherebbe mettere la piattaforma su una china pericolosa».
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