Digitale, una vita dopo la vita
Foto, compleanni, viaggi, amori e transazioni bancarie, esperienze "condivise" su Internet: che fine faranno dopo la morte fisica?
C’è una vita dopo la morte. O forse ce ne sono di più, dipende da quanto la vostra esistenza sia digitalizzata. Quanti account avete aperto durante la vostra vita analogica. Indirizzi di posta, spazi su iCloud, profili Facebook, Instagram, Twitter, Tik Tok, Pinterest, e l’elenco potrebbe continuare molto a lungo. La vostra esistenza cibernetica potrebbe in teoria restare eterna. Ora stringere forte un amuleto prima di iniziare a leggere questo articolo. Perché parla di morte, e di quello che potrà succedere dopo la nostra dipartita fisica. Certo c’è chi da epicureo potrebbe dire che in fondo tutto quello che accade dopo la nostra fine non ci interessa. Quando ci siamo noi non c’è lei, quando c’è lei non ci siamo noi.
Per tutti gli altri, i pragmatici sostenitori di una fama anche post vita, qualche aspetto interessante si può aprire. Perché esiste una nuova eternità. È la nostra eternità digitale, la nostra vita dopo la morte che scorre su un sistema binario fatto da una serie infinita di zero e di uno, l’essenza cibernetica. L’arrivo di internet, dei social, di una identità digitale parallela a quella corporea ha di fatto creato un universo parallelo, o per dirla con Zuckerberg un metaverso. Perché di fatto l’arrivo degli smartphone e dei social ha esternalizzato la coscienza degli individui. I telefonini sono diventati la scatola nera della nostra anima, della nostra memoria. Raccolgono i nostri pensieri, le nostre foto, i nostri spostamenti, la nostra socialità, i nostri dati biometrici, i nostri conti. Custodiscono i nostri pensieri più intimi, a volte anche non rivelabili.
Nella loro fisicità sono la cosa più vicina al concetto di metafisica. Infinite quantità di gigabite della nostra esistenza galleggiano sulla nuvola del clouding, con l’apparente illusione che ancora ci appartengano. Ma non è così. La nostra anima digitale è di proprietà di una multinazionale che deve monetizzare il nostro cyber-io. L’anima che nei decenni inconsapevolmente abbiamo immagazzinato dentro un server è uno spazio che dobbiamo pagare. Pensate a tutte le foto, ai filmati che avete conservato nel cloud, certi di eternarli, ma nulla è più effimero di ciò che non è su carta. Perché quello spazio, che è la nostra traccia digitale nel mondo fisico, diventa del tutto effimero dopo la nostra dipartita.
E la domanda è: che fine fa? La risposta più che nelle mani di un filosofo è in quelle di un amministratore delegato di una Corporate con sede nella Silicon Valley. Da qualche anno si è fatto spazio il problema della morte digitale. La dipartita fisica di un uomo non è accompagnata dalla fine della sua esistenza social. Esistono milioni di profili zombie su Facebook . Defunti di cui lo stupidissimo algoritmo di Facebook ti propone l’amicizia o ti ricorda il compleanno. Senza considerare tutti i dati sensibili che sono custoditi nei telefonini: foto, filmati, chat, appunti. Ma c’è un altro bug di questa esistenza digitale. Tutti i nostri ricordi, la nostra anima binaria, sono intrappolati per sempre dentro un server. Non muoiono con noi. Restano là, in teoria in eterno, intrappolati nella rete. Il loro destino è al centro di un dibattito tra i big player dei big data. I colossi della rete hanno adottato diverse strategie per disboscare i profili che sopravvivono ai loro utenti. Quasi tutti danno la possibilità di ereditare i contenuti di questi profili, ma il mutamento culturale avviene con una certa lentezza analogica.
L’ultimo segnale di questo cambiamento è l’aggiornamento del sistema operativo dell’ iPhone, per essere precisi l’Os 15.2, che dà la possibilità di scegliere un erede digitale. In pratica si dà la possibilità di scegliere una persona che potrà sbloccare il telefonino e accedere a tutto quello che è contenuto al suo interno. Ma non solo, anche di poter accedere a tutto quello che è conservato nell’iCloud, tutte le informazioni che sono state salvate dall’utente con i backup nella nuvola di Apple .
In altre parole l’iPhone offre la possibilità di scegliere un erede del nostro io digitale. Di tutto quello che in questi decenni abbiamo salvato. Foto, contatti, chat, qualsiasi contenuto digitale sia presente nel telefonino o nel cloud. La nostra vita per immagini e suoni. Ma non è solo la Apple a voler regolamentare la nostra eredità digitale, anche un altro gigante del web, un altro custode della nostra anima cibernetica, Google , dà la possibilità di rendere gli account inattivi dopo la nostra morte o di scegliere un erede, da uno a dieci in realtà, che potrà entrare nel nostro profilo e accedere a tutti i contenuti.
Facebook consente agli utenti di scegliere se nominare un “contatto erede” che possa accedere all’account o eliminare il profilo. L’account può diventare commemorativo, ma si può scegliere anche di cancellarlo per sempre. Twitter dà solo la possibilità di cancellare l’account dell’utente deceduto, e non fornirà a nessuno le credenziali per accedere al profilo della persona scomparsa. Anche Instagram si è allineato. Si può rendere commemorativo l'account Instagram di una persona scomparsa. Basta inviare una richiesta al team del social network. Si deve allegare un documento che certifichi la morte dell’utente, basta anche il link a un necrologio o un articolo di giornale.
Chi si è convinto che il tema sia nato da una profonda riflessione filosofica o che sia recente resterà deluso. Perché il primo caso, almeno per l’opinione pubblica, di eredità digitale risale al 2012 e vede come protagonista Bruce Willis. L’attore Usa ha dato vita a una battaglia digitale contro la Apple. Lui voleva lasciare in eredità alle figlie la sua vasta collezione di canzoni di iTunes . Ma secondo Apple la licenza d’uso è personale. Non può essere ceduta a eredi. Chi scarica un brano musicale o un video sfrutta una licenza d'uso personale. Il pezzo non è stato acquistato, ma si compra il diritto di ascoltarlo per il resto della propria vita. Lo stesso principio si applica sui libri digitali.
Ma il tema dell’eredità digitale acquista un interesse economico sempre più rilevante con il boom degli nft.
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