fotografia, un volume di emporio armani
I mille volti di Milano nelle immagini di Mereu
di Alessandro Marongiu
La foto è in un bianco e nero eccezionalmente contrastato. Sullo sfondo lo scorcio di quello che sembra un qualunque paese di provincia di un tempo che fu, muri e case bianchi su un lato e l’atro di...
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La foto è in un bianco e nero eccezionalmente contrastato. Sullo sfondo lo scorcio di quello che sembra un qualunque paese di provincia di un tempo che fu, muri e case bianchi su un lato e l’atro di una strada stretta.
Al centro, in un piano più ravvicinato, una coppia che cammina offrendo a chi guarda il profilo destro. L’uomo, occhi bassi, serio, è più grande d’età, potrebbe avere una quarantina d’anni, lei forse non supera i venticinque; con un cappello nero con dei contrassegni bianchi appena percepibili e un cappotto ugualmente nero, ha tutto per essere identificato come un militare. Le figure dei due, il braccio di lui sulla spalla di lei, danno l’idea, per via di quel particolare mosso che le caratterizza, non solo del movimento ma anche dell’urgenza. Tra la strada del paese che fa da quinta e la coppia che scorre, c’è un prato abbandonato a sé stesso, pieno di cartacce.
A concentrarci solo sugli elementi centrali dell’immagine, potremmo concludere che siamo in un anonimo, piccolo centro dell’Italia di metà anni Quaranta in cui la Guerra non ha lasciato che rovine. E invece non siamo in un piccolo centro ma a Milano, in via Broletto angolo via Cusani; e soprattutto non siamo a metà degli anni Quaranta ma nella “Milano da bere” che sta per cedere il posto a quella di Mani Pulite: nel 1990, per la precisione. Magia della Fotografia. O, sempre per la precisione, magia della fotografia di Angelo Mereu. Il quale, a partire dal 1984, ha immortalato tutte le campagne pubblicitarie monumentali di Armani. Sì, perché quello scorcio di paese sullo sfondo che richiamavamo prima è proprio una pubblicità della celebre griffe, e la coppia nel piano ravvicinato è formata da due persone che si sono semplicemente trovate a camminare lì davanti mentre Mereu scattava. Nel tardo 2021 Emporio Armani ha raccolto in un elegante volume, intitolato “Angelo Mereu.
Una storia milanese”, il lavoro fotografico che il dorgalese trapiantato al Nord nel 1964 al seguito della famiglia, quand’era fresco di diploma, ha realizzato sulle enormi pubblicità del marchio, anno dopo anno nel medesimo punto di via Broletto. Ritraendo le evoluzioni di quello che i milanesi ormai chiamano “il Murale di Armani”: ma anche molto più di questo. Mereu infatti non ha mai voluto semplicemente documentare, ma piuttosto mettere in relazione le pubblicità di Armani con l’ambiente circostante più o meno prossimo, e in generale con lo scenario cittadino, cogliendo i cambiamenti di cui ogni italiano, milanese o non milanese, è stato testimone negli ultimi quattro decenni.
Ecco mutare le tipologie di automobili e l’abbigliamento, le cabine telefoniche (dalla moneta da 100 e 200 lire e dal gettone del 1987 alla scheda magnetica del 2008), il gusto in ogni sua declinazione; ecco che la metropolitana di superficie affianca le classiche vetture del tranvai, e non può che suscitare tenerezza (e una certa nostalgia, almeno in noi conservatori) un bambino vestito da Batman, nel 1984, con un costume che deve venire dritto dal telefilm degli anni Sessanta con Adam West.
Il risultato è estremamente affascinante, specie quando, complice il bianco e nero, si instaurano curiose relazioni tra i passanti e i modelli delle pubblicità, o quando non si registra soluzione di continuità tra le ampie immagini promozionali e quanto – alberi, palazzi, ombre di pali o di tralicci, mezzi pubblici, operai, cantieri, cartelli che vietano l’ingresso ai cani (uno, del 2008, finisce per coprire gli slip di un altrimenti nudo David Beckham, in uno scatto non poco ironico) – vi sta intorno. Vedere per credere.
Al centro, in un piano più ravvicinato, una coppia che cammina offrendo a chi guarda il profilo destro. L’uomo, occhi bassi, serio, è più grande d’età, potrebbe avere una quarantina d’anni, lei forse non supera i venticinque; con un cappello nero con dei contrassegni bianchi appena percepibili e un cappotto ugualmente nero, ha tutto per essere identificato come un militare. Le figure dei due, il braccio di lui sulla spalla di lei, danno l’idea, per via di quel particolare mosso che le caratterizza, non solo del movimento ma anche dell’urgenza. Tra la strada del paese che fa da quinta e la coppia che scorre, c’è un prato abbandonato a sé stesso, pieno di cartacce.
A concentrarci solo sugli elementi centrali dell’immagine, potremmo concludere che siamo in un anonimo, piccolo centro dell’Italia di metà anni Quaranta in cui la Guerra non ha lasciato che rovine. E invece non siamo in un piccolo centro ma a Milano, in via Broletto angolo via Cusani; e soprattutto non siamo a metà degli anni Quaranta ma nella “Milano da bere” che sta per cedere il posto a quella di Mani Pulite: nel 1990, per la precisione. Magia della Fotografia. O, sempre per la precisione, magia della fotografia di Angelo Mereu. Il quale, a partire dal 1984, ha immortalato tutte le campagne pubblicitarie monumentali di Armani. Sì, perché quello scorcio di paese sullo sfondo che richiamavamo prima è proprio una pubblicità della celebre griffe, e la coppia nel piano ravvicinato è formata da due persone che si sono semplicemente trovate a camminare lì davanti mentre Mereu scattava. Nel tardo 2021 Emporio Armani ha raccolto in un elegante volume, intitolato “Angelo Mereu.
Una storia milanese”, il lavoro fotografico che il dorgalese trapiantato al Nord nel 1964 al seguito della famiglia, quand’era fresco di diploma, ha realizzato sulle enormi pubblicità del marchio, anno dopo anno nel medesimo punto di via Broletto. Ritraendo le evoluzioni di quello che i milanesi ormai chiamano “il Murale di Armani”: ma anche molto più di questo. Mereu infatti non ha mai voluto semplicemente documentare, ma piuttosto mettere in relazione le pubblicità di Armani con l’ambiente circostante più o meno prossimo, e in generale con lo scenario cittadino, cogliendo i cambiamenti di cui ogni italiano, milanese o non milanese, è stato testimone negli ultimi quattro decenni.
Ecco mutare le tipologie di automobili e l’abbigliamento, le cabine telefoniche (dalla moneta da 100 e 200 lire e dal gettone del 1987 alla scheda magnetica del 2008), il gusto in ogni sua declinazione; ecco che la metropolitana di superficie affianca le classiche vetture del tranvai, e non può che suscitare tenerezza (e una certa nostalgia, almeno in noi conservatori) un bambino vestito da Batman, nel 1984, con un costume che deve venire dritto dal telefilm degli anni Sessanta con Adam West.
Il risultato è estremamente affascinante, specie quando, complice il bianco e nero, si instaurano curiose relazioni tra i passanti e i modelli delle pubblicità, o quando non si registra soluzione di continuità tra le ampie immagini promozionali e quanto – alberi, palazzi, ombre di pali o di tralicci, mezzi pubblici, operai, cantieri, cartelli che vietano l’ingresso ai cani (uno, del 2008, finisce per coprire gli slip di un altrimenti nudo David Beckham, in uno scatto non poco ironico) – vi sta intorno. Vedere per credere.
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