Verdelli: «Dall’informazione all’emozione»
di Gabriella Grimaldi
Domani in edicola con la Nuova il settimanale Oggi in una nuova veste. Il direttore spiega come lo renderà indispensabile
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Domani in edicola con la Nuova Sardegna c’è il settimanale Oggi. Come sempre sì, ma tutto nuovo. Perché a firmarlo, da questa settimana, c’è il direttore Carlo Verdelli. Una premessa non da poco visto che Verdelli vanta, a 65 anni, una carriera giornalistica stellata. Basti pensare che ha diretto La Repubblica fino ad aprile 2020 mentre fino a pochi giorni fa è stato editorialista del Corriere della Sera di cui era vicedirettore con Paolo Mieli negli anni Novanta. In precedenza ha ricoperto il ruolo di vicedirettore del settimanale Epoca mentre negli anni Duemila ha diretto la Gazzetta dello Sport per 4 anni stabilendo il record italiano di vendite di un quotidiano (2 milioni di copie) con la notizia che l’Italia aveva vinto il campionato del mondo di calcio nel 2006 e ha letteralmente fatto rinascere il periodico Vanity Fair con una conduzione esemplare. Questi soltanto alcuni dei passaggi di un percorso sempre ad alti livelli.
Dal 1° febbraio è cominciata una nuova avventura. Che cosa cambierà in questo storico settimanale?
«Qualcosa è già cambiato. Ogni direttore dirige l’orchestra - per usare una metafora -, utilizzando le partiture composte nella storia dalle redazioni e dai precedenti direttori. In questo caso si tratta di un periodico glorioso nato nel 1939 e andato avanti in salute fino ad oggi. Tanti direttori hanno interpretato quelle partiture a modo loro e adesso ci provo io, nel 2022, consapevole che ci troviamo in un momento non proprio idilliaco per il settore della comunicazione».
E su quali aspetti pensa di puntare?
«L’idea è quella di proseguire sulla linea che ha sempre caratterizzato la testata, cioè raccontare i personaggi e le persone, insomma il lato umano di ciò che accade giorno dopo giorno. Più che la cruda cronaca e la politica vorrei mettere in luce gli aspetti personali. Con uno slogan potrei dire: dall’informazione all’emozione».
Una linea di continuità dunque.
«Sì, non vincerei mai puntando tutto sulle hard news o sulla cronaca locale. Ma allo stesso tempo non ho intenzione di rinunciare a fare il giornalista. Quando dirigevo la Gazzetta dello Sport, un quotidiano che più popolare non potrebbe essere, scoperchiammo il caso nefasto di Calciopoli, informazione attiva che non bisogna mai abbandonare».
Non ha paura di disorientare la platea formato famiglia che costituisce lo zoccolo duro di Oggi?
«No perché andremo sempre ad approfondire storie di persone e personaggi ma alla ricerca di qualcosa in più, un pizzico di verità da consegnare ai nostri lettori. Questa settimana abbiamo dedicato diverse pagine alla Regina Elisabetta mettendo in evidenza il suo lato “combattente” e per certi versi rivoluzionario. Un ritratto inedito che spero interesserà».
Che senso ha un settimanale in un contesto di informazione di rapina, acchiappata su internet in modo del tutto superficiale?
«Proprio il senso di approfondire le notizie, andare a scavare nelle storie in modo che rimanga qualcosa».
Ha lavorato con tre colleghi che hanno diretto la Nuova Sardegna: Alberto Statera, Stefano Del Re e l’attuale Antonio Di Rosa.
«Ho di tutti un buon ricordo. Con Antonio siamo fratelli in ogni cosa, tranne che per le squadre di calcio del cuore...».
Dal 1° febbraio è cominciata una nuova avventura. Che cosa cambierà in questo storico settimanale?
«Qualcosa è già cambiato. Ogni direttore dirige l’orchestra - per usare una metafora -, utilizzando le partiture composte nella storia dalle redazioni e dai precedenti direttori. In questo caso si tratta di un periodico glorioso nato nel 1939 e andato avanti in salute fino ad oggi. Tanti direttori hanno interpretato quelle partiture a modo loro e adesso ci provo io, nel 2022, consapevole che ci troviamo in un momento non proprio idilliaco per il settore della comunicazione».
E su quali aspetti pensa di puntare?
«L’idea è quella di proseguire sulla linea che ha sempre caratterizzato la testata, cioè raccontare i personaggi e le persone, insomma il lato umano di ciò che accade giorno dopo giorno. Più che la cruda cronaca e la politica vorrei mettere in luce gli aspetti personali. Con uno slogan potrei dire: dall’informazione all’emozione».
Una linea di continuità dunque.
«Sì, non vincerei mai puntando tutto sulle hard news o sulla cronaca locale. Ma allo stesso tempo non ho intenzione di rinunciare a fare il giornalista. Quando dirigevo la Gazzetta dello Sport, un quotidiano che più popolare non potrebbe essere, scoperchiammo il caso nefasto di Calciopoli, informazione attiva che non bisogna mai abbandonare».
Non ha paura di disorientare la platea formato famiglia che costituisce lo zoccolo duro di Oggi?
«No perché andremo sempre ad approfondire storie di persone e personaggi ma alla ricerca di qualcosa in più, un pizzico di verità da consegnare ai nostri lettori. Questa settimana abbiamo dedicato diverse pagine alla Regina Elisabetta mettendo in evidenza il suo lato “combattente” e per certi versi rivoluzionario. Un ritratto inedito che spero interesserà».
Che senso ha un settimanale in un contesto di informazione di rapina, acchiappata su internet in modo del tutto superficiale?
«Proprio il senso di approfondire le notizie, andare a scavare nelle storie in modo che rimanga qualcosa».
Ha lavorato con tre colleghi che hanno diretto la Nuova Sardegna: Alberto Statera, Stefano Del Re e l’attuale Antonio Di Rosa.
«Ho di tutti un buon ricordo. Con Antonio siamo fratelli in ogni cosa, tranne che per le squadre di calcio del cuore...».
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