«Le storie dei protagonisti della fauna sarda» scrive Fulco Pratesi nella prefazione. Ritratti di mufloni e rapaci, cavallini selvaggi e piccoli roditori, livree piumate multicolori e manti mimetici bruniti, immersi nella natura della Sardegna che non è uno sfondo, un paesaggio da cartolina, ma la parte essenziale “dell’isola vivente”. Tutto questo nel lussuoso, affascinante, (e non sono aggettivi di circostanza) volume “Animali di Sardegna” (288 pagine, 306 immagini a colori, edito dall’Ilisso) ultima opera di Domenico Ruiu.
«Mi raccomando non è una guida per escursionisti – precisa subito l’autore – sono molto orgoglioso di aver ospitato in questo libro i “taccuini dei naturalisti”. Contributi di alto livello firmati da Egidio Trainito, Edoardo Simula, Bobore Frau, Luciano Mandas, Giovanni Paulis, Dionigi Secci, Alessandro Carboni, Giuseppe Sedda, Anna Balzano, Ettore Emanuele Dettori, Mauro Mucedda, Ermanno Pidinchedda, Andrea Rotta, Matteo Riccardo Di Nicola, Sergio Mezzadri, e Elisa Mocci».
[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:tempo-libero:1.41236566:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.41236566:1654689094/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Contributi che portano oltre le meravigliose fotografie e ci fanno entrare in «un’autentica raccolta di immagini, testimonianze e storie, che rappresenta il più sontuoso catalogo-archivio della straordinaria, e spesso unica, fauna sarda, distillata in millenni di isolamento biogeografico insulare. Il tutto realizzato con la competenza e la passione del naturalista, immediatamente riconoscibili nelle foto e nei testi a corredo» come scrive ancora Pratesi nella presentazione. Un traguardo importante, tra i tanti, che Domenico Ruiu ha raggiunto nella sua decennale attività.
«Sono nato “puzonarzu” , cacciatore di uccelli da bambino, durante le estati passate nelle cumbessias dell’Ortobene – racconta Ruiu –. Sono poi cresciuto cacciatore, e non sono un cacciatore “pentito” , uccidevo perché mi piaceva cucinare le mie prede. La fotografia è stata un’evoluzione, un modo per capire meglio la natura che tanto mi affascinava». Una crescita da “puzonarzu” a “su dottò” titolo bonario e orgoglioso per gli amici dopo la Laurea ad Honorem dell’università di Sassari. Un percorso tracciato dalla straordinaria attività di fotografo-naturalista per le più importanti testate del settore.
«Mi ha reso felice la definizione di Pratesi: “naturalista-fotografo”» sottolinea Ruiu che con questo libro può affermare che: «la natura della Sardegna, ha rivelato aspetti impensati. Positivi e negativi, si sta riappropriando di molti spazi. La macchia avanza anche se non è ancora foresta, i grandi ungulati stanno tornando in forze. Per alcune specie si pensa perfino alla riapertura della caccia. Il vero dramma viene dalla scomparsa di molti insetti e, di conseguenza, alla sempre più rara presenza dei piccoli uccelli. Ogni essere vivente è un anello fondamentale. I corvidi, le colonie feline rappresentano un altro attentato all’equilibrio. Anche l’amore in buona fede per gli animali a volte produce danni. Oltre naturalmente ai problemi globali del pianeta».
La fotografia resta uno strumento potente di comprensione e di divulgazione del rispetto per la natura. «Ho cominciato con una Nikon Photonic di quarta mano – racconta Domenico Ruiu – . Per me era un sogno, la prima macchina con esposimetro interno. Mio fratello Franco mi ha insegnato i primi rudimenti. Marco Sitzia mi fatto capire l’uso dei diaframmi paragonandoli a un imbuto per travasare il vino. Più è stretto e meno entra, più è largo e più si corre il rischio di che il vino trabocchi. Ma la lezione più importante l’ho avuta da Giuliano Cappelli, uno dei padri della foto naturalistica. Col suo garbo toscano mi ha portato a capire il contesto. Oltre il grifone che scarnifica la carogna anche la piccola gallina prataiola tra le margherite. Così la mia immagine del cervo, immerso nelle dune di Piscinas, è diventata il simbolo della conferenza internazionale sulla biodiversità».
Digitale e analogico, il bivio per la generazione di Ruiu. «Il digitale è uno strumento indispensabile che ha cambiato tutto – risponde Ruiu –. Ma non bisogna perdere la concentrazione delle 36 pose. Nei corsi che ho tenuto ho sempre vietato l’uso della raffica. Non tengo più lezioni, non mi interessa parlare di pixel se prima non si capisce la natura».