La Nuova Sardegna

Un futuro migliore dalle idee e dal made in Italy

di Antonio Calabrò
Un futuro migliore dalle idee e dal made in Italy

Interessanti saggi di filosofia ed economia che gettano luce su un domani tecnologico ma più umano

2 MINUTI DI LETTURA





Il futuro e la memoria. Le capacità di progettare e l’impegno a fare. L’innovazione e le sue radici. La creatività e la fabbrica. Nelle stagioni della crisi e della metamorfosi, è necessario ragionare con lucidità e vivere con passione i cambiamenti. Interpretare i segni del tempo. Capire, per esempio, dove stiamo andando, con le pagine d’un libro edito da Laterza e intitolato, con esemplare essenzialità, “Il futuro - Storia di un’idea”. 55 autori scrivono di filosofia e architettura, musica e teatro, scienza e letteratura, politica ed economia, riflettendo sui testi di Sofocle e Platone, Leonardo e Brunelleschi, Machiavelli e Giordano Bruno, Marinetti e Salgari, Keynes e Olivetti, Le Corbusier e Chagall, John Lennon e Papa Francesco. Il risultato è il racconto contemporaneamente singolare e corale d’un lungo impegno a pensare e costruire un futuro migliore, più giusto ed equilibrato. Con un’indicazione finale, affidata alle sapienti parole di Karl Popper: «Il futuro è decisamente aperto. Esso dipende da noi; da tutti noi. Dipende da quello che noi e molte altre persone facciamo e faremo… dai nostri desideri, dalle nostre speranze, dalle nostre paure. Dipende da come vediamo il mondo e da come valutiamo le possibilità largamente disponibili del futuro».

Investendo, appunto, conoscenze e ambizioni sul futuro ma anche mettendo i piedi per terra, nella concretezza del lavoro e dell’impresa, Rachele Sessa, studiosa di economia, racconta bene, per l’editore Rubbettino, “Perché le fabbriche fanno bene all’Italia”, con un’interessante prefazione di Giuseppe Berta. La manifattura di qualità è cardine della nostra storia, di una identità dinamica, aperta e inclusiva. E la coscienza della bellezza riguarda non soltanto ambiente e monumenti, ma anche gli oggetti prodotti dalla nostra industria. Il design del made in Italy ne è testimonianza esemplare. Adesso che dobbiamo fare i conti con la transizione ambientale e digitale, anche la fabbrica va ripensate al di là dei canoni produttivi nel Novecento fordista. È il tempo della “fabbrica bella”, ben progettata, accogliente, sostenibile, sicura. L’industria, insomma, «deve ritornare al centro delle politiche di una nazione come l’Italia. Una scelta civile, prima che politica in senso stretto».

Senso della storia. E investimento. “Il futuro erede”, scrive Emanuele Sacerdote, imprenditore e docente di strategie aziendali, per Il Sole24Ore: una «conversazione sulla continuità dell’azienda familiare». L’impresa familiare, infatti, è un soggetto economico particolarmente vivace, proprio nel nostro Paese. Ma è anche un attore sociale con un rapporto speciale con i territori e le persone che interagiscono con la sua attività. Ed è indispensabile rendere evidente «il senso e il valore solidale» del suo operato.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative