La Nuova Sardegna

Finestra Marongio, Sassari aspetta il ritorno

di Paolo Curreli
Finestra Marongio, Sassari aspetta il ritorno

L’ipotesi di restituzione del manufatto medievale, a Firenze dalla fine dell’800, non trova ancora una via istituzionale

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SASSARI. Ancora nessuna comunicazione ufficiale sulla ipotizzata restituzione della finestra Marongio è arrivata al Comune di Sassari dal sindaco di Firenze Dario Nardella che, tramite l’impegno del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, si era mostrato disponibile a lavorare sul progetto di riportare a Sassari l’arco medievale, realizzato alla fine del ’400.

Bassorilievo che adornava un palazzo nobiliare in quella che oggi è piazza Azuni. Un’opera d’arte venduta, alla fine dell’800, a un antiquario toscano e poi finito nella collezione del Museo Bardini di Firenze. Un oggetto particolarmente importante per la storia della città e dell’intera Sardegna, anche perché, a parte l’innegabile valore artistico della finestra decorata con dei bassorilievi, è uno dei rari manufatti d’arte antica che rappresenta un episodio della storia sarda: la vittoria degli aragonesi sull’ultimo discendente degli Arborea Leonardo Alagon. Il sindaco e l’assessorato alla Cultura di Sassari, in attesa di informazioni istituzionali, non rilasciano dichiarazioni.

Si sono mostrati interessati dalla Pinacoteca Nazionale cittadina: «Se tutto è in regola siamo pronti ad accogliere l’opera nelle nostre sale» hanno detto alla Nuova dalla direzione nei giorni scorsi. Interesse anche da parte Marco Milanese, archeologo dell’università di Sassari che ha dedicato al medioevo isolano numerosi e importanti studi: «La restituzione della finestra Marongio sarebbe un segnale importante – dice Milanese –. Un segno della storia medievale della città che andrebbe riscoperta anche dal pubblico più vasto. Un periodo storico ricco di avvenimenti, perché il volto antico dell’isola non è solamente quello della civiltà nuragica. Una storia spesso banalizzata tra bianco e nero, buoni e cattivi. L’episodio scolpito ci racconta invece un’altra cosa. Marongio è un sardo che si schiera al fianco dei conquistatori aragonesi contro gli eredi dei sardi Arborea. Descrive la complessità della storia sarda, fatta di alleanze strategiche, vittorie e sconfitte. Vicende che vanno contro i baluardi della sardità, l’immaginario collettivo che vede una costante e univoca resistenza contro ogni straniero, invasore o meno. La storia di tutti, non solo quella dei sardi, è sempre più complessa».

Anche Antonio Bisaccia direttore dell’Accademia Sironi pensa che il ritorno della finestra scolpita sia importante: «È ovvio che quando un’opera d’arte ritorna nel luogo dove è stata concepita si innescano tanti meccanismi: di memoria, di interesse scientifico e di stimolo alla creatività attraverso la storia e il vissuto della comunità – sottolinea Bisaccia –. A questo vorrei aggiungere che la formazione artistica attrae sempre più studenti dall’estero e questo per la qualità delle nostre istituzioni ma anche, in buon parte, per la bellezza e la ricchezza storica delle nostre città. Aggiungere un pezzetto d’arte a Sassari sarebbe ottimo. La nostra città ospita l’Accademia d’Arte Sironi, unica dell’isola, anche questo è il segno della grande tradizione nelle arti visive di Sassari. Non faccio l’elenco dei grandi artisti che qui sono nati e vissuti e hanno lasciato un segno internazionale con la loro creatività e dei tanti giovani che qui sono formati e oggi hanno uguale successo. Un primato che va assolutamente ribadito» conclude Antonio Bisaccia.

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