La Nuova Sardegna

Al Museo Nivola l’omaggio a Liliana Cano

di Paolo Curreli
Al Museo Nivola l’omaggio a Liliana Cano

A Orani dal 27 e fino al 3 aprile una retrospettiva della pittrice scomparsa l’anno scorso

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Sarà il museo Nivola di Orani, nel cuore della Barbagia nuorese, ad ospitare la prima retrospettiva dedicata alla pittrice sassarese Liliana Cano: “Di fronte ai tuoi occhi” Esposizione curata da Giuliana Altea, Antonella Camarda e Luca Cheri, da poco succeduto a Camarda alla guida del museo. Da domenica 27 e fino al 3 aprile il Nivola propone l’ omaggio alla grande artista scomparsa a settembre dell’anno scorso, che nella sua lunga e operosa vita (era nata a Gorizia nel 1924): «ha segnato ottant’anni di vita artistica in Sardegna» come segnala il museo annunciando la mostra.

Una attività, quella di Liliana Cano, che aveva abbracciato tutta l’isola ma con importanti realizzazioni anche oltre Tirreno e in Europa. Una produzione ricca di vita e colore, che ha onorato l’atmosfera pittorica del Mediterraneo senza spezzare il filo con la grande tradizione ma con un occhio attento alle avanguardie. Liliana Cano nata a Gorizia da genitori sardi (il padre era ingegnere, la madre maestra elementare e pittrice dilettante; il nonno Attilio Nigro era scultore) durante l’infanzia seguì la famiglia la famiglia in vari spostamenti lungo tutta la Penisola.

Compiuti gli studi all’Albertina di Torino, si stabilì con i suoi a Sassari dopo la fine della guerra. Qui iniziò ad insegnare disegno ed entrò in contatto con l’ambiente artistico locale. Nel 1950 diede avvio all’attività espositiva. Nel 1978 lasciò la Sardegna per trasferirsi prima a Barcellona, quindi, per diciotto anni, in Francia, risiedendo successivamente in varie città della Provenza, fino al ritorno a Sassari nel 1996.

«Liliana Cano fece della pittura la propria ragione di vita in un momento e in un contesto storico in cui una scelta simile era per una donna tutt’altro che facile – precisano dal Nivola – ; a una figura anticonvenzionale, indisciplinata e irruenta, ma anche amatissima per la sua capacità di parlare al pubblico con un linguaggio antielitario, immediato e diretto; e soprattutto a un’artista che attraverso la figurazione ha esaltato la forza della pittura, con immagini dall’intensa carica emotiva. Della pittura Liliana Cano diceva: “È la memoria più facile. Lo scritto bisogna leggerlo. Bisogna avere il desiderio di conoscere la storia. Invece la pittura si mette di fronte ai tuoi occhi e ti ricorda tutto nello stesso momento in cui la guardi”». Nelle intenzioni dei curatori è proporre: «una chiave di lettura utile per comprendere il senso di un lavoro che nella sua voluta semplicità può rischiare di essere visto superficialmente, e talvolta lo è stato. Al centro dell’opera di Liliana Cano è l’idea di una femminilità non remissiva né quieta, ma affermativa e orgogliosamente cosciente di sé stessa. La figura femminile è protagonista del suo lavoro: la troviamo nei molti ritratti tra gli anni sessanta e gli ottanta che registrano in modo pungente le mode e i tic sociali del periodo, come nelle eroine del mito classico, le cui favole sono evocate come metafore di sentimenti ed emozioni universali. Dipinti come La domatrice, le Gitane, ma anche l’Assunta, la cui aggressività formale di sapore pop e la sfacciata violenza cromatica bordeggiano consapevolmente il Kitsch, potrebbero essere assunti come simboli della sua visione dell’arte». La retrospettiva si articola in cinque sezioni tematiche: il ritratto, con particolare attenzione ai ritratti di famiglia con uno sguardo più intimo; la socialità, con le scene corali, il mito; la natura morta, tema meno frequente e il paesaggio, animato da un senso panico della natura.



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