ghilarza
La fedina penale di Gramsci adesso è nel suo museo
di Maria Antonietta Cossu
GHILARZA . La fedina penale del carcerato matricola 7047 emersa dall’oblio 94 anni dopo la dura condanna inflitta dal tribunale fascista, quasi assurge a metafora del pensiero imperituro di Antonio...
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GHILARZA . La fedina penale del carcerato matricola 7047 emersa dall’oblio 94 anni dopo la dura condanna inflitta dal tribunale fascista, quasi assurge a metafora del pensiero imperituro di Antonio Gramsci.
L’atto giudiziale dell’ex parlamentare imputato per cospirazione, acquisito al patrimonio documentale della Casa Museo Gramsci di Ghilarza attraverso una donazione, è in ottimo stato di conservazione. I due fogli di carta sui quali è riportato il verdetto del processo agli Aventiniani e ai comunisti sono appena ingialliti ai bordi, mentre le stampe e i caratteri scritti a mano sono nitidi e perfettamente leggibili, così come integra è l’eredità culturale lasciata ai posteri dall’intellettuale sardo. Quella straordinaria testimonianza del percorso carcerario del dirigente del Pci membro del Parlamento che aveva sfidato a viso aperto il regime si credeva perduta per sempre, invece fu recuperata da un funzionario del tribunale di Oristano e conservata con cura per quasi 60 anni. L’artefice di quel salvataggio fu Mario Mura, che durante un’ operazione di riordino dei casellari giudiziari incappò nel certificato penale di un cittadino nato ad Ales, redatto nel novembre del 1928 e aggiornato in tempi diversi fino al 1934. Il documento sarebbe finito al macero se non fosse stato per la perspicacia e la sensibilità di Mura, che intuendo il potenziale interesse storico di quella fonte scritta la sottrasse alla distruzione. In età avanzata Mura, scomparso nove anni fa, consegnò il cimelio alla figlia Maria Ilaria e al genero Domenico Gallus con la raccomandazione di trovare una destinazione adeguata. Il desiderio è stato coronato ieri con la consegna alla Fondazione Casa Museo Gramsci e la firma dell’atto di donazione. «Era giusto che un documento di quella valenza diventasse patrimonio collettivo. Gramsci ha posto i fondamenti del pensiero socialista e comunista, che tutti dovremmo rileggere più spesso» ha detto Maria Ilaria Mura, stilista di moda per una casa londinese e pubblicista. Il recente viaggio dalla Gran Bretagna in Sardegna ha offerto l’occasione per sancire il passaggio di proprietà del prezioso reperto. «È sempre stato intendimento di mio padre e della mia famiglia donare il documento a un’istituzione che gli desse una degna collocazione. Il trasferimento all’estero per lavoro e il Covid hanno condizionato un po’ questo cammino, ma l’obiettivo è stato finalmente raggiunto» ha raccontato Mura dopo il passaggio di consegne con il presidente della Fondazione Casa Museo Gramsci, Giorgio Macciotta, e il direttore museale Paolo Piquereddu. L’atto giudiziale è uno dei rari documenti originali conservati nell’edificio storico.
«Rappresenta una tessera importante del nostro patrimonio, ricostruisce tutto il percorso di Gramsci, dalla prima condanna del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato all’indulto del ’32 e alla concessione della condizionale nel 34» ha riferito Giorgio Macciotta anticipando un’altra chicca: «Da poco abbiamo ricevuto dalla famiglia di Mimma Paulesu una raccolta di lettere tra le quali cui spiccano il carteggio tra Carlo Gramsci e Alfonso Leonetti e la missiva con cui Matteo Bartoli chiedeva ad Antonio Gramsci di accorciare le ferie per collaborare alla sua dispensa». «Ampliando la dotazione - ha aggiunto Paolo Piquereddu - rafforziamo il processo che deve caratterizzare ogni museo, e cioè favorire la fruizione del patrimonio culturale».
L’atto giudiziale dell’ex parlamentare imputato per cospirazione, acquisito al patrimonio documentale della Casa Museo Gramsci di Ghilarza attraverso una donazione, è in ottimo stato di conservazione. I due fogli di carta sui quali è riportato il verdetto del processo agli Aventiniani e ai comunisti sono appena ingialliti ai bordi, mentre le stampe e i caratteri scritti a mano sono nitidi e perfettamente leggibili, così come integra è l’eredità culturale lasciata ai posteri dall’intellettuale sardo. Quella straordinaria testimonianza del percorso carcerario del dirigente del Pci membro del Parlamento che aveva sfidato a viso aperto il regime si credeva perduta per sempre, invece fu recuperata da un funzionario del tribunale di Oristano e conservata con cura per quasi 60 anni. L’artefice di quel salvataggio fu Mario Mura, che durante un’ operazione di riordino dei casellari giudiziari incappò nel certificato penale di un cittadino nato ad Ales, redatto nel novembre del 1928 e aggiornato in tempi diversi fino al 1934. Il documento sarebbe finito al macero se non fosse stato per la perspicacia e la sensibilità di Mura, che intuendo il potenziale interesse storico di quella fonte scritta la sottrasse alla distruzione. In età avanzata Mura, scomparso nove anni fa, consegnò il cimelio alla figlia Maria Ilaria e al genero Domenico Gallus con la raccomandazione di trovare una destinazione adeguata. Il desiderio è stato coronato ieri con la consegna alla Fondazione Casa Museo Gramsci e la firma dell’atto di donazione. «Era giusto che un documento di quella valenza diventasse patrimonio collettivo. Gramsci ha posto i fondamenti del pensiero socialista e comunista, che tutti dovremmo rileggere più spesso» ha detto Maria Ilaria Mura, stilista di moda per una casa londinese e pubblicista. Il recente viaggio dalla Gran Bretagna in Sardegna ha offerto l’occasione per sancire il passaggio di proprietà del prezioso reperto. «È sempre stato intendimento di mio padre e della mia famiglia donare il documento a un’istituzione che gli desse una degna collocazione. Il trasferimento all’estero per lavoro e il Covid hanno condizionato un po’ questo cammino, ma l’obiettivo è stato finalmente raggiunto» ha raccontato Mura dopo il passaggio di consegne con il presidente della Fondazione Casa Museo Gramsci, Giorgio Macciotta, e il direttore museale Paolo Piquereddu. L’atto giudiziale è uno dei rari documenti originali conservati nell’edificio storico.
«Rappresenta una tessera importante del nostro patrimonio, ricostruisce tutto il percorso di Gramsci, dalla prima condanna del Tribunale Speciale per la difesa dello Stato all’indulto del ’32 e alla concessione della condizionale nel 34» ha riferito Giorgio Macciotta anticipando un’altra chicca: «Da poco abbiamo ricevuto dalla famiglia di Mimma Paulesu una raccolta di lettere tra le quali cui spiccano il carteggio tra Carlo Gramsci e Alfonso Leonetti e la missiva con cui Matteo Bartoli chiedeva ad Antonio Gramsci di accorciare le ferie per collaborare alla sua dispensa». «Ampliando la dotazione - ha aggiunto Paolo Piquereddu - rafforziamo il processo che deve caratterizzare ogni museo, e cioè favorire la fruizione del patrimonio culturale».
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