Le parole sono colori: l’isola di Carlo Levi al Man di Nuoro
“Tutto il miele è finito. La Sardegna e la pittura” da sabato 12 febbraio. L’album di un itinerario
Un’esplorazione irrinunciabile per capire la mutazione culturale, nella germinazione piena di speranza del secondo dopoguerra, della Sardegna e dell’intero Paese attraverso gli occhi di Carlo Levi: «Uno sguardo molteplice che, come quello di un artista contemporaneo, è capace di porsi all’incrocio di diverse discipline e l’invito a riaprire un libro meraviglioso, poetico e pieno di empatia verso le persone, oltre e insieme all’analisi politica e sociale di un mondo in piena mutazione» come spiega Giorgina Bertolino curatrice insieme a Luigi Fassi della grande mostra che apre oggi con un’anteprima per la stampa al Man di Nuoro: “Carlo Levi: tutto il miele è finito. La Sardegna, la pittura”, aperta al pubblico da sabato 12 febbraio e visitabile fino al 19 giugno.
Mostra che è il risultato di una lunga indagine sul rapporto decennale di Carlo Levi con l’isola, a cura di Luigi Fassi, ex direttore del Man oggi alla guida di Artissima, la grande fiera dell’arte contemporanea e Giorgina Bertolino, storica dell’arte, autrice di numerose e importanti ricerche e curatele, da citare tra tante il catalogo sull’opera di Felice Casorati.
Verso Sud. «Levi viene nell’isola la prima volta nel ’52, una tappa della sua rotta verso il Sud, iniziata col confino e proseguita nel ’51 in Sicilia – racconta Bertolino –. Arriva in Sardegna attraverso la mediazione di Emilio Lussu e Mario Berlinguer, nel suo itinerario sarà sempre accompagnato da dei “mediatori”, gente semplice, pastori, contadini ma anche intellettuali come Antonio Pigliaru. Il suo interesse è legato all’idea del federalismo, l’unica strada secondo Levi che può attuare una democrazia piena e partecipativa, dal basso, per il Paese che esce dalla guerra. L’esperimento dello Statuto speciale, dell’Autonomia, per lui è particolarmente interessante. Nel suo secondo viaggio, nel ’62, cerca di capire anche gli effetti del Piano di Rinascita appena attuato, partecipando, come osservatore in incognito, alle assemblee nei paesi».
Un interesse politico e sociale, concreto, la “chiave magica” – citando “Cristo si è fermato a Eboli” – fondamentale per “capire il mondo contadino” sarà usata anche in Sardegna?
La chiave magica. «Certamente – risponde Bartolino –, Levi cerca persone vere, si immerge fisicamente, col suo corpo, dentro la realtà sarda. Come le straordinarie pagine sulla visita al nuraghe. Quando si infila come una serpe tra le pietre e guarda il cielo sferico sdraiato al centro del nuraghe. Una esperienza fisica e intensa, di ascolto dei canti delle donne intorno al focolare, non dimentichiamo che il titolo è una strofa di un attittu. Le persone, le loro parole ed esperienze si fondono con il paesaggio, diventano geologia. Gli articoli che scrive per l’Illustrazione italiana e La Stampa saranno poi raccolti in questo libro. Pieno di cose che oggi definiamo antropologia del paesaggio, ecologia della cultura».
Sguardo e scrittura. C’è poi lo scrittore visivo o il poeta-pittore. «“Tutto il miele è finito” è un libro-paesaggio. Pieno di visione, dove il colori sono importanti, dove anche il tempo è fondamentale, non è statico. Sono paesaggi che descrivono storie, spiegano situazioni politiche. Paesaggi cognitivi. Levi è sensibile, come ogni artista, anche alla mutazione tra arcaico e coloniale, antico e moderno che percepisce nell’isola».
La mostra rende conto dell’approccio molteplice di Carlo Levi. «Nella prima sala – spiega ancora Giorgina Bertolino – esponiamo per la prima volta l’Album di viaggio, 10 fotografie di Carlo Levi del 1952. Piccole stampe che hanno costituito il punto di partenza della ricerca e 16 fotografie di Federico Patellani scattate in Sardegna nel 1950 pubblicate a corredo di Viaggio in Sardegna, il primo articolo di Levi apparso su “L’Illustrazione Italiana” del giugno 1952; 10 fotografie dell’ungherese János Reismann del 1959 pubblicate nella versione tedesca di “Tutto il miele è finito” del 1965. Negli altri spazi la sua pittura e infine, il lavoro particolarmente interessante, della video artista Vittoria Soddu “Ogni andare è un ritornare” ispirato al libro di Levi. Un percorso che inizia con la metamorfosi della donna in cornacchia, citando le cornacchie che Levi ebbe in dono ad Orune, e l’installazione video Back to back, un pattern di materiali sonori con la voce di Levi, per concludere con un film sul rapporto dello scrittore col territorio». La mostra è accompagnata da un catalogo edito dal Man con i testi dei curatori e numerose immagini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
